- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -

venerdì 8 maggio 2020

LEONARDO vs COVID-19 – Elicotteri in missione x la protezione civile, ma non va tutto bene ARROGANZA E ARRIVISMO SONO CATTIVI CONSIGLIERI Irricevibile DVR (valutazione del rischio): così non si tutelano i piloti

L’RSPP ha predisposto un DVR senza consultarsi con gli RLS che solo dopo qualche giorno hanno potuto
analizzare il documento e dare il loro contributo, come peraltro prevede la legge, ma.....

Estratto dal DVR:
2.5. VALUTAZIONE DEL RISCHIO PER ATTIVITA’ DI TRASPORTO MATERIALE E/O PERSONALE MEDICO
Le attività di trasporto materiale e/o personale medico rientrano tra le attività che non espongono
l’equipaggio ad un rischio maggiore rispetto alle normali attività. Di conseguenza non verrà calcolato il
rischio mediante la matrice sopra riportata.

La richiesta degli RLS:
Buongiorno dott..........,
facendo riferimento alla valutazione del rischio per le attività di volo riferite alla richiesta della protezione
civile di fornire degli elicotteri per il trasporto di materiale sanitario, medici, e pazienti: nel caso specifico il
documento si è reso necessario per il rischio contagio del virus covid 19, diversamente si applicherebbero le
valutazioni del rischio già in essere per il sito di cascina costa, secondo noi la valutazione dovrebbe essere
divisa in quattro capitoli:
1 attività di volo (anche senza trasportare nessuno oltre i piloti): i piloti devono volare per alcune ore uno
affianco all’altro in uno spazio ridotto, il rischio per l’eventuale contagio tra i piloti deve essere valutato e
ridotto attraverso l’uso dei dispostivi di protezione e la sanificazione dell’ambiente.
2 l’attività di volo con materiale sanitario: tale materiale può arrivare da ospedali o comunque da zone
altamente contaminate, pertanto anche in questo caso ritengo necessario fare la valutazione del rischio e
ridurre tale rischio, evitando di toccare il materiale oppure usando guanti che vanno poi buttati ecc..
3 trasporto medici: non conoscendo la provenienza dei medici si presuppone che abbiano comunque
frequentato gli ospedali o zone comunque con alto rischio contagio, va fatta la valutazione del rischio e
ridotto il rischio al minimo con i metodi già detti.
4 trasporto malati: questo caso è già fonte di valutazione ma è necessario verificare se la barriera divisoria
tra la cabina piloti e l Cabina Passeggeri sia idonea a fermare il virus.
Nel DVR vi è solo il punto 4, ritenendo gli altri 3 punti non meritevoli di valutazione del rischio, e questo
sarebbe da modificare dato che il documento è fatto proprio per evitare il contagio, tenendo presente che
anche l’INAIL ha dato indicazione di aggiornare i DVR introducendo il rischio Virus.
Ci Consenta cortesemente di valutare la nuova bozza quanto prima.
RLS Leonardo Elicotteri sito C. Costa

Alla richiesta riportata sopra, l’RSPP ha risposto che non intende mofificare il DVR perchè esiste già la
procedura generale di prevenzione al contagio e non serve riportarla nel DVR. Come già detto in passato,
se un’azienda come Leonardo non è in grado di tutelare nemmeno i propri piloti, come pensano di essere
tutelati tutti i lavoratori?

Mentre, per la parte che riguarda l’indicazione dell’INAIL, è stata messa in riferimento perché, nella
riunione del comitato per la verifica dell’applicazione del protocollo, gli RLS avevano proprio chiesto se non
fosse il caso di introdurre nel DVR di sito, anche il rischio contagio COVID-19? l’RSPP aveva prontamente
risposto di no, perché non è un rischio che deriva dal lavoro. Qualche giorno dopo è uscito il documento
dell’INAIL che smentisce quanto asserito dall’RSPP, e consiglia di aggiornare la valutazione del rischio.

Come dicevamo: in che mani siamo????

30 aprile

martedì 5 maggio 2020

SERVE UN COMMERCIO SANO PER L’ECONOMIA, LE PERSONE, IL PIANETA Legami fra TTIP, salute e precauzione ai tempi del Coronavirus

Oltre 150 organizzazioni della società civile in Europa e negli Stati Uniti hanno chiesto in un appello comune ai propri politici “di interrompere i negoziati commerciali che metteranno ulteriormente a repentaglio le norme dell’UE in materia di salute e ambiente e aggraveranno la crisi climatica. È necessario un cambio di rotta”. Spetta al Governo, ai partiti, alle parti sociali e alla società civile far imparare a Bruxelles “la lezione italiana”, o come nelle più prevedibili parabole della shock economy si risponderà al problema - la fragilità sociale, ambientale e economica globale legate alla globalizzazione - con una tra le sue peggiori cause: l’ennesima, incontrollata, liberalizzazione.

Di seguito il testo dell’appello.

“Abbiamo seguito i recenti colloqui tra la Commissione europea e le autorità statunitensi su un nuovo accordo commerciale (un nuovo TTIP) con incredulità e delusione. È chiaro che la Commissione è pronta a soddisfare le richieste di Trump di ridurre i livelli di sicurezza alimentare dell’UE, a scapito della salute pubblica, del benessere degli animali e dell’ambiente, e di compromettere anche gli impegni dell’UE in materia di cambiamenti climatici. La paura delle minacce lanciate dal presidente degli Stati Uniti di imporre tariffe elevate alle auto europee non può essere una scusa per una ritirata dall’interesse pubblico. L’apparente cambiamento di paradigma all’interno della Commissione, che emerge dopo mesi di trattative a porte chiuse e in gran parte al riparo dal controllo pubblico, è estremamente allarmante. Chiediamo ai governi e ai parlamentari dell’UE di spingere la Commissione a modificare questo approccio. Deve essere chiarito all’amministrazione americana che i nostri livelli di salute pubblica e protezione ambientale non sono in vendita. La pressione esercitata dai negoziatori statunitensi sull’Unione europea per abbattere i nostri standard non è una novità. Recenti dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Agricoltura statunitense Perdue hanno chiarito che qualsiasi accordo dipenderà dalle concessioni dell’UE rispetto alla carne sterilizzata con
acido o cloro o trattata con ormoni, ai residui di pesticidi negli alimenti e nei mangimi o per lo mantellamento delle norme di cautela rispetto agli OGM.
La novità è la risposta dell’UE. Quando in precedenza era stato negoziato con gli Stati Uniti un accordo di libero scambio globale (TTIP), la Commissione sosteneva che non avrebbe abbassato gli standard. Ma le recenti dichiarazioni del commissario commerciale Phil Hogan sugli attuali colloqui mostrano un approccio diverso. Ha parlato di “un lungo elenco di barriere normative in agricoltura” che potrebbero essere “risolte” in un accordo. Queste “barriere normative” esistono per delle buone ragioni: abbiamo regole sui pesticidi e gli ormoni chimici nelle carni per proteggere la nostra salute e l’ambiente.
Abbiamo restrizioni sugli OGM per proteggere la biodiversità e i consumatori. Abbiamo restrizioni sulle carni trattate con cloro o acido per proteggere il benessere degli animali e la sicurezza alimentare. L’impegno dei cittadini dell’UE nei confronti di un approccio precauzionale è stato fortemente confermato durante il dibattito pubblico sul TTIP, un accordo commerciale che non sarebbe sopravvissuto a un voto democratico all’interno dell’UE se avesse incluso concessioni sulla scala ora richiesta dagli Stati Uniti.

Riteniamo che la Commissione stia mettendo a rischio gli obiettivi (dichiarati) del “Green Deal europeo”. Questa strategia elenca, almeno sulla carta, diversi elementi ora nel mirino degli Stati Uniti. Ad esempio, secondo la strategia l’UE deve lavorare “per ridurre in modo significativo l’uso e il rischio dei pesticidi chimici”. I ripetuti richiami del Panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e della Piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) a sostegno di un’agricoltura sostenibile aggiungono ulteriore forza a questo impegno.
Tuttavia, la Commissione non ha respinto le richieste degli Stati Uniti di abbassare le ambizioni in questo settore, e quindi rischia di aggiungere potenza al tipo di agricoltura più inquinante. Inoltre, dato che l’approccio conciliante della Commissione è un tentativo di proteggere le esportazioni dall’UE di auto
notoriamente dannose per il clima, la promessa del Green Deal europeo di attuare un approccio più ecologico all’agricoltura e al commercio sembra ora essere compromessa dalla stessa Commissione. Inoltre, la Commissione non ha nemmeno il mandato per condurre negoziati su tali questioni. Il mandato adottato nell’aprile 2019 non lascia spazio ai negoziati su alimenti e altri standard di sicurezza..

Il commissario commerciale Hogan ha affermato che “sta cercando di esaminare i modi in cui attraverso la cooperazione normativa potremmo essere in grado di considerare le barriere non tariffarie come un modo per mettere in discussione le questioni agricole”. Ciò suggerisce che il commissario per il commercio Hogan vuole stabilire un dialogo segreto a lungo termine dietro le quinte per trovare il modo di soddisfare le richieste degli Stati Uniti, per le quali ha il sostegno di alcuni Stati membri.

Non dobbiamo permettere che ciò accada. Ciò minerebbe le leggi e le procedure dell’UE concordate decenni fa, non rientra nell’attuale mandato e non dovrebbe rientrare in un nuovo mandato. Alla luce di quanto affermato e motivato, chiediamo ai governi europei in seno al Consiglio dell’UE e ai parlamentari nazionali e europei di garantire che le nostre preoccupazioni in materia di protezione dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, trasparenza e coinvolgimento della società civile siano considerate e accolte. I nostri eletti devono chiedere una revisione degli attuali colloqui commerciali con gli Stati Uniti. L’UE deve chiarire inequivocabilmente all’amministrazione degli Stati Uniti che i nostri livelli di salute pubblica e protezione ambientale non sono in vendita, che non soccomberemo alle minacce degli USA e che la politica commerciale deve mettere al primo posto le persone, l’ambiente e il clima”.

Alla luce di questo quadro politico ed economico, come Stop TTIP Italia chiediamo che:
 l’Italia ottenga una moratoria di tutti i trattati commerciali in corso da parte UE fino che non si sia fatta una approfondita valutazione dei loro impatti sulla nostra salute, sull’ambiente, sui diritti dei lavoratori e sul mercato interno;
 che il TTIP venga respinto al mittente, cioè a Donald Trump: negazionista dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici che non sta facendo la sua parte per arginare la diffusione del Coronavirus mentre l’Italia paga in contanti e a caro prezzo la sua scelta interventista e rischia di trovarsi a competere in condizioni di svantaggio con le merci statunitensi sia in Italia, sia nel mercato Europeo, come anche in quello Usa;
 che la lezione del Coronavirus venga assorbita fino in fondo, e per questo, come indicano autorevoli agenzie delle Nazioni Unite, si traduca in più investimenti in sanità, redditi, coesione sociale e tutela dell’ambiente, e non nell’ennesima occasione di speculazione e svendita del Principio di precauzione e degli standard UE, come nei peggiori paradigmi di shock economy.

4 maggio 2020

sabato 25 aprile 2020

Direzione Leonardo divisione elicotteri: come sta evolvendo la situazione PRODUZIONE AL REPLAY MA COPRE L’AZIENDA (CON I NOSTRI SOLDI?) Situazione critica per il mercato civile in forte contrazione: si procede a vista.

L’azienda ci informa: Dopo una breve introduzione su come la ditta si stia adeguando alla situazione di emergenza ed elogiando quanto fatto finora, ha esposto i dati relativi alla divisione elicotteri. Dopo due anni molto positivi per la divisione e per l’intero gruppo, dove abbiamo raggiunto i risultati attesi anche, a volte, in anticipo rispetto alle aspettative, nell’ultimo periodo, in sole 4 settimane, ci siamo trovati di fronte allo scenario completamente cambiato che ci ha costretto a rivedere sia la nostra pianificazione operativa sia l’approccio al mercato. Una nuova sfida che dobbiamo essere in grado di vincere.
Per quanto riguarda la prospettiva di lavoro, il settore aereonautico è in difficoltà dovuta alla situazione mondiale del virus, il mercato civile è in contrazione del 50%, non è possibile fare previsioni sulla ripresa del mercato in quanto è una situazione mai accaduta in precedenza e dipende molto dal comportamento del contagio. Sono rimasti in vita tutti i programmi internazionali anche se con un certo ritardo.
Ad oggi l’organico per il gruppo è di 29350 dipendenti, di cui 829 dirigenti, 3388 quadri, 17416 impiegati e 7715 operai. I dipendenti della divisione elicotteri dei siti italiani sono circa 5500 su un totale di circa 12 mila.
Il 45 % è in SW, il 45% è in sede, il restante 10 % è in permesso o malattia, alle operation sono in SW circa 500 lavoratori su un totale di 3000 lavoratori in tutta Italia. in pratica la forza lavoro è al 90% che è la stessa percentuale delle normali giornate di lavoro. Per quanto riguarda il sito di Cascina Costa la presenza in ditta è del 30%, mentre il 60% è in SW, il restante 10% è a casa (non in SW) con permessi vari o malattia.
Per quanto riguarda le consegne, tenendo presente che il mercato internazionale del settore civile, che si aggirava attorno alle 600 macchine all’anno, si è ridotto del 50%, e ci sarà nuovamente una variazione per quanto riguarda il settore oil & gas per le enormi variazioni del costo del petrolio, noi manteniamo tutti i carichi per tutto il 2020 anche per il personale in somministrazione, anche se le consegne previste per il 2020 scendono da 175 a 135. La prospettiva futura è comunque di incertezza in quanto non è possibile fare previsioni oltre il 2020 per la variabilità della situazione, se tutto riprende gradualmente senza ulteriori fasi critiche, si pensa che la ripresa ai livelli pre-crisi arriverà entro 2 anni.
Per quanto riguarda le attività, si confermano tutti i programmi tra cui i programmi del 609 e 249 che
dovrebbero procedere senza intoppi, per quanto concerne i fornitori, non si segnalano ritardi o difficolta se non quelle esistenti prima della crisi. Si segnala il completamento dell’acquisizione della ditta Kopter che ha un mercato di nicchia con una buona macchina monomotore. Il prezzo di acquisto della società comprende una quota fissa del valore di 185 milioni€, oltre ad un meccanismo di earn-out legato a specifici traguardi nella vita del programma, a partire dal 2022. In considerazione della fase di pieno sviluppo che sta attraversando Kopter, il risultato preliminare del 2019 è negativo per circa 40 milioni di franchi svizzeri (equivalenti a circa 35 milioni€), non essendo ancora iniziata la fase di commercializzazione.
Inoltre, ci segnala che in data 31 gennaio 2020 il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea, entrando in una fase di transizione prevista fino a dicembre 2020. Il Gruppo sta monitorando i negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea, oltre a supportare i preposti livelli istituzionali e associativi (settore difesa) per le azioni di competenza. Sulla base di analisi interne condotte di recente Leonardo ha individuato un primo set di interventi gestionali per fronteggiare, in caso di necessità, lo scenario “no deal”, con particolare riferimento alla gestione delle operazioni doganali.
Nel prossimi giorni ci sarà l’avvio della seconda fase del rientro in attività, all’inizio dovremo riprendere la produzione per farla tornare alla normalità, poi Valuteremo se prevedere ancora una copertura delle assenze a livello complessivo, oppure dovremo Fare per singole unità, valutando caso per caso, comunque l’intenzione è di tornare in piena attività nel minor tempo possibile, l’ipotesi è di un rallentamento complessivo della produzione, ma l’azienda sosterrà i costi assorbendo parte del margine.
24 aprile 2020

lunedì 20 aprile 2020

COVID-19 - Videomessaggio del capo della divisione elicotteri di Leonardo LEI FA UN USO ECCESSIVO DEI TERMINI “TUTELA” E “SICUREZZA” Ennesima dimostrazione che nel suo lavoro è indispensabile conoscere bene l’uso della lingua

Caro collega,
ci permettiamo di darle una dimostrazione di come avrebbe potuto usare tali termini in modo appropriato e magari aggiungendo anche un altro termine che non ha mai menzionato, e cioè “prevenzione”, che vuol dire: fare le cose prima di essere obbligati a farle per legge.
Riunione del 24 febbraio
RLS: bisognerebbe aumentare il livello di igiene in azienda; RISP: non abbiamo disposizioni in merito;
RLS: in mensa, le signore dovrebbero indossare la mascherina; RISP: ne il capitolato ne l’HCCP prevede l’uso della mascherina per il servizio al banco;
RLS: dovremmo misurare la temperatura a tutti i lavoratori che entrano in azienda prima che sia tardi. RISP: mi sembra eccessivo;
RLS: per le persone delle categorie protette cosa pensate di fare? RISP: non lo so;
RLS: i lavoratori che devono stare a casa per curare i figli, cosa devono fare? RISP: non è di mia competenza.
Riunione del 26 febbraio
RLS: in caso che qualcuno non si senta bene, cosa pensate di fare? RISP: ad oggi non c’è nessuna procedura.
RLS: avete pensato di fare solo il servizio sacchetti per la mensa? RISP: no.
Riunione del 27 febbraio
RLS: in mensa le borracce le continuano ad usare anche se rischiano di infettare il beccuccio del distributore? RISP: non ho avuto indicazioni diverse sulle borracce.
Riunione del 28 febbraio
RLS: in mensa c’è ancora la frutta che viene toccata da tutti; RISP: devo chiedere;
RLS: i lavoratori che si sporcano durante il lavoro, vengono in mensa con la tuta sporca, con il rischio di contaminare la mensa; RISP: non c’è un riferimento normativo che lo vieta;
Riunione del 9 marzo
RLS: cosa succede se qualcuno si prende il virus o ha tutti i sintomi del Virus, durante il lavoro? RISP: ci pensa l’ASL; RLS: non sarebbe opportuno attivarsi subito chiedendo con chi ha avuto contatti e informare i contattati di mettersi in quarantena? RISP: non decidiamo noi, ci pensa l’ASL; RLS; ma non è il vostro compito quello di tutelare la salute dei lavoratori? RISP: dobbiamo mangiare anche noi;
Riunione del 10 marzo
RLS: siete a conoscenza di quanti esterni ci sono? RISP: non ci interessa, per gli esterni ci pensa la loro ditta; RLS: ma se dovete ridurre la presenza per evitare il contagio, come fate a non tenere presente quanti esterni ci sono? RISP: non è compito nostro, noi contiamo solo gli interni. RLS: ma non avete fatto firmare un autocertificazione a tutti gli esterni? E non avete idea di quanti sono e dove sono gli esterni? RISP: non abbiamo idea di quanti hanno firmato il modulo ne di come lo hanno compilato.
Riunione del 11-marzo
RLS: queste riunioni sono quasi inutili, poi tanto decidono altri, il comitato di crisi è nazionale, mentre le decisioni a livello di sito le prendono altri e non certo ne gli RLS ne tantomeno l’RSPP o l’HSE, mentre dovrebbe essere proprio il loro ruolo; RISP: come siete pignoli.

Vede, caro collega,
se la sua divisione si fosse attivata a febbraio, usando quel buon senso che andrebbe usato in queste
occasioni, lei ora avrebbe potuto ben vantarsi di avere fatto tutto il necessario per tutelare la salute dei suoi colleghi e di averli fatti lavorare sempre nella massima sicurezza, ma così non è stato, e siete arrivati con un vistoso ritardo. Ancora oggi, nonostante tutto quello che è successo in questo periodo, alcuni suoi collaboratori, che avrebbero il compito di tutelare la salute dei dipendenti, non hanno il coraggio di fare le cose con il buon senso, ma si giustificano sempre con la frase: la legge non lo prevede. Ma di questo ne parleremo in un'altra occasione, sempre che non ci pensi lei a destinarli ad altra attività più consona.

17 aprile 2020

domenica 19 aprile 2020

Signor Ministro Le scriviamo a nome di tanti Infermieri Professionali

Ill.mo
Roberto Speranza.
Ministro della Salute.

Signor Ministro

Le scriviamo a nome di tanti Infermieri Professionali e Tecnici Sanitari per invitarla ad attivarsi nelle sedi competenti affinché la tassa d'iscrizione all'ordine delle professioni infermieristiche e quella all'ordine delle professioni tecnico-sanitarie relative all'anno 2020 siano abolite o siano restituite a chi le ha già pagate.

Il pagamento di queste tasse è infatti inappropriato e ingiusto in questo periodo di pandemia in cui proprio gli infermieri e i tecnici-sanitari si sono trovati a lavorare in drammatiche condizioni di lavoro.

Le chiediamo, inoltre, terminato questo periodo di emergenza di rivalutare completamente il ruolo di questi istituti e di provvedere alla loro completa abolizione perché gli infermieri e i tecnici sanitari nonostante facciano un lavoro indispensabile per la comunità percepiscono degli stipendi talmente bassi che non possono permettersi un'ulteriore tassa.

La tenuta di un elenco di nomi e la verifica dei titoli abilitanti potrebbe essere, come avviene in tanti Stati europei, a carico dello Stato senza oneri per i professionisti sopracitati.

Pertanto le chiediamo di farsi promotore di un'iniziativa legislativa che porti alle seguenti modifiche del decreto del 13 marzo 2018:

Formazione, tenuta e revisione degli Albi Professionali presso il Ministero della salute senza costi per i lavoratori;
Deposito presso il Ministero della Salute del Testo Unico del Codice Deontologico delle Professioni Sanitarie;
Attribuzione ai tribunali civili delle competenze dei consigli di disciplina degli ordini.

mercoledì 15 aprile 2020

Covid-19: 100 euro in cambio della vita - Arriva il premio per i “sacrificabili” - Incentivo irrispettoso per chi deve comunque lavorare

Forse si sono dimenticati un paio di zeri nella penna quando hanno deciso di regalare questo esiguo premio per tutti quei lavoratori che, volenti o nolenti, hanno passato il mese di marzo lavorando, mettendo a rischio la propria salute e quella dei colleghi. Mentre nelle aziende si salvaguardavano capi e dirigenti, che sono stati i primi ad essere messi in smart-working, per tutti gli operai e per buona parte degli impiegati, non cera tanto da scegliere: o in fabbrica o in fabbrica. Ad un mese di distanza da quella decisione e dopo avere ascoltato i necrologi giorno dopo giorno, possiamo sostenere con ferma convinzione, che questi 100 euro sono motivo di imbarazzo per chi li ha proposti come premio presenza e per chi ora ha pure il coraggio di vantarsene.​
Sta arrivando il momento in cui gli industriali vogliono riprendere le attività e stanno facendo pressione sul governo e sulle regioni perché si torni in fabbrica a produrre a pieno ritmo, ma il virus non se ne è ancora andato, e nessuno ha ancora le idee chiare su come si propaga, su quanto resiste, su come si passa da persona a persona, ecc. ecc. si stanno organizzando solo ora i vari comuni a distribuire le mascherine alla cittadinanza, per i tamponi siamo ancora lontani anni luce, figurarsi se è il momento per riaprire le fabbriche, ma per i “padroni” niente conta di più che la produzione a tutti i costi, se poi ci sarà qualche “effetto collaterale”, faranno un bel messaggio di condoglianze…​ ​
Ci aspettano anni di crisi profonda, molti lavoratori non avranno più un’occupazione e si abbasserà sensibilmente il tenore di vita di una buona fetta di popolazione, non che prima si navigasse nell’oro. Quello di cui dobbiamo essere certi e che non si ripetano più gli stessi errori, ad esempio accettando trattati internazionali che mettono a rischio la salute dei cittadini, ad esempio che non si prosegua sulla strada della privatizzazione ed esternalizzazione della sanità, ad esempio che la si finisca con i tagli agli organi preposti al controllo e alla tutela e alla prevenzione delle malattie e degli infortuni sul lavoro, ad esempio che non si anteponga sempre e solo l’interesse economico su tutto il resto. La crisi che ci aspetta nel prossimo futuro porterà con se un aumento spropositato dello sfruttamento della manodopera, il ricatto già visto in molte occasioni, “o così o stai a casa”, sarà la parola d’ordine per molti “datori di lavoro”, ci aspettiamo che si intervenga per tempo e senza fare sconti.​ ​
Non si può e non si deve accettare il concetto che le morti e le malattie sul lavoro non possano essere evitate, che siano un prezzo da pagare. Non si può e non si deve accettare la logica della riduzione dei costi e dell'aumento dei profitti a scapito della sicurezza, della salute e della vita dei lavoratori e della popolazione. Come non si possono e non si devono accettare né le minacce nè le intimidazioni ai lavoratori che denunciano le precarie condizioni di lavoro. Di esempi su come i “datori di lavoro”, che si parli di pubblico o di privato, intendono interpretare la prevenzione delle malattie e degli infortuni sia dei lavoratori sia della popolazione, sono stati riempiti giornali interi, e ci sembra superfluo fare il solito elenco, quello che sta accadendo in questi giorni è solo la goccia che fa traboccare il vaso, se di goccia si può parlare.
13 aprile 2020

lunedì 6 aprile 2020

7 aprile 2020 Giornata Mondiale della Salute Il passato è alle porte, possiamo ripartire con il senno di poi, avendo visto il futuro

Mai come oggi è importante avere un SSN efficiente
7 aprile 2020 Giornata Mondiale della Salute
Il passato è alle porte, possiamo ripartire con il senno di poi, avendo visto il futuro


Di fronte a una situazione di emergenza come quella di oggi, è ormai chiaro che solo un sistema sanitario pubblico al di fuori dalle leggi di mercato, universalistico e gratuito può essere in grado di proteggere tutti. Basta con le assicurazioni sanitarie private e contrattuali!


La diffusione della pandemia mette in evidenza i problemi creati dalle politiche di sottofinanziamento, della privatizzazione e della mercificazione della sanità e della salute. I governi nazionali hanno effettuato una riduzione della spesa pubblica, in particolare nel campo della protezione sociale e della salute. L’assistenza sanitaria è diventata sempre più privatizzata. Le politiche nel campo della salute si sono concentrate quasi esclusivamente sul numero crescente di prestazioni senza tener conto della loro efficacia e senza capire i veri bisogni delle popolazioni. Il volume di attività molto elevato rappresenta una fonte di guadagni e di rimborsi per le strutture private e accreditate e per le assicurazioni, ma non rispetta quello che dovrebbe essere un sistema basato sui bisogni e sui diritti. Oggi, ci sono notevoli disuguaglianze nell’accesso alle cure, legate alle condizioni socio-economiche delle persone. Queste scelte hanno portato alla drastica riduzione del numero di posti letto disponibili negli ospedali in molti paesi e alla riduzione del personale, ad una maggiore precarietà dello stesso, tutto ciò per arrivare a ridurre i costi della sanità.

In queste ultime settimane sono nati altri prodotti assicurativi e in diverse aziende sono state stipulate assicurazioni private e/o contrattuali che ci propongono rimborsi contro i danni da Covid-19. Ancora una volta le assicurazioni incassano e si arricchiscono sulle disgrazie senza investire sul futuro e sulla salute. Attraverso blande coperture assicurative che sottraggono risorse al Servizio Sanitario Nazionale Universale tentano di tranquillizzare i lavoratori che non vogliono recarsi a lavoro per ovvie preoccupazioni di contagio. Il vero problema resta quello di non alimentare la catena di contagio e i luoghi di lavoro sono dei potenziali NUCLEI di CONTAGIO. Il vero rischio è che se si aumentano gli spostamenti e la presenza nei luoghi di lavoro in cui non sono adeguatamente garantite le condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori, per distanziamento interpersonale e operativo sulle linee di produzione, l'assenza dei DPI come mascherine idonee, la promiscuità degli spazi di movimento e contatto come mense e spogliatoi, il rischio di contagio è reale.  E se si pensa che l'assistenza operativa delle strutture ospedaliere è a livelli di saturazione massima si rischia di non avere adeguata assistenza anche se coperti da assicurazione.

Questi sono solo alcuni motivi per cui dobbiamo ripensare alla gestione della sanità pubblica, privata, convenzionata e forme di assicurazione contrattuali o individuali. La prevenzione consente di limitare il peso delle malattie, quello che non è nell’interesse di un sistema sanitario basato sul profitto. Disdire la sanità integrativa è un segno di civiltà, così possiamo ripartire.

Investire nella salute per tutte e tutti: "diffondere la solidarietà, non il virus”.

Il 7 aprile 2020, Giornata mondiale della salute, delle azioni decentrate sono organizzate in tutta Europa. Per il quinto anno consecutivo, la Rete Europea e PHM chiama i cittadini, gli operatori sanitari, le associazioni a mobilitarsi in occasione della giornata di lotta contro la commercializzazione della salute.

6 aprile 2020

giovedì 26 marzo 2020

ONORI al personale sanitario dell'ospedale di busto Arsizio


LEONARDO versus COVID-19 “L'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto, e un Dio che è morto”

LEONARDO versus COVID-19
“L'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto,
e un Dio che è morto” Francesco Guccini
Mentre l’Italia è sotto attacco del più minuscolo dei nemici, come fossimo noi l’alieno che vuole
distruggere la terra; mentre il miglior servizio sanitario del mondo è allo stremo per i troppi malati
che arrivano contemporaneamente (mancano i posti letto per le terapie intensive, mancano i medici e
gli infermieri), ci si accorge all’improvviso che i continui tagli (e la continua privatizzazione), hanno
messo in ginocchio quello che era un vanto nazionale. Di fronte a questa situazione, nonostante i
numerosi inviti a tutti di stare a casa, noi dobbiamo continuare a produrre?
Il profitto prima di tutto, d'altronde fino a qualche anno fa si diceva che i piloti collaudatori non
arrivavano mai alla pensione, e non certo per mancanza di requisiti. È ancora nella nostra memoria il
dramma dei nostri colleghi deceduti durante un volo sperimentale del 609 e, dopo aver rinunciato a
lanciarsi per portare la macchina oltre il centro abitato, abbiamo udito il caro A.D. di allora dire, alla
veglia funebre davanti a moglie e figli degli "eroi", che avevano accettato il rischio di morire .... (In
nome del profitto), e se una azienda è disposta a sacrificare i suoi uomini migliori, figuriamoci se non
lo può fare con il resto delle maestranze.
Siamo tutti preoccupati per l'arrivo dell'industria 4.0 ma in Leonardo gli automi ci sono da decenni, e
sono i nostri cari dirigenti che eseguono il loro compito con una precisione sovrumana, ma appena
gli si chiede una piccola modifica, la risposta è sempre la stessa: dovremmo sostituire le posate in
mensa con quelle usa e getta? “non siamo programmati per eseguire il comando”; dovremmo
mettere il disinfettante in mensa: “non siamo programmati per eseguire il comando”; dovremmo
misurare la temperatura ai lavoratori: “non siamo programmati per eseguire il comando”; con queste
scuse, siamo andati avanti un mese, ritardando le prime misure “di buon senso” per il contenimento
del virus, dato che avevamo comunque l’ordine di rimanere aperti. Poi, il 14 marzo, arriva il nuovo
INPUT (DPCM), allora tutti i “robot” si attivano (industri 4.0) per eseguire alla lettera il programma:
disinfettante, misura temperatura, mascherine ecc. per poi vantarsi pure, durante la riunione di
verifica dell’applicazione del DPCM, di fare il massimo possibile per tutelare la salute dei lavoratori,
non prima però di aver mandato a casa in smart-working (i migliori) e aver lasciato in fabbrica solo
i "sacrificabili", encomiabile sensibilità che varrà, di certo postuma, anche per loro una medaglia....
Non potevano nemmeno immaginare che un'azienda statalizzata potesse avere il governo contro,
infatti Leonardo è una azienda strategica per il Paese, e per questo motivo deve rimare aperta; ma
non è molto chiaro per quale Paese sia ritenuta strategica, forse per i caccia venduti ad Israele?
Oppure per gli elicotteri d’attacco venduti alla Turchia? O per quelli venduti al Qatar? o agli USA?
ecc. Potremmo essere accusati di sputare nel piatto dove mangiamo, ma non è così: è vero però che
ci piacerebbe sputare… ma in faccia a chi è disposto a sacrificare anche un solo lavoratore in
nome del profitto…
Ma anche noi tutti abbiamo delle responsabilità; Si, noi metalmeccanici che, inconsapevolmente,
abbiamo contribuito a smantellare il SSN, con la sanità integrativa, tra le più importanti del mondo,
con oltre un milione di iscritti: quanti milioni di euro entrano ogni mese nelle casse di Metasalute?
Eppure nessuno si scandalizza? E poi, per non venire a prendere il virus in fabbrica e riportarlo a
casa, dobbiamo mangiarci tutti i nostri permessi? Le nostre ferie? Speriamo che questa incredibile
e drammatica vicenda ci sia di lezione per i prossimi rinnovi contrattuali…

25 marzo 2020

lunedì 2 marzo 2020

ADL COBAS - SIAL COBAS indicono per Martedì 3 marzo (ore 16.30) un presidio davanti alla Prefettura di Milano.

Mobilitiamoci per salvaguardare il diritto al reddito e alla tutela della salute di tutti i lavoratori e le lavoratrici
Le ordinanze restrittive emanate per fronteggiare la diffusione del Coronavirus rivelano uno stato di emergenza legato ad anni di liberalizzazioni selvagge dello stato sociale e di ristrutturazione del lavoro che si caratterizza per la totale assenza di tutele e stabilità.
Decenni di tagli alla spesa sociale non garantiscono la tenuta del servizio sanitario sempre più esternalizzato, appaltato e incapace di garantire i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici impiegate a salvaguardare un servizio essenziale per la collettività.
Ancora una volta ci si prepara ad abbattere i costi e i rischi di un sistema basato sulla messa a profitto delle nostre vite proprio sul corpo sociale più vulnerabile.
In questi giorni di epidemia di Covid 19 il costo sociale legato alle ordinanze sta colpendo i lavoratori e le lavoratrici legati a varie tipologie di lavoro subordinato e precario e, in particolar modo, i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative in appalto, i lavoratori intermittenti del mondo dello spettacolo, i riders, gli educatori e le educatrici, le partite IVA, i lavoratori del turismo, delle piccole imprese, della sanità e della scuola.
Le lavoratrici della ristorazione scolastica, invece, sono costrette dalle cooperative a prendere ferie o a produrre certificati medici eludendo così all’ art.1256 del codice civile.
Contemporaneamente non si ottempera al D.Lgs. 09 aprile 2008 n.81 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: i lavoratori del commercio, della grande distribuzione, le e gli addetti alla cura o a contatto con il pubblico non hanno ricevuto i dispositivi di protezione individuale.
Tali strumenti di prevenzione devono essere assicurati anche nei magazzini della logistica dove si movimenta e si consegnano merci e prodotti alimentari per diminuire il rischio del contagio tra i lavoratori e cittadini.
Certi che il diritto alla salute e alla continuità di reddito non siano merci barattabili e sacrificabili sull’altare dell’ennesima crisi pretendiamo dal governo regionale e nazionale
L’ emanazione di una nota in cui si invitano i lavoratori a non presentare nessuna giustificazione di richiesta di congedo o presentazione di certificati medici per i giorni in cui le autorità hanno predisposto la chiusura dei luoghi di lavoro.
Le regioni devono rivalutare l’adeguatezza dell’apertura dei centri diurni disabili.
L’ istituzione di un fondo per un Reddito di "Quarantena" che garantisca continuità salariale a chi è costretto allo stop dell’attività rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici in partita Iva e, in generale, a tutte le categorie prive di tutela.
Per i lavoratori e le lavoratrici subordinati, il ripristino della Cassa Integrazione in Deroga per “evento imprevisto e imprevedibile” integrando all’80% il salario realmente percepito.
La sospensione del pagamento dell’IVA per le PartiteIVA e Pmi (Piccole e medie imprese).
La pianificazione di assunzioni straordinarie nel Servizio Sanitario Pubblico per colmare la già grave carenza di personale e per tutelare i lavoratori e le lavoratrici, garanti della tenuta del servizio pubblico, provati e privati dei tempi di riposo.
le rette degli asili non devono gravare sulle famiglie e l’ approvazione di contributo sociale straordinario per i servizi di cura dei bambini e degli anziani.
Il blocco della speculazione sui prezzi dei farmaci, dei prodotti disinfettanti e strumenti precauzionali.
Pertanto si richiede ai Prefetti di farsi garanti per l’apertura di tavoli di confronto con il Governo, l’INPS, i Governatori delle Regioni e le Organizzazioni Datoriali affinché vengano emanate direttive urgenti in questa direzione
Adesioni:
ADL COBAS - SIAL COBAS