- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -
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giovedì 4 giugno 2020

MANIFESTAZIONE REGIONALE 6 GIUGNO 2020 - MILANO P.zza SAN BABILA ore 16.00


ADL Cobas scende in piazza insieme a Si Cobas e Sial Cobas e lancia una grande manifestazione aperta a tutte le realtà politiche, sociali, associative e ribelli. Manifesteremo insieme ai lavoratori dello spettacolo e agli artisti che abbiamo sostenuto da subito, agli educatori, alle partite IVA, ai precari, a tutti i lavoratori del settore pubblico, del privato e delle cooperative, insieme a disoccupati, precari, studenti e pensionati. Lo faremo insieme a tutti coloro che ora sono indignati, e sono tanti, insieme a quanti hanno perso pezzi di salario o, peggio, amici o parenti a causa della malagestione della sanità lombarda e insieme a tutti quelli che condividono questo percorso. Saranno gli operatori della sanità, accanto ai facchini della logistica, alle insegnanti e ai lavoratori della grande distribuzione organizzata ad aprire la nostra manifestazione, insieme alle bandiere dei sindacati conflittuali. Manifesteremo insieme ai giovani e alle giovani che durante la pandemia, si sono organizzati in brigate, sfidando il covid, per portare aiuti di mutuo soccorso là dove le istituzioni sono assenti a quella fascia di popolazione abbandonata a sé stessa. Come le staffette partigiane, hanno praticato la solidarietà senza distinzione di etnia, religione o domicilio perché per noi non esistono cittadini regolari o irregolari, ma solo esseri umani.

MANIFESTAZIONE REGIONALE
6 GIUGNO 2020 - MILANO
P.zza SAN BABILA ore 16.00

Inviteremo a manifestare insieme a noi i comitati dei parenti delle vittime del covid 19. Manifesteremo dopo averli bombardati (ma non ancora affondati) con querele, esposti, denunce, scioperi, mobilitazioni, presidi, lotte nelle piazze e dentro i luoghi di lavoro. Manifesteremo denunciando il genocidio nelle residenze per anziani, dove una delibera regionale ha permesso il ricovero dei pazienti covid, con la conseguenza ampiamente prevedibile di sterminare una generazione. Manifesteremo per i nostri colleghi, i nostri amici, i nostri parenti che si sono ammalati o sono morti. Manifesteremo per chiedere le dimissioni o il commissariamento di politici incompetenti che hanno gestito la crisi pandemica peggio dell’armata brancaleone. Ma soprattutto per cambiare il modello di sanità lombarda, che ha mostrato tutti i suo limiti. Manifesteremo uniti ai precari della scuola. Sosterremo la loro lotta e lo sciopero del 5 giugno, contro il concorso ammazza precari che vedrà esclusi dalla stabilizzazione quasi 150 mila docenti con alle spalle anni di precariato, consapevoli che questa lotta è una lotta di tutti, per una scuola pubblica migliore. Manifesteremo insieme ai facchini della logistica. Anche loro hanno pianto i loro morti, spesso lavorando senza dispositivi di sicurezza adeguati, subendo licenziamenti e cassaintegrazione.

Denunceranno pubblicamente che quando hanno chiesto più sicurezza e più dignità si sono trovati nei magazzini l’esercito e decine di camionette delle polizia. Manifesteremo insieme a chi in questi mesi ha deciso di non subire e ha sfidato i divieti. Manifesteremo perché la crisi pandemica provocherà una crisi economica senza precedenti che non vogliamo e non dobbiamo pagare noi ma che a pagarla sia la popolazione più ricca. Manifesteremo insieme a tutti lavoratori in cassaintegrazione, rivendicando per loro il 100% del salario. Manifesteremo affinchè sia introdotto un reddito universale e incondizionato. Manifesteremo perché è arrivato il momento di fare i conti e perché uniti si vince. Ribellarsi è giusto e necessario.
ADL Cobas Lombardia

lunedì 2 marzo 2020

ADL COBAS - SIAL COBAS indicono per Martedì 3 marzo (ore 16.30) un presidio davanti alla Prefettura di Milano.

Mobilitiamoci per salvaguardare il diritto al reddito e alla tutela della salute di tutti i lavoratori e le lavoratrici
Le ordinanze restrittive emanate per fronteggiare la diffusione del Coronavirus rivelano uno stato di emergenza legato ad anni di liberalizzazioni selvagge dello stato sociale e di ristrutturazione del lavoro che si caratterizza per la totale assenza di tutele e stabilità.
Decenni di tagli alla spesa sociale non garantiscono la tenuta del servizio sanitario sempre più esternalizzato, appaltato e incapace di garantire i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici impiegate a salvaguardare un servizio essenziale per la collettività.
Ancora una volta ci si prepara ad abbattere i costi e i rischi di un sistema basato sulla messa a profitto delle nostre vite proprio sul corpo sociale più vulnerabile.
In questi giorni di epidemia di Covid 19 il costo sociale legato alle ordinanze sta colpendo i lavoratori e le lavoratrici legati a varie tipologie di lavoro subordinato e precario e, in particolar modo, i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative in appalto, i lavoratori intermittenti del mondo dello spettacolo, i riders, gli educatori e le educatrici, le partite IVA, i lavoratori del turismo, delle piccole imprese, della sanità e della scuola.
Le lavoratrici della ristorazione scolastica, invece, sono costrette dalle cooperative a prendere ferie o a produrre certificati medici eludendo così all’ art.1256 del codice civile.
Contemporaneamente non si ottempera al D.Lgs. 09 aprile 2008 n.81 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: i lavoratori del commercio, della grande distribuzione, le e gli addetti alla cura o a contatto con il pubblico non hanno ricevuto i dispositivi di protezione individuale.
Tali strumenti di prevenzione devono essere assicurati anche nei magazzini della logistica dove si movimenta e si consegnano merci e prodotti alimentari per diminuire il rischio del contagio tra i lavoratori e cittadini.
Certi che il diritto alla salute e alla continuità di reddito non siano merci barattabili e sacrificabili sull’altare dell’ennesima crisi pretendiamo dal governo regionale e nazionale
L’ emanazione di una nota in cui si invitano i lavoratori a non presentare nessuna giustificazione di richiesta di congedo o presentazione di certificati medici per i giorni in cui le autorità hanno predisposto la chiusura dei luoghi di lavoro.
Le regioni devono rivalutare l’adeguatezza dell’apertura dei centri diurni disabili.
L’ istituzione di un fondo per un Reddito di "Quarantena" che garantisca continuità salariale a chi è costretto allo stop dell’attività rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici in partita Iva e, in generale, a tutte le categorie prive di tutela.
Per i lavoratori e le lavoratrici subordinati, il ripristino della Cassa Integrazione in Deroga per “evento imprevisto e imprevedibile” integrando all’80% il salario realmente percepito.
La sospensione del pagamento dell’IVA per le PartiteIVA e Pmi (Piccole e medie imprese).
La pianificazione di assunzioni straordinarie nel Servizio Sanitario Pubblico per colmare la già grave carenza di personale e per tutelare i lavoratori e le lavoratrici, garanti della tenuta del servizio pubblico, provati e privati dei tempi di riposo.
le rette degli asili non devono gravare sulle famiglie e l’ approvazione di contributo sociale straordinario per i servizi di cura dei bambini e degli anziani.
Il blocco della speculazione sui prezzi dei farmaci, dei prodotti disinfettanti e strumenti precauzionali.
Pertanto si richiede ai Prefetti di farsi garanti per l’apertura di tavoli di confronto con il Governo, l’INPS, i Governatori delle Regioni e le Organizzazioni Datoriali affinché vengano emanate direttive urgenti in questa direzione
Adesioni:
ADL COBAS - SIAL COBAS

mercoledì 8 gennaio 2020

Vicenza: la criminalità si infiltra nelle società di logistica

La Prefettura berica ha recentemente disposto una interdittiva nei confronti di una società del settore. Nei mesi scorsi la stessa azienda era stata protagonista di una dura vertenza con i lavoratori

di Andrea Rossini e Claudio De Zan, montaggio di Lorenzo Cavaglià


Nel servizio le interviste a Roberto Tommasi, Presidente di Libera Veneto; e a Gianni Boetto, Adl Cobas.

venerdì 31 marzo 2017

Coca Cola, usate pistole elettriche contro i lavoratori di Adl Cobas

Prima le spinte d’ordinanza. Poi i pugni senza complimenti, anche alle donne. Infine hanno spianato i taser, gli storditori elettrici. Ieri intorno alle 10.30, nello stabilimento più grande d’Europa della Coca Cola (450 dipendenti), la vertenza sindacale è stata “risolta” così dagli addetti alla sicurezza privata.
È l’ultima manifestazione di una protesta che da settimane fa pessima pubblicità al logo della bevanda planetaria. Si tratta della lotta avviata da Adl Cobas con i lavoratori della logistica interna, per lo più migranti. Sciopero l’8 marzo e presidi davanti ai cancelli di via Molino di Sopra; occupazione del tetto della fabbrica con i carabinieri in assetto anti-sommossa; un corteo l’11 marzo dalla chiesa al municipio (per la prima volta in 42 anni di presenza della Coca Cola a Nogara). Adl Cobas difende 14 “esuberi” fra cui 12 iscritti al sindacato, compresi due delegati della Rsu. Ieri di nuovo tutti all’ingresso dello stabilimento, fino ai tafferugli con la security culminati nell’inedito episodio delle “pistole elettriche” usate nei confronti dei manifestanti. Due hanno avuto bisogno di cure mediche all’ospedale di Legnago.
Una vicenda sintomatica quanto inquietante che oggi approda in parlamento con l’interrogazione urgente dei deputati Nicola Fratoianni, Giulio Marcon e Giovanni Paglia (Sinistra Italiana) al ministro dell’interno Minniti e a quello del lavoro Poletti.
A Nogara, la Coca Cola da sempre “disseta” l’occupazione con una sorta di pace sociale mai scalfita, tanto più in tempi di crisi. Ma come in tutto il Nord Est è la logistica a far esplodere la facciata di cartapesta nella gestione del lavoro, che per molti versi ha anticipato di lustri le “riforme” del governo Renzi. Sono un centinaio gli addetti al magazzino che da poco meno di tre anni è affidato alla multinazionale svizzera Kuhene Nagel, che appalta la logistica al Consorzio Soluzioni Globali. Non basta, perché la catena si allunga fino al Consorzio Vega. Attraverso Zetajob (una delle sigle consorziate) Vega dal 1 marzo subentra alla coop Smart e s’innesca la miccia. Nel cambio d’appalto, all’interno dell’intricata filiera che contraddistingue gli “imprenditori” del settore, si azzerano i diritti di chi lavora. La nuova organizzazione comporta 14 contratti a tempo indeterminato in meno, anche se si sollecita l’aumento di lavoratori stagionali. E per di più l’elenco di chi deve lasciare Nogara combacia quasi del tutto con gli iscritti di Adl Cobas. Così da tre settimane la vertenza è salita di tono, fino alla clamorosa “sparatoria elettrica” di ieri mattina.
«Coca Cola e le cooperative usano i licenziamenti contro i lavoratori: ciò è gravissimo, mentre ripropone la questione dello sfruttamento da parte dei committenti. Proprio quando norme europee e un referendum impongono invece l’ampliamento delle tutele, a partire dal mantenimento dei diritti acquisti nei cambi di appalto che si configurano come cessione di ramo d’azienda» evidenzia Roberto Malesani di Adl Cobas Verona.
Infine, la vicenda porta alla luce due aspetti poco noti. Come già raccontato nell’inchiesta di “Altraeconomia” del 2013, la multinazionale ha ottenuto dalla Regione Veneto una concessione per sfruttare tre pozzi d’acqua a Nogara pagando 13.406 euro all’anno invece dei quasi 600 mila della normale tariffa.
L’uso del taser, invece, riporta alla circolare numero 559/C-50.652-E-97 del 10 dicembre 1997 con cui il Viminale inseriva il Thomas A. Swift’s Electronic Rifle – inventato negli Usa alla fine degli anni ’60 – come “arma propria” alla stregua del tirapugni. Si legge: «Questi strumenti possono essere acquistati solo da chi ha una licenza di porto d’armi o il nulla osta all’acquisto, debbono essere denunziati e ne è vietato il porto in modo assoluto (arresto da 18 mesi a tre anni per i contravventori)».
Ernesto Milanesi  Il Manifesto NOGARA (VERONA)

martedì 7 febbraio 2017

La logistica tra nuovi paradigmi repressivi ed intrecci di lotte sociali: Intervista a Gianni Boetto portavoce di Adl Cobas

La scorsa settimana un episodio sconcertante, che ha riguardato Aldo Milani, storico dirigente di Si Cobas, ha sconvolto tutto il mondo del sindacalismo di base e non solo. Ti chiedo un commento su una vicenda che ha mostrato, in maniera inedita, quel volto oscuro delle forze che agiscono contro le lotte sociali.
Appena ho appreso dell’arresto di Aldo Milani, con l’accusa di estorsione, ho pensato che stesse succedendo qualcosa di davvero grave. Al di là della dinamica riguardante l’episodio in sé, su cui tornerò dopo, la prima cosa che ho pensato, conoscendo Aldo da tantissimo tempo, è stata quanto possa essere distante da lui qualsiasi ipotesi di arricchimento personale rispetto alle lotte che negli anni ha contribuito a mettere in piedi e far crescere. Questa è una certezza, che mi sento di esprimere tanto a caldo quanto a freddo.
La questione vera che la vicenda di Aldo, ed il modo in cui è stata costruita, pone riguarda un salto di qualità notevole degli apparati repressivi nei confronti dei sindacati e delle forze sociali conflittuali. Una macchinazione che deliberatamente ha preso di mira uno dei sindacati che maggiormente si è esposto nello smantellamento di un sistema fatto di mafia e mancanza di tutele all’interno di un settore, quello della logistica, assolutamente strategico dal punto di vista capitalistico. In passato ci sono state denunce, minacce, cariche della polizia durante picchetti e scioperi, ma una vicenda del genere rischia di cambiare completamente il paradigma repressivo.
Da anni i nostri sindacati stanno lottando per far applicare i contratti nazionali, firmati dai confederali, nel settore della logistica dove, il più delle volte, ci troviamo in situazioni di totale evasione contributiva e di contratti illegali sotto ogni aspetto. Anche se è quanto di più lontano dalla nostra storia e cultura politica, le nostre sono state di fatto lotte per la legalità nei luoghi di lavoro. In un sistema dove le modalità mafiose sono all’ordine del giorno questo passaggio non è assolutamente banale.
Il caso Levoni, all’interno del quale è nata la montatura contro Aldo Milani, è emblematico rispetto al funzionamento di tante trattative che ci troviamo a dover affrontare.