- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -
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mercoledì 15 gennaio 2020

ACCAM BUSTO ARSIZIO, L’INCENERITORE CHE VOLLE BRUCIARSI DA SE’

Abbiamo più volte parlato dell’inceneritore ACCAM di Busto Arsizio per diversi motivi, in particolare perché al centro di una campagna delle associazioni locali che era riuscita qualche anno fa a convincere una quota sufficiente dei “proprietari” (i Comuni) a procedere al suo spegnimento entro una data “decente” (prima dicembre 2017 poi dicembre 2019).
Anche il Piano regionale rifiuti della Lombardia lo aveva messo tra gli “eliminabili” per la sua intrinseca obsolescenza.
Questa iniziativa è stata resa vana dal successivo Consiglio di Amministrazione che è riuscito a ribaltare la situazione e “allungare” la vita al 2027 (e forse più ….).
https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=7335

Parte di questo Consiglio di Amministrazione a partire dal Presidente, nel corso del 2019, è sotto processo (alcuni hanno già patteggiato) nell’ambito degli “incarichi” dispensati da Nino Caianello (indagine “mensa dei poveri”) – referente di Forza Italia in provincia di Varese. https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=8155
Nell’ambito degli imputati anche la società di consulenza che aveva giustificato tecnicamente la possibilità (e l’opportunità) di proseguire l’attività nonostante i disavanzi accumulati nel tempo (per sanarli si prevede l’incremento della quantità dei rifiuti estendendo l’area di conferimento).
Non è la prima volta che l’impianto è sotto processo, ...
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giovedì 16 maggio 2019

BUSTO ARSIZIO Accam, vertici azzerati, si dimettono anche gli altri tre membri del cda

Vertici azzerati in seguito all'inchiesta della Procura di Milano. La società potrebbe essere affidata ad un amministratore unico
Accam è sempre di più nel caos. Anche i rimanenti tre consiglieri di amministrazione:​Fabio Tonazzo, Annalisa Carù e Gabriella Calvi. Le loro dimissioni sono arrivate 24 ore dopo quelle della presidente​Laura Bordonaro, dell’altro consigliere​Alberto Bilardo, del presidente del collegio sindacale​ Sommaruga​ e degli altri due supplenti.
La società si presenterà all’assemblea dei soci del 20 maggio senza nessun rappresentante del consiglio di amministrazione in carica effettiva (i tre consiglieri e il presidente del collegio sindacale, infatti, rimarranno al loro posto ma solo per gli affari ordinari).​ La decisione apre la strada alla nomina di un amministratore unico (possibilmente scelto da una società esterna), come ipotizzato ieri in un summit tra i sindaci di Busto Arsizio, Gallarate e Legnano sull’argomento.
L’azzeramento dei vertici di Accam, che si ritrova anche la direttrice generale Paola Rossi attualmente sottoposta alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, è frutto dell’indagine Mensa dei Poveri​ della Procura di Milano
varesenews.it

mercoledì 15 maggio 2019

BUSTO ARSIZIO Le associazioni ambientaliste: «Chiudere l’inceneritore Accam»

Nella lettera (firmata da Medicina Democratica, Ecoistituto della Valle del Ticino di Cuggiono, Associazione 5 agosto 1991 di Buscate, Comitati Salviamo il Paesaggio di Casorezzo e Inveruno, Comitato No Terza Pista di Vanzaghello, Comitato Rifiuti Zero di Busto Arsizio – NoInceneritore Busto Arsizio e Legambiente Turbigo) viene citata la mancata chiusura dell’inceneritore entro il 2021, data fissata dalla stessa assemblea dei soci, «hanno speso milioni di euro per riuscire ad abbassare le emissioni di ossidi di azoto entro i limiti dell’AIA, hanno voluto ridargli vita con una previsione di chiusura al 2027 (ma pensando andare ben oltre) motivandola con la necessità di sanare gli enormi buchi di bilancio e sfidando anche la contrarietà di numerosi piccoli comuni (purtroppo non sufficienti, in termini di quote, per avere la maggioranza). Ci stiamo riferendo agli (speriamo ormai ex) amministratori di Accam e ai tre principali comuni soci».
varesenews.it

mercoledì 8 maggio 2019

MEDICINA DEMOCRATICA: L’INCENERITORE ACCAM DI BUSTO ARSIZIO NELLA BUFERA DELLA CORRUZIONE (E NON SOLO)

Non siamo riusciti, con i comitati, a chiuderlo entro i termini che si era data la stessa assemblea dei soci (i comuni tra altomilanese e basso varesotto) ovvero il 2021, hanno speso milioni di euro per riuscire ad abbassare le emissioni di ossidi di azoto entro i limiti della AIA (valori richiesti anni prima dai comitati e da Medicina Democratica) ed evitare la chiusura entro il 2018, hanno voluto ridargli vita con una previsione di chiusura al 2027 (e, ovviamente, oltre) motivandolo con la necessità di sanare gli enormi buchi di bilancio, sfidando anche la contrarietà di numerosi comuni (purtroppo non sufficienti, in termini di quote, per avere la maggioranza).
Alcuni di questi comuni, negli ultimi mesi, hanno abbandonato ACCAM e gli ultimi tempi erano trascorsi con richieste di una deroga governativa ad personam ai limiti di partecipazione pubblica per mantenere la società “in house”.
Hanno strombazzato i valori emissivi per “dimostrare” che le nostre erano fobie e allarmismi, a fronte di una indagine epidemiologica recente che, seppure parziale, evidenziava incrementi di alcune patologie associate alle ricadute dell’impianto.
Hanno respinto ogni idea di chiusura controllata con modifica del sistema di gestione e trattamento a freddo dei rifiuti, non avevano più abbastanza rifiuti da bruciare dai comuni del consorzio, il piano di rilancio prevedeva infatti l’arrivo di rifiuti da una area ben più vasta.

Hanno utilizzato i lavoratori per metterli contro la popolazione esposta e le associazioni ambientaliste (eccetto gli esponenti locali di Legambiente, strenui difensori da sempre dell’impianto).
Si sono “dimenticati” dell’episodio (2005 – “Operazione Grisù”) di smaltimento di rifiuti non autorizzati con relativo sequestro dell’impianto, come pure del blocco contemporaneo (!!) di entrambi i forni con arresto di emergenza con emissioni fuori controllo, che ben si guardarono di segnalarlo immediatamente agli enti nel novembre 2004. L’allora presidente dichiarò pubblicamente l’intenzione (non concretizzata) di denunciare di procurato allarme i cittadini che avevano chiamato i Vigili del Fuoco vedendo fumate anomale. Per non dire dei frequenti superamenti dei limiti di ossidi di azoto (tanto da determinare diverse diffide da parte della Provincia come nel 2009.
Ora il Presidente (Laura Bordonaro), il consigliere Antonio Bilardo e il loro mentore politico (Forza Italia) Nino Caianiello sono indagati per vari reati, in sostanza mediante consulenze e incarichi foraggiavano il “politico di riferimento”, utilizzando l’impianto e lo smaltimento dei rifiuti così virtuoso come “mucca da mungere” anzi una mensa da depredare.
L’ambito generale dell’inchiesta “Mensa dei poveri” ruota intorno ad alcuni esponenti di Forza Italia: sono ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio.
Tutto questo nell’ambito della ampia operazione che ha falcidiato politici lombardi e amministratori di società pubbliche con accuse analoghe.
Coinvolta anche la società ESTRO che ha stilato (senza neppure una formale approvazione da parte dell’assemblea) la perizia “decisiva” per dare nuova vita all’impianto (completamento del revamping) e cercare di zittire i contrari (ci avevano già provato nel 2014 ma allora andò buca).
Ora che abbiamo verificato che c’è un “giudice” (un pubblico ministero) a Milano potremo contare su un maggiore ascolto delle richieste delle associazione e dei residenti per la chiusura dell’impianto (in funzione dal 1972) e una rinnovata gestione dei rifiuti urbani ?
Medicinademocratica

BUSTO ARSIZIO Indagine su Forza Italia, le mani di Caianiello sugli affari dell’inceneritore

Il politico forzista, finito in carcere nell'inchiesta Mensa dei Poveri, pilotava nomine e assunzioni in Accam attraverso la presidente Bordonaro e il consigliere Bilardo. Per i magistrati era il vero amministratore.
L’indagine “Mensa dei poveri”​ fa emergere come​ Nino Caianiello​ sia considerato dai magistrati l’amministratore di fatto di Accam, la società che gestisce l’impianto di incenerimento di Busto Arsizio, per tramite dell’amministratore delegato Laura Bordonaro e del consigliere di amministrazione Alberto Bilardo. Da anni la società è al centro delle polemiche politiche tra chi vorrebbe chiudere l’inceneritore e riconvertire l’attività e chi, invece, ne continua a prolungare la vita. Da sempre Accam è una società pubblica in cui la politica ha sempre pesato molto più degli esperti del settore della gestione rifiuti.
Dall’inchiesta “Mensa dei Poveri” emerge come​Laura Bordonaro​ sia stata nominata in quota Caianiello. Gli inquirenti la definiscono partecipe all’associazione a delinquere in quanto avrebbe operato “sotto la costante direzione del politico gallaratese, arrivando a definirla l’alter ego all’interno della società in house . Secondo i magistrati avrebbe accettato, con piena consapevolezza. di essere etero-diretta e strumentalizzata con riferimento a tutte le più importanti scelte gestionali dell’azienda pubblica, con particolare riferimento alle scelte che implicano l’allocazione di risorse pubbliche, e più precisamente, l’individuazione dei soggetti da nominare a cariche dirigenziali.....
Varesenews.it

martedì 11 dicembre 2018

BUSTO ARSIZIO ACCAM 2027: LA POSIZIONE DEL COMITATO DI BORSANO

Il Comitato Ecologico Inceneritore e Ambiente di Borsano contesta il falso entusiasmo della presidente di Accam, Laura Bordonaro, dopo il via libera al nuovo piano industriale 2018-2027. “Noi – scrive il Comitato di Borsano tramite il suo portavoce, Adriano Landoni – una votazione che passa con il 59% delle quote dei soci d’accordo diremmo che passa proprio con la minima maggioranza ma la cosa più importante che nasconde la presidente è che su 27 soci la proposta è stata votata a favore solo da 6 soci presenti. Perciò la maggioranza dei soci è contraria o non è convinta della proposta. Siamo molto preoccupati – prosegue il Comitato – dai dati di inquinamento emessi dalla società Accam. Ci risulta che il dato Hcl (acido cloridrico) è il peggiore di tutti gli inceneritori della Lombardia, mentre gli Ossidi di Azoto, nonostante siano stati spesi 3,5 milioni di euro, risultano quasi il doppio di quelli emessi da alcuni inceneritori della Lombardia. Non permettiamo il guadagno sulla nostra salute ed anche la nostra pazienza ha un limite. Questo impianto è vecchio come si è visto: si ripara da una parte e scoppia dall’altra”.
Poi il Comitato, nella sua missiva, passa alle richieste ed alle proposte che vorrebbe si portassero avanti. “Chiediamo che non vengano buttati via soldi in falsi ammodernamenti e che si concordi con la Regione un piano di chiusura al più presto, come richiesto in assemblea dei soci, prima che succeda qualche altro grosso incidente”.
Inoltre, il Comitato Ecologico Inceneritore e Ambiente Borsano vorrebbe la “sostituzione del Cda e della presidente con persone che abbiano provata esperienza in ristrutturazioni aziendali e sensibilità ambientale e che sappiano portare alla chiusura il vecchio ed inquinante inceneritore, aprendo una nuova fase innovativa”.

giovedì 2 agosto 2018

BUSTO ARSIZIO Il comitato ecologico: “La chiusura al 2021 di Accam non deve essere in discussione”

In una nota il comitato ecologico chiede "chiarezza ai sindaci per trovare la pace" ma puntualizza che la chiusura al 2021 non deve essere messa in discussione

C’erano anche alcuni membri del Comitato Ecologico Inceneritore e Ambiente Borsano all’assemblea dei soci di Accam di lunedì, quella in cui sono volati gli stracci tra i sindaci e si è parlato apertamente di un rischio di fallimento per la società. In una nota diffusa nelle ore successive a firma di Adriano Landoni il comitato “ringrazia il sindaco di Busto Emanuele Antonelli che con fermezza a respinto la proposta del sindaco di Legnano che sul piano industriale invita a ragionare sul prolungamento della scadenza di chiusura al 2021 per poter garantire la continuità aziendale”.
Infatti “il 2021 per il comitato di Borsano resta un punto fisso da non toccare” e in vista del quale “chiediamo chiarezza sul nuovo impianto di sanificazione imballi sanitari che dovrebbe partire ai primi di Agosto con una cifra molto alta di installazione”.

Certo, a tutto questo si somma anche la richiesta di “chiarezza ai sindaci per trovare la pace, pensando al bene comune di Accam. Vogliamo chiarezza nella verità e pace smettendo ognuno di pensare al propio interesse ma portando iniziative nuove per il bene della società, finendo di scaricarsi le colpe” In questo senso “il comitato rimane in attesa a Settembre della presentazione delle  proposte del tavolo tecnico e della riunione soci del 28  Settembre sperando di rimanere in house”.

lunedì 2 luglio 2018

L’INTERVENTO DEL COMITATO DI BORSANO “Limiti superati, chiudete l’inceneritore”

Alla vigilia dell’assemblea dei soci, in programma giovedì, il Comitato ecologico inceneritore e ambiente di Borsano lancia un grido d’allarme.
“Nonostante la non trasparenza di Accam – si legge in una nota stampa – abbiamo scoperto che Arpa è intervenuta due volte in questi pochi mesi di attività del 2018 per il superamento dei valori di inquinamento delle polveri. Questo nonostante l’apposito intervento costato 3,5 milioni di euro”.
Il comitato guidato dal portavoce Adriano Landoni parla di “parametri superati altre due volte nel 2016 e nel 2017”: “Accam aveva comunicato che con l’intervento di cambio dei filtri questo problema si sarebbe risolto, ma la realtà è diversa e ci preoccupa. Anche altri dati importanti di inquinamento non sono tra i migliori in Lombardia. In particolare, a maggio sono aumentate le medie mensili di ossidi di azoto e acido cloridrico”.
Il gruppo borsanese ricorda che “nel 2004 sono scoppiate contemporaneamente tutte e due le caldaie provocando per ore fumo nero e non ne sappiamo ancora la causa, mentre nel 2009 Accam ha ricevuto una diffida da Regione Lombardia per essere stata fuori legge nei limiti di ossidi di azoto nel 2008”.
E ancora: “Ats Milano Citta Metropolitana e Ats Insubria hanno concluso nell’esame epidemiologico che nella zona di ricaduta dei fumi di Accam ci sono venti casi di ricoveri cardiovascolari riconducibili all’inquinamento dell’inceneritore”.

Dunque, “visto che questi episodi di inquinamento ormai sono periodici e non sappiamo ancora quali siano gli effetti dannosi sulla salute, visto che l’inceneritore Accam è il peggiore per rendimento energetico di tutta la Lombardia, visto che la Regione ha detto che il 5 per cento bruciato da Accam non è strategico e se i soci decidono di spegnerlo non ci sono problemi, chiediamo a tutti soci, in vista della riunione del 28 giugno, di fare uno sforzo e trovare la soluzione per chiudere l’inceneritore come stabilito nel 2021, oppure prima, mantenendo la società Accam pronta per nuove sfide tecnologicamente pulite, poiché i tempi dicono che l’era dell’incenerimento è finita”.

sabato 15 luglio 2017

Economia circolare dei rifiuti, a Busto i maggiori esperti del settore

Un convegno sul tema dell’economia circolare dei rifiuti alla presenza di un ricco “parterre” di esperti e di rappresentanti di società europee e americane (Waste2Energy e Merrill Engineering) che operano nel settore ambientale. È questa la nuova proposta messa in campo dall’associazione L’Officina delle Idee, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Busto Arsizio: l’appuntamento è per lunedì 17 luglio alle 21 nella sala Tramogge dei Molini Marzoli, per una serata introdotta dal presidente onorario Gian Pietro Rossi e coordinata da Gigi Farioli.
«È di questi giorni – spiega il sindaco emerito Gigi Farioli – la manifestata volontà dei principali attori locali di riprendere con decisione l’analisi e le riflessioni sul presente e sul futuro di Accam. Ciò naturalmente si inserisce in una dinamica di evoluzione dell’economia del rifiuto, dell’economia circolare e degli impianto a freddo in alternativa e/o complementarietà con i termovalorizzatori».
varesenews.it

lunedì 1 maggio 2017

Accam, i comitati tornano a chiedere la dismissione dell’impianto

Superamento dei limiti semiorari per le polveri
“Segnaliamo che, nonostante gli incidenti siano stati coperti dal silenzio del Comune di Busto Arsizio e della direzione di Accam, abbiamo avuto notizia di alcuni superamenti dei limiti semiorari per le polveri.
In particolare, tre sforamenti nel 2016 relativi alla linea 1. Gli eventi hanno determinato una ispezione straordinaria di Arpa e una relazione finale (23 settembre 2016) inviata anche al Comune di Busto Arsizio che ben si è guardato dal renderla pubblica o anche solo di farla conoscere agli altri comuni consorziati. La relazione non arriva a individuare una chiara causa degli eventi, né individua interventi risolutori per evitarli”.
Due gli eventi più recenti, avvenuti tra fine gennaio e inizio febbraio di quest’anno.
Gli ultimi due casi, in particolare, sono legati alla temperatura dei fumi: il primo per un allentamento del cavo di collegamento del sistema di rilevazione della temperatura dei fumi in entrata ai filtri e l’altro per un reale incremento di temperatura dei fumi dovuto a un intasamento del sistema di iniezione del latte di calce nei fumi, sistema utilizzato per ridurre l’emissione dei componenti acidi.
In tutti i casi indicati, in modo automatico o manualmente, si è determinata l’apertura del bypass ovvero di un sistema che modifica il percorso dei fumi “saltando” i filtri a manica, i fumi passano nei sistemi di trattamento successivi ma il mancato trattamento presso i filtri a manica determina un incremento delle polveri in emissione.
Prima del dato relativo alla entità degli effetti – proseguono i firmatari della missiva – è la frequenza di tali eventi e la mancata individuazione di un modo per evitarli che preoccupa.
La soluzione del problema non sembra essere ancora stata individuata con certezza, perlomeno Arpa non è convinta degli interventi proposti da Accam.
Se qualcuno pensava (anche dopo il grave evento incidentale del 2004 – tuttora non chiaramente spiegato – che aveva interessato il circuito del vapore per entrambe le caldaie, come dopo le diffide degli anni scorsi) che un impianto di incenerimento, Accam nello specifico, fosse una macchina perfetta, questi eventi ci ricordano il contrario. Ogni rassicurazione a parole non può essere presa come verità, nascondere le notizie non giova neppure alla credibilità degli enti, in primis quelli deputati alla salvaguardia dell’ambiente e della salute.
Oltre a richiedere una piena trasparenza sull’esercizio dell’impianto, prima che possano succedere altri eventi più gravi, confermiamo la nostra richiesta di chiusura programmata dell’impianto. Oltre ai dati epidemiologici di cui si è già discusso (20 casi di ricoveri per malattie cardiovascolari all’anno aggiuntivi e riferiti al solo contributo emissivo di ossidi di azoto dell’inceneritore), il dato gestionale (ed il livello tecnologico) sono elementi che motivano un percorso di dismissione.
 In questo percorso di dismissione la Regione Lombardia dovrebbe avere un ruolo attivo e coerente con l’indicazione del Piano regionale rifiuti volto alla dismissione degli impianti obsoleti, attivando un tavolo di confronto con gli enti locali per un chiusura programmata dell’impianto. La realizzazione di costosissimi sistemi per abbassare solo le emissioni degli ossidi di azoto per ottemperare alla prescrizione della Autorizzazione Integrata Ambientale, può determinare, per l’ammortamento dei costi, il rischio di non riuscire a chiudere l’impianto nemmeno nel 2021.
Mettere qualche pezza per qualche anno non ha senso né tecnico né economico, allungare la vita di un impianto tecnologicamente obsoleto e con una pratica di gestione dei rifiuti anch’essa obsoleta, non è in linea né con gli obiettivi europei, né con quelli regionali”.

I comitati che si battono contro l'inceneritore rivelano che negli ultimi mesi ci sarebbero stati almeno 5 “Incidenti anomali per gli scarichi di Accam”

Un problema da qualche parte nell’impianto, la pressione interna aumenta e per evitare danni si apre il bypass dei fumi. Una procedura di emergenza che scarica nell’atmosfera fumi non completamente trattati ma che ad Accam sembra diventata una routine.
Questo è almeno quanto sostengono i comitati che chiedono la chiusura dell’impianto il prima possibile, sulla base di una serie di anomalie registrate negli scorsi mesi e che sono state oggetto anche di un’indagine di Arpa. In un comunicato i comitati sottolineano come ci siano stati “alcuni superamenti dei limiti semiorari per le polveri” che sarebbero stati causati da “tre sforamenti nel 2016 e due nel 2017, relativi alla linea 1″. Questi eventi hanno determinato anche una ispezione straordinaria di Arpa e una relazione finale “inviata anche al Comune di Busto Arsizio che ben si è guardato di renderla pubblica o anche solo di farla conoscere agli altri comuni consorziati”, accusano i comitati.

mercoledì 12 ottobre 2016

Accam Busto Arsizio: è un travaglio senza sosta. Il presidente ha lasciato l’incarico

Accam, futuro incerto.
Lascia anche il presidente Marco Pigni. E i Cinque Stelle tornano alla carica: «Chiusura al 2017, senza se e senza ma». Bastano solo poche ore dall’ennesimo colpo di scena della travagliata storia di Accam, il rinvio di 15 giorni del bilancio 2015 per avviare le trattative verso la costituzione dell’unica società della raccolta e smaltimento dei rifiuti tra Accam, Ala e Agesp, che arriva la notizia delle dimissioni del presidente della società, Marco Pigni.
Un gesto dettato evidentemente dallo stop che l’assemblea dei soci ha di fatto imposto al piano industriale redatto su indicazione del Cda.
È il secondo presidente che “salta” nel giro di pochi mesi, dopo che il suo predecessore Emilio Cremona si era dimesso sempre sull’onda della prospettiva di dover chiudere con grande difficoltà l’esercizio 2015. Quella che si apre da qui alla nuova seduta dell’assemblea del 27 ottobre è la partita per salvare o liquidare l’ex consorzio.
Antonelli: «La vedo dura»
Il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli non nasconde la sua preoccupazione per il destino di Accam: ai soci aveva chiesto di approvare il nuovo scenario con chiusura 2021, quasi come atto di fede prima di aprire una trattativa per la società unica dei rifiuti, che a questo punto dovrà chiudersi nel giro di pochi giorni per ricompattare Busto, Legnano e Gallarate. 

giovedì 6 ottobre 2016

inceneritore BUSTO ARSIZIO Strappo su Accam, 12 sindaci pronti a lasciare la società

Non ci stanno a continuare a pagare cifre fuori mercato, non vogliono prorogare la chiusura dell'impianto oltre il 2017, ritengono assurdo costruire due impianti fotocopia per il trattamento dell'umido e sono stufi dell'atteggiamento portato avanti da Busto Arsizio. E' questo, in estrema sintesi, il contenuto di una lettera di 5 pagine che in queste ore sta girando tra i soci di Accam e che porta in calce già le firme di 12 sindaci che detengono complessivamente poco più del 27% delle quote della società (potete leggerla integralmente cliccando qui). I COSTI - Partendo dalle tariffe più alte per i conferimenti all'impianto "i cittadini dei comuni hanno foraggiato Accam con oltre 2 milioni di euro ogni anno, e continuano così da anni" scrivono i sindaci, spiegando poi che "se si dovesse proseguire sino al 2021 con gli attuali costi i cittadini pagherebbero in più oltre 12 milioni di euro: una cifra che coprirebbe alla grande tutte le spese aleatorie, la bonifica e chissà cos’altro ancora". Una previsione accompagnata da un'ulteriore precisazione, quella che cioè che "non è vero che proseguendo sino al 2021 i maggiori oneri spariscano magicamente ma semplicemente gli stessi oneri vengono pagati dai cittadini attraverso i maggiori costi (fuori mercato) applicati da Accam". Costi che non sono a carico dei bilanci dei comuni ma direttamente sulle tasche dei cittadini, come quelli del servizio sanitario nazionale: "lo studio [sull'impatto epidemiologico di Accam] ha evidenziato almeno 20 casi all’anno di ricoveri nei comuni oggetto di indagine. Già solo questo dato comporta una spesa certa annua di almeno mezzo milione di euro a carico della cittadinanza".
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martedì 9 agosto 2016

COMITATO ECOLOGICO DI BORSANO “Accam chiuda nel 2017, la salute non ha prezzo”

BUSTO ARSIZIO – Spegnere l’inceneritore nel 2021? Il comitato ecologico inceneritore e ambiente di Borsano non ci sta.
Alla richiesta del tavolo dei Comuni soci di Accam di valutare scenari alternativi alla chiusura dell’impianto nel 2017, il portavoce del gruppo Adriano Landoni replica rivolgendosi direttamente al sindaco di Busto Emanuele Antonelli.
A lui chiede di “essere il promotore di una scelta ecologica e di trovare la giusta proposta per chiudere l’inceneritore nel 2017 come già stabilito dall’assemblea dei soci”.
“Regione Lombardia – osserva Landoni – ha lasciato ai soci Accam la possibilità di decidere in piena libertà il futuro della società e aspetta di conoscere questa decisione, avendo più volte espresso l’intenzione di contribuire economicamente al decommisioning degli inceneritori votato in consiglio regionale”.
Secondo il comitato borsanese “non si vede tra i soci la volontà di trovare una soluzione ecologica. Ancora una volta i sostenitori dell’incenerimento vogliono inquinarci per molti anni ancora guardando ai soldi e non alla salute.
Certamente al Comune di Gallarate ed ai Comuni fuori dal raggio di inquinamento (tranne poche eccezioni) interessa l’aspetto economico, ma la salute delle persone sotto il camino Accam  non ha prezzo”.
Pertanto “chiediamo al sindaco Antonelli un incontro pubblico sull’esame epidemiologico, con il direttore dell’ATS Città Metropolitana di Milano e il direttore generale dell’ATS Insubria”.

sabato 6 agosto 2016

ACCAM BUSTO ARSIZIO: Un nuovo piano industriale per chiudere nel 2021, La rabbia dei comitati: "Pensate alla nostra salute, non ai soldi"

Inizia ufficialmente l’iter per posticipare (di nuovo) la chiusura di Accam. Giovedì sera un folto gruppo di sindaci (tra cui i grandi azionisti Busto, Gallarate e Legnano) si sono riuniti per chiedere alla società di preparare un nuovo piano industriale che preveda la chiusura dei forni nel 2021.
In tutto questo caos -tra comuni che paventano l’arrivo della Corte dei Conti e altri che sarebbero pronti a liquidare la società per conferire a tariffe minori- c’è Busto Arsizio che non ha ancora chiarito ufficialmente il destino dell’area
E così, mentre sindaci e tecnici si concentrano sui bilanci, i comitati si preparano alla battaglia per convincere a mantenere l’impegno della chiusura entro il 2017. “Ancora una volta i sostenitori dell’incenerimento vogliono inquinarci per molti anni ancora” scrive in una nota il Comitato ecologico inceneritore e ambiente di Borsano, che si appella direttamente ad Antonelli: “Certamente al comune di Gallarate ed ai comuni fuori dal raggio di inquinamento interessano solo i soldi, ma la salute di persone sotto il camino Accam non ha prezzo“.
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martedì 15 marzo 2016

“Non voglio fare il liquidatore”. Si dimette il presidente di Accam

Una decisione che giunge a pochi giorni dalla lettera del sindaco bustocco Gigi Farioli che chiedeva garanzie proprio ad Accam in vista dell’approvazione del bilancio: “Accolgo con preoccupazione le motivazioni addotte. Arriva all’indomani della mia richiesta di garanzia sulle prossime tappe del decommissioning. Chiedo chiarezza in un incontro con tutte le parti”.
Cremona si ritrova a gestire una situazione economica molto delicata. Alcuni comuni soci (tra questi anche uno di peso come Legnano) non hanno rinnovato i contratti di conferimento, come richiesti dal presidente, questo problema insieme agli ammortamenti da anticipare richiederebbero anche un probabile slittamento della chiusura di Accam di almeno 6 mesi ma forse anche un anno. Il manager non ci sta a fare il liquidatore e alza le mani, dunque.
Il sindaco di Busto ha convocato per venerdì un incontro con cda, revisori dei conti, società revisore e comitato analogo per mettere tutti intorno ad un tavolo e decidere il da farsi: “Tutti si devo o prendere le proprie responsabilità – sottolinea il sindaco – anche gli amministratori che, per motivi elettoralo, potrebbero essere tentati da scelte dilazionatorie. Il futuro della raccolta e del trattamento dei rifiuti, il futuro dei lavoratori stessi non possono essere demandati in base a calcoli elettorali”.

lunedì 5 gennaio 2015

Inizia l’anno decisivo per Accam, al via la prima commissione

Sarà la prima commissione del Consiglio Comunale di Busto Arsizio e sarà anche una delle più importanti. Accam: è questo l'unico punto all'ordine del giorno dell'appuntamento convocato per le 18.30 di mercoledì 7 gennaio. Sarà un appuntamento congiunto delle commissioni affari generali, bilancio e territorio e ambiente per valutare le prospettive sulla continuità della società, la sua ridefinizione e le opzioni future.
La riunione, come previsto dal Regolamento, è aperta al pubblico. Per la discussione saranno presenti anche i rappresentanti del Consiglio di Amministrazione della Società nonché i tecnici del gruppo di lavoro che hanno stilato gli scenari di sviluppo dell'impianto. In linea di massima dovrebbe essere questa l'ultima occasione di discussione della tematica prima che l'assemblea dei soci di Accam si esprima sul futuro dell'inceneritore in vista dell'appuntamento decisivo di febbraio
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