"NOI francesi e voi italiani abbiamo molti interessi in comune, ma gli americani non vogliono ascoltare. E noi, possiamo forse accettare che le cose non cambino? Se le condizioni sono queste, allora diciamo di no al trattato di libero scambio tra Europa e Usa". Così parla la Francia, o meglio così parla Matthias Fekl, il 37enne che da Parigi regge le fila del dossier "Ttip". Il segretario di Stato per il commercio estero è al fianco di François Hollande in quella che chiama "la lotta", e che lui combatte, diplomaticamente, dal Quai d'Orsay. "Gli americani devono aprire di più i loro mercati", dice Fekl, che spiega le ragioni della contrarietà di Parigi al Ttip: le troppe poche concessioni fatte dagli Usa, la difesa del made in France (o del made in Italy) e di "una certa qualità della vita", la tutela dell'ambiente e dell'accordo sul clima, l'equità, la trasparenza dei negoziati.
Perché la Francia dice "no" al Ttip?
"Gli europei danno la sensazione, a volte, di considerare un onore il fatto stesso di negoziare con gli Usa, senza considerare con concretezza e precisione se i negoziati vanno o no in una direzione favorevole per le nostre economie. Ad oggi, gli europei hanno fatto molte offerte assai precise, gli americani invece non hanno dato alcun segnale positivo. Allo stadio attuale dei negoziati, ci sono ragioni di fondo per dire forte e chiaro "no" al Ttip".
repubblica.it
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domenica 22 maggio 2016
Libero scambio Ue-Usa, Hollande: «A questo Ttip la Francia dice no»
«Allo stato attuale»
dei negoziazti la «Francia dice no» al Ttip, il trattato transatlantico di
libero scambio tra Ue e Usa, perché «non siamo per un libero scambio senza
regole».
Lo ha detto il
presidente francese Francois Hollande. «Mai accetteremo la messa in discussione
dei principi essenziali per la nostra agricoltura, la
nostra
cultura, per la
reciprocità all’accesso dei mercati pubblici» ha dichiarato il Capo dello Stato
chiudendo le celebrazioni dell'ottantesimo anniversario del Front
Populaire.
«Noi abbiamo posto dei
principi nel quadro delle negoziazioni commerciali internazionali. Penso alle
norme sanitarie ha detto Hollande alimentari, sociali, culturali, ambientali.
Ecco perché, allo stato attuale, la Francia dice no».
In precedenza il
segretario di Stato francese per il Commercio estero, Matthias Fekl, aveva detto
che ritiene molto probabile lo stop alle trattative. «Tenendo conto della
posizione degli Stati Uniti, mi pare l'opzione più probabile», ha detto
all’emittente fancese Europe 1.
Greenpeace ha
pubblicato lunedì documenti riservati del negoziato che, secondo la denuncia
dell’ong, dimostrano le conseguenze nefaste dell’accordo per la salute e
l’ambiente. Esponenti della Commissione europea hanno spiegato che i documenti
rivelano le posizioni negoziali degli Stati Uniti e dunque non sono affatto una
fotografia dell’accordo finale.
Fekl ha spiegato che
lo stallo dipende in effetti dalla mancata disponibilità degli Usa a fare
concessioni. «Da un anno denuncio il comportamento degli Stati Uniti» ha
detto.
«Vogliamo reciprocità.
L’Europa propone molto e riceve molto poco in cambio. Non è accettabile» ha
detto. Il Ttip è oggetto di negoziato tra Ue e Usa da circa tre
anni.
Le rivelazioni di
Greenpeace confermano parte di quanto già si supponeva sulle richieste
statunitensi, in alcuni casi ancora più radicali del previsto: consultazioni
preventive con le industrie Usa sulle norme Ue che potrebbero riguardarle;
porta, se non aperta, almeno socchiusa per gli Ogm in Europa; ritorno ai test
sugli animali per i cosmetici; libero uso di marchi come Chianti e Marsala per i
vinificatori americani; standard meno rigidi per pesticidi e sicurezza
alimentare. Che le posizioni di Bruxelles siano distanti da quelle di Washington
è noto. Il commissario Ue al Commercio Cecilia Malmstrom ha definito le
rivelazioni di Greenpeace «una tempesta in un bicchier d’acqua».
Mentre il
rappresentate Usa al Commercio ha detto che «le interpretazioni date da
Greenpeace a questi testi sono fuorvianti nella migliore delle ipotesi e
totalmente sbagliate nella peggiore».
lunedì 19 ottobre 2015
Trattato Usa-Ue su commercio, ripartono negoziati tra le proteste dei cittadini Ue. E la chiusura del Ttip slitta
Parte oggi a Miami l’undicesimo round di negoziazioni del Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti che vede protagonisti l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Il decimo si era tenuto a Bruxelles, a metà luglio: questo sarà dunque il primo incontro dopo lo scandalo Volkswagen. I team di negoziatori assicurano che non ci saranno ripercussioni sul cammino del trattato, che tuttavia sembra aver rallentato la sua spinta propulsiva rispetto a qualche mese fa, quando le parti in causa auspicavano una chiusura dell’accordo entro la fine dell’anno. Oggi appare a rischio anche la scadenza del 2016.
Oltre tre milioni di firme raccolte attraverso l’iniziativa dei cittadini europei (Ice) per chiedere alla Ue un immediato stop delle trattative sono state consegnate poco più di una settimana fa alla Commissione Europea a Londra e Bruxelles. Mentre un fiume di100mila persone (250mila per gli organizzatori) sfilava tra le strade di Berlino, qualche giorno dopo, per esprimere la propria contrarietà al trattato. Il rumore generato dalle molteplici iniziative che si susseguono da mesi nel Vecchio Continente ha portato il trattato al centro del dibattito europeo, accendendo i riflettori su quanto sta accadendo a Bruxelles e sull’operato dei commissari.Cecilia Malmström, il commissario europeo al commercio, “riceve ordini direttamente dai lobbisti di Bruxelles”, ha accusatoJohn Hilary, executive director della rete anti-povertà e anti-TtipWar on Want. Secondo il rapporto Public Services Under Attack – Ttip, Ceta, and the secretive collusion between business lobbyists and trade negotiators, pubblicato da Corporate Europe Observatory, Associazione internazionale tecnici, esperti e ricercatori (Aitec), War on Want e altre organizzazioni, gli accordi commerciali dell’Unione europea con Usa e Canada “potrebbero mettere in pericolo i diritti dei cittadini ai servizi di base come l’acqua e la sanità“. Il rapporto intende attirare l’attenzione sull’estrema vicinanza tra i negoziatori e le grandi imprese, che puntano alla massima apertura dei mercati in settori di utilità pubblica, tra cui anche la cultura e i servizi postali.
giovedì 8 ottobre 2015
giornate di mobilitazione internazionale contro il TTIP
Dal 10 al 17 ottobre 2015 si svolgeranno in tutta Europa le Giornate Internazionali di Azione contro i trattati TTIP, CETA, TISA e TPP;
sono previste molte attività ed azioni decentralizzate sia in Europa che in nord America,
a Milano Il COMITATO STOP-TTIP organizza
SABATO 10 OTTOBRE 2015 dalle 15 alle 21
Darsena
Piazzale della Nuova Darsena (piazza XXIV Maggio)
INTERVERRANNO:
Alfredo SOMOZA, Alberto DONZELLI, Emilio MOLINARI,
Eleonora EVI, Fabio GHELFI, Marco SCHIAFFINO,
Mario AGOSTINELLI, Michela REA, Monica Di SISTO,
Roberto SILVESTRI, Tiziana BEGHIN, Vittorio AGNOLETTO.
Eleonora EVI, Fabio GHELFI, Marco SCHIAFFINO,
Mario AGOSTINELLI, Michela REA, Monica Di SISTO,
Roberto SILVESTRI, Tiziana BEGHIN, Vittorio AGNOLETTO.
CONDUCE e MODERA: Alessandro BRAGA di Radio Popolare
MUSICA, FLASH-MOB, RACCOLTA FIRME, APERITIVO BIO (dalle 18 alle 20)
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