Cavaria con Premezzo - È stata eseguita alla vigilia di Natale l'autopsia sul corpo di El Hadj Samba Diop - per tutti Asse - il trentacinquenne senegalese morto in fabbrica martedì 23 dicembre. Gli esiti completi non sono ancora noti, ma non sembrano comunque esserci dubbi sulla causa del decesso, avvenuto per schiacciamento. Asse stava infatti lavorando su un montacarichi quando un anello si è spezzato facendo precipitare l'operaio e l'elevatore stesso, che l'ha travolto.
Il pubblico ministero Luigi Furno - rimasto in via Minniti fino a sera con i carabinieri e il legale della società Stefano Bettinelli - ha già delegato Asl e aliquota reati ambientali della procura a svolgere accertamenti precisi sul macchinario perché a quanto pare neanche avrebbe dovuto trovarsi all'interno dell'azienda. Non figura nella documentazione e soprattutto - ritengono gli inquirenti - sarebbe stato costruito almeno sessant'anni prima da un fabbro passato ormai a miglior vita.
Dunque il montacarichi non sarebbe mai stato sottoposto a revisioni o manutenzioni (o almeno questo è ciò che emergerebbe dai documenti acquisiti finora dagli investigatori). Perché utilizzarlo se così vetusto?
È quel che vuol capire il pm. Nel frattempo però c'è da stabilire quale veste e quale ruolo ricoprisse Asse Diop quel giorno. La questione è un po' complicata e non è tutt'ora perfettamente chiara neppure agli inquirenti: stando a quanto ricostruito finora, lo stabilimento in cui è avvenuta la tragedia è pertinenza di uno dei tre rami societari in cui si è scissa l'impresa originaria, ma il manovale risulterebbe dipendente di un altro segmento. Non sarà quindi facile individuare le posizioni di garanzia.
Nel frattempo la salma del trentacinquenne - sposato con figli e residente a Casorate Sempione - è stata dissequestrata e restituita ai parenti. Con ogni probabilità verrà traslata in Senegal, a Dakar, paese di cui era originario e lì gli verrà dato l'ultimo saluto, seguendo le tradizioni della sua cultura e della sua religione. In Italia era arrivato nel 1990 e con tanto impegno e forza di volontà si era inserito perfettamente nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale e soprattutto aveva costruito una famiglia con la moglie, dalla quale aveva avuto tre figli di sedici, tredici e otto anni. Per tutta la comunità la sua scomparsa è stata un grande shock.
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