ROMA - Nel 2012 circa 7,2 milioni di pensionati (il 45,2% del totale) avevano un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro. Lo si legge nel rapporto annuale Inps nel quale si rileva che se si escludono gli ex dipendenti pubblici il 47,2% degli assegni (non quindi i beneficiari che possono avere più di una pensione) era sotto i 500 euro.
Il 14% dei pensionati (2,2 milioni di persone) ha un reddito pensionistico (costituito da una o più prestazioni sia previdenziali che assistenziali) inferiore a 500 euro mentre il 31% (4,9 milioni di persone) ha redditi da pensione tra i 500 e i 1.000 euro. Un ulteriore 25% di beneficiari (3,9 milioni) percepisce redditi tra i 1.000 e i 1.500 euro mentre il 14,6% ha redditi tra i 1.500 e i 2.000 euro. Circa 654.000 pensionati (il 4,1%) ha redditi superiori a 3.000 euro al mese. Ma se in media l'importo del reddito pensionistico mensile è di 1.269 euro (per 15,88 milioni di pensionati del nuovo Inps) c'é una enorme differenza sia di genere (1.518 euro per gli uomini, 1.053 per le donne) che tra le diverse gestioni. Se si guarda ai beneficiari di una sola pensione (1.196 euro al mese a fronte dei 1.468 euro di chi ha più pensioni e della media complessiva di 1.269 euro) si passa dai 359 euro medi per gli invalidi civili ai 1.948 euro medi degli ex dipendenti pubblici ai 1.223 euro del fondo lavoratori dipendenti privati. La media per le pensioni previdenziali e assistenziali (parliamo di singoli assegni e non di reddito complessivo da pensione percepito da un pensionato) esclusi gli ex dipendenti statali è di 791 euro (1.068 euro per gli uomini, 589 per le donne). Per le pensioni previdenziali del vecchio Inps la media é di 881 euro. Le pensioni della gestione dei dipendenti pubblici vigenti alla fine del 2012 erano in media di 1.725 euro al mese (per 2,8 milioni di pensioni) con un picco per i magistrati (8.224 euro al mese l'assegno liquidato in media ai 181 magistrati che hanno lasciato il servizio nel 2012). Nel 2012 i 20.336 parasubordinati che sono andati in pensione hanno avuto un assegno in media di 161 euro al mese.
ansa.it
martedì 16 luglio 2013
Ocse, in Italia quasi 53% giovani ha lavoro precario
PARIGI - Oltre la metà dei lavoratori italiani under 25, il 52,9%, ha un lavoro precario. Lo calcola l'Ocse nel suo Employment outlook, basato su dati di fine 2012. La percentuale di precari è quasi raddoppiata rispetto al 2000, quando erano il 26,2%.
La disoccupazione in Italia continuerà ad aumentare per quest'anno e il prossimo, e nell'ultimo trimestre del 2014 arriverà al 12,6%, contro il 12,2% di fine maggio 2013.
La disoccupazione giovanile in Italia a fine 2012 è arrivata al 35,3%. Lo riporta l'Ocse nel suo Employment outlook. La percentuale di senza lavoro nella fascia under 25 è più elevata tra le donne (37,5%) che tra gli uomini (33,7%).
Nell'ultimo anno, la disoccupazione in Italia è cresciuta a un ritmo più elevato rispetto all'insieme dell'Unione europea, ed è ora "un punto percentuale più elevata" della media dei Paesi Ue. Lo scrive l'Ocse nel suo Employment Outlook, precisando che a metà 2012 il dato italiano era invece "in linea con la media". A fine maggio, la disoccupazione nel nostro Paese ha toccato quota 12,2%, dopo un aumento "quasi continuo" nei due anni appena trascorsi.
La riforma Fornero "dovrebbe migliorare la crescita della produttività e la creazione di posti di lavoro nel futuro", grazie in particolare al nuovo art.18 che riduce la possibilità di reintegro in caso di licenziamento, rendendo le procedure di risoluzione più rapide e prevedibili.
Ciononostante, aggiunge l'Ocse, "l'Italia resta uno dei Paesi Ocse con la legislazione più rigida sui licenziamenti, in particolare riguardo alla compensazione economica in caso di licenziamento senza giusta causa e la definizione restrittiva di giusta causa adottata dai tribunali". In questo contesto, argomenta poi il rapporto, "gli elementi raccolti suggeriscono che limitare la diffusione dei reintegri sia un elemento chiave per migliorare i flussi occupazionali e la produttività".
ansa.it
La disoccupazione in Italia continuerà ad aumentare per quest'anno e il prossimo, e nell'ultimo trimestre del 2014 arriverà al 12,6%, contro il 12,2% di fine maggio 2013.
La disoccupazione giovanile in Italia a fine 2012 è arrivata al 35,3%. Lo riporta l'Ocse nel suo Employment outlook. La percentuale di senza lavoro nella fascia under 25 è più elevata tra le donne (37,5%) che tra gli uomini (33,7%).
Nell'ultimo anno, la disoccupazione in Italia è cresciuta a un ritmo più elevato rispetto all'insieme dell'Unione europea, ed è ora "un punto percentuale più elevata" della media dei Paesi Ue. Lo scrive l'Ocse nel suo Employment Outlook, precisando che a metà 2012 il dato italiano era invece "in linea con la media". A fine maggio, la disoccupazione nel nostro Paese ha toccato quota 12,2%, dopo un aumento "quasi continuo" nei due anni appena trascorsi.
La riforma Fornero "dovrebbe migliorare la crescita della produttività e la creazione di posti di lavoro nel futuro", grazie in particolare al nuovo art.18 che riduce la possibilità di reintegro in caso di licenziamento, rendendo le procedure di risoluzione più rapide e prevedibili.
Ciononostante, aggiunge l'Ocse, "l'Italia resta uno dei Paesi Ocse con la legislazione più rigida sui licenziamenti, in particolare riguardo alla compensazione economica in caso di licenziamento senza giusta causa e la definizione restrittiva di giusta causa adottata dai tribunali". In questo contesto, argomenta poi il rapporto, "gli elementi raccolti suggeriscono che limitare la diffusione dei reintegri sia un elemento chiave per migliorare i flussi occupazionali e la produttività".
ansa.it
lunedì 15 luglio 2013
In 300 per dire “No agli F-35” alla “Notte in Bianco
BELLINZAGO NOVARESE - Circa trecento persone hanno preso parte alla “Notte in Bianco” degli F35, organizzata dal Movimento Novarese “No F35” al quale hanno aderito numerose associazioni (non solo del territorio, ma anche del vicino Varesotto, Milano, Asti), sigle sindacali, alcuni partiti e movimenti politici. Nella piazza adiacente il municipio di Bellinzago sabato sera, sin dalle 19, si sono alternati momenti musicali proposti dagli “Officina Finistère” ed interventi dei rappresentanti dei vari gruppi presenti.
Nel corso della serata è stato comunicato che in contemporanea, negli Usa, a Burlington, nel Vermont, dove sarà localizzata la base degli F35, si svolgeva un'analoga manifestazione. Prima del corteo abbiamo colto un commento di Luca Frusone, deputato del M5S, membro della Commissione Difesa: «Noi portiamo avanti il discorso non solo sugli F35, ma anche su altre spese di questo genere, quali quelle per il cosiddetto “Soldato digitale” Se non è possibile aprire una discussione su 131 aerei caccia che ci costano 13 miliardi di euro, il Parlamento fa prima a chiudere. Finmeccanica non è solo un'industria militare, ma anche civile. Forse però, la vogliono trasformare solo in industria bellica». «Siamo assolutamente contrari – ha detto Giovanni Bertinotti, dell'ADL di Varese, unica sigla sindacale all'interno di Finmeccanica contraria all'operazione F35 – Non solo ideologicamente, ma anche per quanto concerne la politica industriale. Gli F35 non portano alta tecnologia, non portano occupazione. Finmeccanica sta diventando un'azienda più bellica. Quando si dovranno fare le revisioni di questi mezzi a Cameri, bisognerà vedere l'impatto ambientale. Negli Usa vicino alle basi in cui si compiono queste operazioni sono partite petizioni in tal senso». Il corteo si è formato alle 22.30: controllato per l'intero tragitto da personale della Questura e dei Carabinieri, si è avviato verso l'aeroporto militare di Cameri. Due le tappe: la prima, al cancello che si trova vicino l’area in cui giovedì partirà l' assemblaggio dell'F35. Dopo l'accensione di fumogeni colorati, alcuni dei partecipanti hanno battuto sassi contro il cancello per fare rumore. Il corteo si è quindi spostato nell'area antistante l'ingresso principale dell'aeroporto militare: fra gli altri, è intervenuto don Renato Sacco, coordinatore di Pax Christi. L'intenzione degli organizzatori era di trascorrere lì la notte: un temporale improvviso, però, ha costretto tutti ad allontanarsi alla spicciolata ed a concludere anzitempo, verso le 3.30, la manifestazione. «Per quanto riguarda i numeri, immaginavamo quelli che sono stati – commenta Domenico Argirò, del Movimento Novarese NoF35 - Non si può ignorare il fatto che Bellinzago e Cameri sono paesi in cui è più difficile incidere sulla questione degli F35, visto che da sempre sono molto legati alle caserme presenti sul territorio. Non si poteva pretendere che i residenti scendessero in piazza numerosi. La nostra, comunque, era un'iniziativa doverosa dal punto di vista morale. Sentivamo di dover fare qualcosa in occasione del 18 luglio, data di inizio ufficiale dell'assemblaggio. Invitiamo le grandi organizzazioni ad attivarsi per creare una pressione popolare forte: solo se ci fosse una forte pressione da parte dei cittadini, magari in Parlamento potrebbe cambiare qualcosa».
corrieredinovara.com
Nel corso della serata è stato comunicato che in contemporanea, negli Usa, a Burlington, nel Vermont, dove sarà localizzata la base degli F35, si svolgeva un'analoga manifestazione. Prima del corteo abbiamo colto un commento di Luca Frusone, deputato del M5S, membro della Commissione Difesa: «Noi portiamo avanti il discorso non solo sugli F35, ma anche su altre spese di questo genere, quali quelle per il cosiddetto “Soldato digitale” Se non è possibile aprire una discussione su 131 aerei caccia che ci costano 13 miliardi di euro, il Parlamento fa prima a chiudere. Finmeccanica non è solo un'industria militare, ma anche civile. Forse però, la vogliono trasformare solo in industria bellica». «Siamo assolutamente contrari – ha detto Giovanni Bertinotti, dell'ADL di Varese, unica sigla sindacale all'interno di Finmeccanica contraria all'operazione F35 – Non solo ideologicamente, ma anche per quanto concerne la politica industriale. Gli F35 non portano alta tecnologia, non portano occupazione. Finmeccanica sta diventando un'azienda più bellica. Quando si dovranno fare le revisioni di questi mezzi a Cameri, bisognerà vedere l'impatto ambientale. Negli Usa vicino alle basi in cui si compiono queste operazioni sono partite petizioni in tal senso». Il corteo si è formato alle 22.30: controllato per l'intero tragitto da personale della Questura e dei Carabinieri, si è avviato verso l'aeroporto militare di Cameri. Due le tappe: la prima, al cancello che si trova vicino l’area in cui giovedì partirà l' assemblaggio dell'F35. Dopo l'accensione di fumogeni colorati, alcuni dei partecipanti hanno battuto sassi contro il cancello per fare rumore. Il corteo si è quindi spostato nell'area antistante l'ingresso principale dell'aeroporto militare: fra gli altri, è intervenuto don Renato Sacco, coordinatore di Pax Christi. L'intenzione degli organizzatori era di trascorrere lì la notte: un temporale improvviso, però, ha costretto tutti ad allontanarsi alla spicciolata ed a concludere anzitempo, verso le 3.30, la manifestazione. «Per quanto riguarda i numeri, immaginavamo quelli che sono stati – commenta Domenico Argirò, del Movimento Novarese NoF35 - Non si può ignorare il fatto che Bellinzago e Cameri sono paesi in cui è più difficile incidere sulla questione degli F35, visto che da sempre sono molto legati alle caserme presenti sul territorio. Non si poteva pretendere che i residenti scendessero in piazza numerosi. La nostra, comunque, era un'iniziativa doverosa dal punto di vista morale. Sentivamo di dover fare qualcosa in occasione del 18 luglio, data di inizio ufficiale dell'assemblaggio. Invitiamo le grandi organizzazioni ad attivarsi per creare una pressione popolare forte: solo se ci fosse una forte pressione da parte dei cittadini, magari in Parlamento potrebbe cambiare qualcosa».
corrieredinovara.com
domenica 14 luglio 2013
Bellinzago, in corteo fino all’aeroporto di Cameri contro gli F-35
La marcia di protesta è scattata alle 19 nel paese dell’Ovest Ticino e proseguirà tutta la notte.
La lunga notte a Bellinzago, punto di ritrovo della marcia contro gli F-35, comincia quando ancora splende il sole. Gli attivisti del movimento No F-35 srotolano gli striscioni, i ragazzi del gruppo Officina Finistere preparano gli strumenti. «E’ un’occasione per riflettere – dice il chitarrista Enrico Vasconi -. Ma devono pensarci soprattutto i politici che hanno votato il progetto. Ora la questione si è fatta più complicata».
A Bellinzago oggi è stato il giorno della manifestazione contro la produzione dei nuovi cacciabombardieri. «Saremo come zanzare» annunciavano i membri del gruppo che da sei anni si batte contro il piano. «Non abbassiamo la guardia – ricorda Domenico Argirò, che fa parte del movimento -. Qualche risultato lo abbiamo raggiunto, in Parlamento ora si discute del tema. L’obiettivo è continuare a parlarne». Intanto, giovedì a Cameri inizierà l’assemblaggio del primo aereo senza la prevista cerimonia di inaugurazione.
Veniano, giorno di sciopero alla Itr Parker
Giornata di sciopero, ieri, alla Itr Parker di Veniano. Tutti i 394 dipendenti hanno fatto fronte compatto e fin dalle 5.30 di questa mattina hanno formato un picchetto davanti ai cancelli per esprimere la loro contrarietà alla decisione dell’azienda di chiudere due reparti e di licenziare 125 dipendenti. Anche ai Tir e ai dipendenti delle società esterne è stato impedito l’accesso in ditta, ma tutto si è svolto senza alcun disagio. Con il banchetto di pane e salame e, a metà mattina, una fetta d’anguria, i dipendenti hanno voluto mitigare la preoccupazione per un futuro incerto. Le sorti dell’azienda comunque saranno decise nelle prossime ore: lunedì pomeriggio ci sarà l’incontro tra la parte sindacale dell’azienda e i vertici direzionali ai quali verranno sottoposte le proposte finalizzate alla salvaguardia del posto dei 125 dipendenti che alla fine del prossimo gennaio si troveranno senza un’occupazione.
corrieredicomo.it
corrieredicomo.it
Tagli annunciati alla Parker In sciopero i 400 dipendenti
Veniano - Ieri giorno di sciopero alla Parker contro i 125 esuberi annunciati dall’azienda.
La trattativa riprenderà lunedì pomeriggio. Sullo sfondo, il miraggio di ridurre i tagli prospettati lunedì scorso dalla Parker (che ha 407 dipendenti) e, così facendo, di contenere un’emergenza che, per molti, potrebbe significare la necessità di lasciare per sempre la Lombardia, o anche il nostro Paese.
«Siamo molto arrabbiati – dice Vittorio Salituro – per come la vicenda si sta evolvendo. Sono arrivato al Nord dalla Calabria nel 1997 e, da allora, lavoro qui». Il futuro ora sembra incerto.
sabato 13 luglio 2013
BRENA CLEMENTE di CASTELLANZA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA
Sempre gli stessi operai fanno
la cassa,
mentre i pensionati
lavorano al loro posto.
I lavoratori vogliono sapere dalle RSU la situazione
aziendale: quanti sono gli ordini, quale prospettiva di lavoro c’è per i prossimi
mesi e per i prossimi anni e cosa intende fare la direzione.
Che ci fosse la crisi anche nella nostra azienda non è una
novità, ma questo non significa che le RSU siano autorizzate a parlare a nome
dei lavoratori, senza informare ufficialmente i diretti interessati. Se le RSU
incontrano la direzione aziendale per discutere della situazione interna o dei
problemi lavorativi, devono IMMEDIATAMENTE INFORMARE I COLLEGHI,
altrimenti, se non tempestivamente
informati, si potrebbe arrivare a delle
valutazioni errate, proprio perché non
si conosce la reale situazione.
La cosa più grave è che la cassa
integrazione non sia mai stata ripartita equamente tra tutti i dipendenti, ma
ricade invece sempre sulle spalle dei soliti che ora cominciano ad averne
abbastanza. Non è giusto che i problemi economici siano sempre e solo per
alcuni, mentre altri “fortunati” lavoratori abbiano fatto solo poche ore di cassa integrazione. NON SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA? In
una tale situazione servirebbe invece più unità e solidarietà!
Oltre il danno anche la beffa! Come se non bastasse fare la
cassa in modo ingiusto, si deve sopportare anche che i pensionati lavorino al
posto dei cassaintegrati e che parte del lavoro venga assegnato all’esterno. Questa
è veramente una presa in giro! SE C’E’
LAVORO DEVONO RIENTRARE I LAVORATORI IN CASSA!!!
E la nostra 14° mensilità che fine ha fatto? Ci verrà
pagata o no? E in che modo? A rate o in unica soluzione in futuro? Perché non ci viene chiarito una volta per
tutte se è stato fatto un accordo sul pagamento della 14°?
OCCORRE PARLARNE PERCHE’ TUTTI DEVONO
SAPERE COME STANNO LE COSE!!
Nonostante quanto detto sopra, le RSU non hanno voluto fare
nemmeno un’ora di assemblea retribuita, PERCHE’? La legge 300/70 prevede 7 ore
di assemblee retribuite nell’arco di ogni anno a disposizione dei lavoratori,
invece siamo stati costretti a raccogliere
le firme per poter fare quello che ci spetta di diritto. PERCHE’ LE RSU NON VOGLIONO FARE LE ASSEMBLEE? Non le pagano di
certo loro le ore di assemblea, O NO? Per
questo i lavoratori hanno chiesto questa assemblea per potersi confrontare con
i rappresentanti sindacali e sapere in
che direzione sta andando l’azienda. I
segnali che ci sono non sono certo incoraggianti!
NOI VOGLIAMO CHIAREZZA!!!
Castellanza,
11 Luglio 2013
La CRISI INFINITA di FINMECCANICA
Riconvertire e diversificare di più.
Se Non Ora Quando?
La crisi dell’holding della Difesa e
Sicurezza Finmeccanica è iniziata nel 2008, quando si sono intrecciati
avvenimenti che hanno portato il gruppo ad accumulare perdite di oltre tre miliardi di euro nei
bilanci 2011 e 2012. Il 2008 non è solo l’anno della crisi finanziaria mondiale
che ha visto il salvataggio di banche con denaro pubblico, ma quello in cui
Finmeccanica acquista la statunitense DRS, pagandola ad un prezzo più alto del
suo valore compresi i debiti.
Negli anni successivi si sono moltiplicate
inchieste per utilizzo di fondi neri per agevolare alcune commesse o riciclare
denaro, accuse di corruzione e tangenti con relativi danni all'immagine, e
bocciature del titolo da parte delle case d'affari. L’ultimo bilancio approvato
nel maggio 2013 si è chiuso con una perdita di 786 milioni di euro.
Il nuovo amministratore delegato, Alessandro
Pansa, ritiene pertanto di affrontare la nuova fase del mercato mondiale,
caratterizzato da una forte concorrenza, con ristrutturazioni e cessioni di
aziende del gruppo in parte già avviate, unitamente alla emanazione delle regole sulla trasparenza e alla conclusione
della riforma delle nomine per le s.p.a. del Tesoro.
La riorganizzazione ha puntato a
razionalizzare il capitale investito, i processi produttivi e la rete dei
fornitori. Il settore aerospazio e difesa, 60mila dipendenti (circa 40mila in
Italia) dei complessivi 68mila (rappresenta l’86% del fatturato), ha visto una
riduzione netta al 31-12-2013 di 285 unità in AleniaAermacchi , di 253 in AgustaWestland e 2131 unità nel gruppo Selex ES.
In poche parole, che ha pesato
sull’andamento del gruppo sono stati, per il segmento militare, la stasi degli investimenti nel settore Difesa
ed il rallentamento di alcuni importanti programmi di acquisizione, fra cui il
caccia multiruolo F-35.
Il 19 giugno 2013 i responsabili del
progetto hanno trasmesso un report al Dipartimento della Difesa USA in cui si
esprimeva una forte preoccupazione: Il nuovo caccia della Lockheed Martin già
una volta ha rischiato l’annullamento per aver superato la soglia critica della
spesa così come previsto dallo statuto Nunn McCurdy. Oggi si rende necessaria una ulteriore riprogrammazione,
questa cosa fa dell’F-35 un progetto
continuamente a rischio. Per rendere più economico il costoso caccia,
Lockheed Martin e DoD devono offrire, ai paesi coinvolti, più opportunità di
lavoro decentrato.
Il Giappone è diventato il secondo
paese dopo l’Italia ad aver ottenuto la possibilità di un reparto FACO (Final Assembly and Check Out). La sopravvivenza dei reparti
FACO di Giappone e Italia dipendono dalla volontà politica di mantenere in vita
un progetto nato male, e proseguito peggio. Nello stabilimento FACO di Cameri si
dovrebbe concentrare tutta l'attività di assemblaggio e manutenzione dei
velivoli europei.
Il problema è che non c’è paese europeo
che non abbia messo in discussione la propria partecipazione riducendo e
diluendo i propri ordini iniziali. Ad oggi all’Italia viene garantita la
produzione di 3 F-35A per il lotto 6, e 3 per il lotto 7, che sono poi quelli
ordinati dal governo. I quattro ordinati nel lotto 8 sono in attesa di
finanziamento.
Il governo avrà il coraggio di spendere centinaia
e centinaia di euro (dai 235 milioni di dollari dei prototipi ai circa 130 di
uno di serie) per dare lavoro a poche centinaia di lavoratori?
Lo stabilimento di Cameri è già costato
796 milioni e 540 mila € di denaro pubblico per vedere funzionare il 15-30 %
della sua capacità produttiva. Quanti ulteriori tagli alla sanità, alla
cultura e ai servizi sociali, e quanti sacrifici saranno ancora disposti a
sopportare gli italiani anche per queste irrazionali spese?
In Italia tale stabilimento è nato tra
le polemiche di chi lamentava la scarsa affidabilità del progetto ed i suoi
alti costi, e quelle dei lavoratori di AleniaAermacchi di Torino/Caselle che
vedevano ridurre il lavoro nei propri stabilimenti. La partecipazione all’F-35
ha significato la fine della produzione già programmata
del velivolo europeo EFA, e un evidente arretramento dell’azienda da costruttore
di velivoli a subfornitore di manodopera. Dopo la recente ristrutturazione, il sito
di Caselle relativamente ai programmi EFA, al nuovo UAV, LCA e C27J, non ha
certezze.
Nei mesi di maggio e giugno 2013, ci
sono stati scioperi, fra Torino e Caselle, indetti per esprimere la forte preoccupazione
per il futuro del polo aeronautico torinese, e per denunciare il calo
produttivo che provoca continui spostamenti di lavoratori verso lo stabilimento
di Pomigliano D’Arco (il numero di lavoratori in trasferta ammonta a circa 300
unità). Senza una nuova progettazione
non c’è una nuova produzione. Tale situazione di incertezza viene confermata anche
da un piano industriale che vedrebbe saturare la forza lavoro di Caselle con le
attuali commesse. Eventuali cali produttivi dovrebbero essere compensati da
commesse provenienti da altri siti del gruppo.
L’Amministratore delegato di
Finmeccanica, Alessandro Pansa, in un intervento al convegno indetto dal centro studi Demetra,
ha dichiarato che “persa la battaglia sul lavoro e quella sui capitali a favore
dei paesi emergenti, il vantaggio competitivo che rimane ai paesi occidentali è
quello del gap tecnologico tuttora esistente, e le tecnologie si trovano
nell'industria. Di qui la necessità di difendere la presenza dell'Italia in un
settore industriale di cui non si è ancora disfatta”. Pansa si chiede se vi è
interesse non solo a salvaguardare, ma a favorire lo sviluppo dell'industria
aerospaziale in Italia, chiedendo di rilanciare una politica del settore
spaziale in Europa dove l'Italia può giocare un suo ruolo, a patto che sia il
soggetto comunitario ad essere il destinatario di una parte importante delle
risorse.
Ma se il rilancio del settore deve partire dall’Europa, che ne sarà
dell’F-35? E soprattutto, l’Europa, ha come priorità il finanziamento della
tecnologia militare per fabbricare manufatti militari? Se il ruolo del
governo deve essere anche quello di offrire un sostegno allo sviluppo
tecnologico, perché il sistema privato non è in grado di sostenere, da solo, le
ingenti spese necessarie, perché mai la cittadinanza non dovrebbe decidere che
le scelte su cui far ricadere il denaro pubblico sono altre?
Sarà possibile mantenere una
spesa militare capace di sostenere le spese degli F-35, dell’addestratore 345
ex M331 di AleniaAermacchi di Venegono (a cui si è già finanziato e comprato
l’M346), del nuovo velivolo a pilotaggio remoto (UCAV) per non parlare delle
richieste della Marina ed Esercito italiano?
Le scelte sulla destinazione del denaro
pubblico e della distribuzione delle risorse non sono un affare solo per i
militari e per Finmeccanica. Lo sanno bene i generali quando dichiarano: “Senza Tornado e AV8 saremmo stati fuori
dalla campagna libica”. Dobbiamo capire che se l’Italia vuole rivestire un
ruolo nelle missioni a guida NATO o in coalizione servono i mezzi, e l’ F 35 è
il più capace e conveniente , se così non fosse apriamo un dibattito nel paese
per rivedere il ruolo nelle Forze Armate.
Ma è questo che l’Italia vuole, finanziare armi e guerre?
Noi
non siamo d’accordo, apriamo un dibattito nelle fabbriche e sui territori e verifichiamo
cosa è più urgente e necessario per questo paese. Il TAR del Lazio deve rispondere su un ricorso
del Codacons contro l’acquisto F35. Secondo il presidente Carlo Rienzi,
l’acquisto degli F35 comporterebbe un grave danno per la spesa pubblica di cui
i consumatori e contribuenti sono finanziatori e non è stata dimostrata né la
rispondenza del programma all’interesse pubblico, né la sua sostenibilità e
proporzionalità rispetto alle disponibilità di denaro pubblico.
13/14 luglio 2013
giovedì 11 luglio 2013
BUSTO ARSIZIO: Leader del catering e del lavoro nero, 14 denunciati
L'indagine è partita da un articolo che raccontava l'esperienza di un lavoratore di una delle cooperative di facchinaggio: «In quell'articolo il lavoratore denunciava l'esistenza di un'organizzazione di caporali che sfruttava il lavoro di persone bisognose nella zona del Basso Varesotto - ha spiegato il comandante Morelli - da lì abbiamo avviato l'indagine condotta dagli agenti di Gallarate in maniera impeccabile». Da quella denuncia si è scoperto che i caporali in provincia di Varese erano tre e attorno a loro gravitavano almeno un centinaio di persone che venivano chiamate per lavorare in queste occasioni mondane tra la provincia di Varese e quella di Milano. I lavoratori venivano pagati in nero dalla società di catering circa 12 euro l'ora, di questi 2 euro all'ora andavano al caporale oltre ad una sorta di pizzo di 5 euro giornaliere per quello che nel sistema veniva definito "diritto di chiamata". Un lavoratore che lavorava 10 ore, quindi, incassava 120 euro e ne girava 25 allo sfruttatore.
varesenews.it
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Whirlpool firma l'accordo che apre la pace sindacale
Adesso però arriva la notizia dell'accordo: è stato firmato nella sede istituzionale della Provincia Autonoma di Trento dai sindacati, dalla stessa Provincia e dall'azienda. Un momento decisivo perchésancisce l'inizio di un percorso condiviso che porterà alla graduale dismissione del sito produttivo Whirlpool di Spini di Gardolo. L'accordo costituisce infatti una cornice formale che determina l'apertura di tavoli tecnici intorno a tre temi principali: il piano sociale, la riqualificazione del personale, e la riconversione del sito industriale.
Sul tema della riconversione, l'azienda dichiara nell'accordo la propria disponibilità ad aprire un percorso di confronto al fine di affiancare e supportare la Provincia stessa nella verifica e nel sostegno delle opportunità di re-industrializzazione del sito, proprio in considerazione dell'interesse dichiarato dalla Provincia Autonoma di Trento e dalle Organizzazioni Sindacali di mantenere vivo il tessuto manifatturiero sul territorio.
varesenews.it
Sul tema della riconversione, l'azienda dichiara nell'accordo la propria disponibilità ad aprire un percorso di confronto al fine di affiancare e supportare la Provincia stessa nella verifica e nel sostegno delle opportunità di re-industrializzazione del sito, proprio in considerazione dell'interesse dichiarato dalla Provincia Autonoma di Trento e dalle Organizzazioni Sindacali di mantenere vivo il tessuto manifatturiero sul territorio.
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Processo Finmeccanica, udienza rinviata per lo sciopero degli avvocati
E' stata rinviata al 29 luglio l'udienza del processo Finmeccanica che vedere Giuseppe Orsi, ex-amministratore delegato di Finmeccanica, e Bruno Spagnolini, ex-amministratore delegato di Agusta Westland, accusati di corruzione internazionale per aver pagato tangenti ad esponenti dell'aviazione indiana per l'acquisto da parte del governo di una partita di 12 elicotteri dell'azienda italiana. Secondo il procuratore Eugenio Fusco i due avrebbero autorizzato il versamento di una mazzetta di 28 milioni di euro attraverso operazioni fittizie che vedrebbero coinvolte società estere riconducibili a due faccendieri Guido Hashcke e Carlo Gerosa che fecero da intermediari per il maresciallo Tyagi, alto esponente delle forze armate aeree indiane, destinatario di parte della tangente. Il rinvio della seconda udienza è stato determinato dallo sciopero degli avvocati che da qualche giorno sta paralizzando l'attività giudiziaria anche a Busto Arsizio.
varesenews.it
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martedì 9 luglio 2013
Marchionne: "Chiarezza dopo la Consulta o Fiat bloccherà gli investimenti in Italia"
In serata, a margine dell'assemblea per la fusione tra Fiat Industrial e Cnh è poi tornato sull'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, dichiarato incostituzionale dalla Consulta su ricorso della Fiom: "E' importante che questo governo proponga qualche soluzione, ci dica quali sono le nuove norme che vanno a rimpiazzare l'articolo 19".
repubblica.it/
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ETERNIT IN AMIANTO IN AGUSTA
Buon giorno,
sui segnalazione di alcuni operai della
meccanica,
poco fa mi sono PERSONALMENTE recato nella
discarica del ferro che sta sul retro dello stabile, per verificare di persona quanto mi è stato
comunicato a voce:
nella discarica ci sono accatastati alcune
pigne di ETERNIT appena rimosse dal tetto della meccanica e si presume siano le eternit contenti amianto
visto che vengono sostituite con i pannelli in alluminio.
Il materiale di imballo usato è della semplice
plastica trasparente con evidenti segni di RIUTILIZZO e con segni di nastro
rimosso, molti di questi imballi avevano degli strappi e
delle rotture con l’eternit libero all’aria, in uno vi era uno strappo molto largo dove vi
erano evidenti pezzi di eternit sbriciolato che potevano Tranquillamente uscire
dalla plastica.
La cosa più lampante e grave è che le eternit
NON ERANO PROTETTE con nessuna vernice protettiva
visto che era facile vedere attraverso la
plastica oltre che DENTRO GLI STRAPPI.
Questo non fa che confermare quanto già
precedentemente segnalato e che ha portato anche ad una richiesta di intervento
degli RLS all’ASL, intervento quasi inutile dato che i tecnici
dell’ASL sono venuti in azienda Proprio quando la ditta che rimuove le eternit Non era presente e non era presente nemmeno un
imballo.
Nella recente riunione con il resp Manutenzione e RSPP, noi RLS abbiamo chiesto chiarimenti in merito
all’ispezione dell’ASL, ma ci è stato risposto che è difficile credere
che usino sacchi “riciclati” e non quelli previsti dalla norma anche perché la
discarica può accettare solo imballi idonei, a questo punto mi sorge spontanea una domanda:
DOVE FINISCONO QUELLE
ETERNIT?
Sul fatto che gli operai non indossino ancora
l’abbigliamento idoneo e nemmeno le mascherine non l’ho potuto
verificare, dato che non era presente nessun operatore
della ditta.
RLS Agusta
13-14 LUGLIO 2013 LA NOTTE IN BIANCO CONTRO GLI F-35
Appuntamento
alle ore 19 di sabato 13 luglio, nella piazza del Municipio di Bellinzago
Novarese (poco distante dalla stazione ferroviaria).
Logistica
per il 13-14 – manifestazione NO EFFE 35
Ci si trova nella piazza del
Municipio di Bellinzago Novarese a partire dalle ore 19 di sabato 13 luglio
(vedi la cartina).
Si sta in piazza fino al massimo
alle 22.
In piazza musica e
interventi.
Poi si comincia la marcia verso
l'aeroporto militare di Cameri.
Si passa da via don Minzoni, via
Libertà, via per Cameri SP4.
Si arriva al cancello nord
dell'aeroporto, quello dal quale si accede ai capannoni della fabbrica per gli
F-35.
Si sosta per un po' davanti a questo
cancello.
Poi si riprende a camminare e si
arriva davanti all'ingresso principale dell'aeroporto.
Da mezzanotte in poi si staziona da
quelle parti.
Ci sono dei prati sui quali si può
piantare la tenda per la nottata.
Chi se la sente può fare l'alba e
restare fino alle sette del mattino.
Al mattino si ritorna tutti insieme
verso Bellinzago.
O ci si disperde in altre direzioni,
a seconda del mezzo di trasporto impiegato per arrivare.
Il percorso complessivo da
Bellinzago al punto di arrivo è di circa cinque chilometri su strada
asfaltata.
Servono: scarpe e abbigliamento
comodi, meglio pantaloni lunghi e possibilità di coprirsi anche le braccia (per
le zanzare, che però, di solito, spariscono in un'ora imprecisata tra le 23 e
mezzanotte), una torcia elettrica con batterie di ricambio, acqua e cibo minimi
di sopravvivenza (anche se ci sarà un furgone presso il quale si potranno
acquistare generi alimentari e bevande)
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