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giovedì 24 ottobre 2019
mercoledì 27 marzo 2019
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LE BASI USA E NATO
GLI USA STRACCIANOlo storico trattato per il controllo degli armamenti nucleari - INF -
sui missili nucleari a raggio intermedio siglato aWashington da Reagan e Gorbachev nel 1987
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LE BASI USA E NATO
Il mondo sta sottovalutando il pericolo di una guerra nucleare
Purtroppo, a questa categoria , appartengono le nuove bombe nucleari, B61-12 che il prossimo anno gli USA piazzeranno in Italiaa Ghedi e Aviano , in sostituzione di vecchie bombe atomiche. L’altro pericolo viene dalla “disintegrazione del sistema internazionale di controllo degli armamenti,” espresso dal ritiro degli USA dal Trattato INF (1987) che permette a Trump di schierare in Europa missili a raggio intermedio con base a terra. Il nostro governo ha approvato in sede NATO tale piano e ha dato la disponibilità a installarli in Italia come quelli che erano stati installati a Comiso negli anni ’80. E’ ormai in atto una vera corsa fra USA e Russia al riarmo nucleare, trainata dalla superpotenza americana, che già con Obama ed ora con Trump, ha messo a disposizione oltre mille miliardi di dollari per modernizzare il suo arsenale atomico. Trump, che nel nel 2017 ha speso un’enorme cifra in armi, ben 660 miliardi di dollari, sta sferzando i suoi alleati europei perché tutti investano in armi almeno il 2% del PIL. Se l’Italia obbedisse agli ordini di Trump spenderebbe 100 milioni di euro al giorno in armi (già oggi ne spende settanta milioni al giorno!). La Cina non sta a guardare, nel 2017 ha speso ben 228 miliardi di dollari per la difesa. La corsa agli armamenti senza freni ci pone davanti ad un enorme apparato distruttivo di 15.000 bombe atomiche a disposizione dei militari che si estende anche ai nuovi mezzi della guerra elettronica, automatizzata, dronizzata, satellitare e spaziale (ricordiamo il sistema MUOS che ha una delle sue basi a Niscemi). E' una follia collettiva: nel 2017 abbiamo raggiunto a livello planetario l’astronomica cifra di1.739 miliardi di dollari, pari a oltre 4,5 miliardi di dollari che spendiamo ogni giorno in armi. Di fronte a questo pauroso scenario di militarizzazione incombente, invitiamo il movimento per la pace, insieme ai movimenti per la giustizia sociale ed ambientale che si battono contro le grandi opere nocive e per la salvaguardia del Pianeta, a costruire un mondo che superi le strutture della violenza e dell'oppressione. Per questo organizziamo una giornata di mobilitazione internazionale contro le basi USA e NATO lanciata per il 4 aprile 2019, chiedendo che vengano applicati una serie di provvedimenti molto concreti:
- non si prosegua l’acquisto degli F-35 e si riducano in modo consistente le spese militari (70 milioni al giorno) - non si piazzino a Ghedi e Aviano le nuove bombe nucleari B61-12 - non siano collocati in Italia nuovi missili "atomici USA" - non si continuino a vendere le bombe all’Arabia Saudita - non si continui a consentire l’uso delle basi USA per la guerra in Siria e Yemen e per tutte le guerre - i soldati italiani lascino l’Afghanistan e le altre missioni di guerra - l’Italia ratifichi il Trattato ONU per l’abolizione degli ordigni nucleari - si chiudano le basi e le istallazioni USA e NATO e le si riconverta a uso civile.
lunedì 29 ottobre 2018
giovedì 25 ottobre 2018
giovedì 27 settembre 2018
domenica 3 giugno 2018
Fondazione Banca Etica e Rete Disarmo azionisti critici all'assemblea di Leonardo. "Puntare sul business militare fa male al bilancio e aumenta rischi di corruzione"
L a
Fondazione
Finanza Etica (FFE) partecipa oggi per la terza volta
consecutiva
all'assemblea degli
azionisti di Leonardo, il principale produttore
italiano di armamenti, il cui
maggiore azionista è il
Ministero del Tesoro italiano con il 30,2%.
«Saremo in assemblea con tre
azioni, per conto di Rete Italiana
per il Disarmo, che
coordina
diverse organizzazioni pacifste
e della nuova rete europea di investitori istituzionali
SfCShareholders
for
Change, che ha un patrimonio investito totale di circa 22 miliardi di euro»,
spiega
Simone Siliani, direttore
di FFE,
fondata nel 2003 da Banca Etica. L'intervento della
Fondazione
criticherà il progressivo sbilanciamento
della produzione verso commesse militari, che ha
portato ad un crollo della
redditività dell'impresa e ad una diminuzione dell'occupazione. «In
base
ai dati di ASD, l'associazione dei produttori europei del settore difesa, negli
ultimi 15 anni
l'aeronautica civile ha
generato ricavi che hanno superato del 36% quelli del settore
aeronautico
militare, creando 223.000 nuovi
posti di lavoro. Mentre nel settore militare l'occupazione è
scesa
del
55% e si sono persi 211.000 posti di lavoro. Leonardo, però, ha deciso
di puntare sempre
di più sul settore
militare: nel 2014 costituiva il 54% del fatturato totale, ora siamo al
68%.
Non c'è da stupirsi,
quindi, che i conti della società siano molto deludenti». Oggi
Leonardo
porterà all'approvazione dei
soci un bilancio che riporta un crollo del 44% dell'utile netto tra
il
2016 e
il 2017. Il 10 novembre del 2017, quando la società ha improvvisamente deciso
di
correggere le previsioni di
crescita, il titolo è crollato del 21% in borsa.
La
scelta di concentrarsi sul settore militare esporrebbe inoltre la società a
maggiori rischi di
corruzione. «Il Sipri,
l'istituto indipendente di Stoccolma che si occupa di ricerche militari,
riporta
che
gli
illeciti nel settore degli armamenti sono talmente endemici che circa il 40%
della
corruzione totale nelle
transazioni globali sarebbe collegata al commercio di armi», spiega
Francesco Vignarca,
coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo. «Leonardo e le
sue
controllate sono state accusate
di corruzione in India, Panama, Corea del Sud e, più
recentemente, in Indonesia. Il
Norwegian Council of Ethics, che efettua un costante
monitoraggio
etico
del fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo con un patrimonio di 877
miliardi di
euro,
ha rilevato un "rischio
inaccettabile" che Leonardo possa continuare ad essere
coinvolto in casi
rilevanti di corruzione in futuro. E' un problema grave per tutti gli
azionisti,
a partire dal Ministero
del Tesoro».
Fondazione Finanza
Etica.
La
Fondazione Finanza Etica è stata creata a Padova nel 2003. Fa parte del Sistema
Banca Etica
(www.bancaetica.it) e ha come
obiettivo la promozione di reti di nuove economie sostenibili e
di
una
nuova cultura economica e fnanziaria al servizio della società e
dell'ambiente.
Nel
2007 FFE ha acquistato un numero simbolico di azioni di Enel ed Eni per «portare
la voce
della
società civile e dei movimenti del Sud del mondo nelle assemblee delle più
importanti
società italiane» e per
«promuovere il ruolo dei piccoli azionisti e il loro contributo alla
vita
dell'impresa». Nel 2016 sono
state acquistate anche azioni di Finmeccanica. Le iniziative
di
azionariato critico della
Fondazione sono sostenute da Re:Common e Rete Disarmo. Tutte
le
informazioni sono disponibili
sul sito www.fcre.it.
Rete
Disarmo
La
Rete Italiana per il Disarmo è un organismo nazionale di coordinamento sulle
tematiche della
spesa
militare e del controllo degli armamenti. Fondata nel 2004 è composta da: ACLI -
Archivio
Disarmo - ARCI - ARCI Servizio
Civile - Associazione Obiettori Nonviolenti - Associazione
Papa
Giovanni XXIII - Associazione
per la Pace – Assopace Palestina - Beati i costruttori di Pace
-
Centro
Studi Difesa Civile - Conferenza degli Istituti Missionari in Italia -
Coordinamento Comasco
per la
Pace - FIM-Cisl - FIOM-Cgil - Fondazione Finanza Etica - Gruppo Abele - Libera
-
Movimento Internazionale della
Riconciliazione - Movimento Nonviolento – Noi Siamo Chiesa
-
OPAL
Brescia - Pax Christi - Un ponte per...
Tutte
le informazioni sono disponibili sul sito: www.disarmo.org
SfC-Shareholders for
Change
SfC -
Shareholders for Change ("Azionisti per il Cambiamento") è una rete di
investitori
istituzionali europei che, in
qualità di azionisti, svolgono attività di dialogo con le imprese al fne
di
infuenzare e sollecitare buone
pratiche e comportamenti sostenibili e responsabili nel
mediolungo
periodo. Nata a Milano nel
dicembre del 2017, su iniziativa del Gruppo Banca Popolare
Etica,
ha sette soci fondatori per un totale di circa 22 miliardi di euro di asset
gestiti: Bank für
Kirche und Caritas eG
(Germania), Ecof Investissements, Groupe Crédit Coopératif
(Francia),
Etica
Sgr, Gruppo Banca Etica (Italia), fair-fnance Vorsorgekasse (Austria),
Fondazione Finanza
Etica
(Italia), Fundacion Fiare (Spagna), Meeschaert Asset Management
(Francia).
Nel
corso del 2018, SfC organizzerà azioni congiunte alle assemblee di Generali,
Acea, Leonardo-
Finmeccanica, Eni, Enel,
Rheinmetall (Germania) ed Engie (Francia).
Per
ulteriori informazioni
Chiara
Bannella
Ufcio
Stampa di Banca Etica
Tel.:
+39 06 42016060
E-mail: cbannella@bancaetica.com
Web:
www.bancaetica.it,
www.fcre.it
Francesco
Vignarca
Coordinatore Rete
Disarmo
Tel.:
328/3399267
E-mail: segreteria@disarmo.or
sabato 12 maggio 2018
Pacco bomba nucleare dagli Usa
La nuova bomba nucleare B61-12 – che gli Usa si preparano a inviare in Italia, Germania, Belgio, Olanda e probabilmente in altri paesi europei – è ormai in fase finale di realizzazione.
Lo ha annunciato il generale Jack Weinstein, vice-capo di stato maggiore della U.S. Air Force, responsabile delle operazioni nucleari, intervenendo il 1° maggio a un simposio della Air Force Association a Washington di fronte a uno scelto uditorio di alti ufficiali e rappresentanti dell’industria bellica. «Il programma sta andando estremamente bene», ha sottolineato con soddisfazione il generale, specificando che «abbiamo già effettuato 26 test di ingegneristica, sviluppo e volo guidato della B61-12».
Il programma prevede la produzione, a iniziare dal 2020, di circa 500 B61-12, con una spesa di circa 10 miliardi di dollari (per cui ogni bomba viene a costare il doppio di quanto costerebbe se fosse costruita interamente in oro).
I molti componenti della B61-12 vengono progettati nei laboratori nazionali Sandia di Los Alamos, Albuquerque e Livermore (in New Mexico e California), e prodotti in una serie di impianti in Missouri, Texas, South Carolina, Tennessee. La bomba viene testata (senza carica nucleare) nel Tonopah Test Range in Nevada.
La B61-12 ha «qualità» interamente nuove rispetto alla attuale B61 schierata in Italia e altri paesi europei: una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili; un sistema di guida che la dirige con precisione sull’obiettivo; la capacità di penetrare nel sottosuolo, anche attraverso cemento armato, esplodendo in profondità.
La maggiore precisione e la capacità penetrante rendono la nuova bomba adatta ad attaccare i bunker dei centri di comando, così da «decapitare» il paese nemico. Una B61-12 da 50 kt (equivalenti a 50 mila tonnellate di tritolo) che esplode sottoterra ha lo stesso potenziale distruttivo di una bomba nucleare da oltre un megaton (un milione di tonnellate di tritolo) che esplode in superficie.
delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.it>>>
Lo ha annunciato il generale Jack Weinstein, vice-capo di stato maggiore della U.S. Air Force, responsabile delle operazioni nucleari, intervenendo il 1° maggio a un simposio della Air Force Association a Washington di fronte a uno scelto uditorio di alti ufficiali e rappresentanti dell’industria bellica. «Il programma sta andando estremamente bene», ha sottolineato con soddisfazione il generale, specificando che «abbiamo già effettuato 26 test di ingegneristica, sviluppo e volo guidato della B61-12».
Il programma prevede la produzione, a iniziare dal 2020, di circa 500 B61-12, con una spesa di circa 10 miliardi di dollari (per cui ogni bomba viene a costare il doppio di quanto costerebbe se fosse costruita interamente in oro).
I molti componenti della B61-12 vengono progettati nei laboratori nazionali Sandia di Los Alamos, Albuquerque e Livermore (in New Mexico e California), e prodotti in una serie di impianti in Missouri, Texas, South Carolina, Tennessee. La bomba viene testata (senza carica nucleare) nel Tonopah Test Range in Nevada.
La B61-12 ha «qualità» interamente nuove rispetto alla attuale B61 schierata in Italia e altri paesi europei: una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili; un sistema di guida che la dirige con precisione sull’obiettivo; la capacità di penetrare nel sottosuolo, anche attraverso cemento armato, esplodendo in profondità.
La maggiore precisione e la capacità penetrante rendono la nuova bomba adatta ad attaccare i bunker dei centri di comando, così da «decapitare» il paese nemico. Una B61-12 da 50 kt (equivalenti a 50 mila tonnellate di tritolo) che esplode sottoterra ha lo stesso potenziale distruttivo di una bomba nucleare da oltre un megaton (un milione di tonnellate di tritolo) che esplode in superficie.
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mercoledì 21 marzo 2018
Il Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2017-2019
Il motivo principale per cui l’Italia ha scelto il caccia F-35: la capacità di eseguire una missione nucleare
Rossana De Simone
Il Documento programmatico pluriennale (DPP) per la Difesa per il triennio 2017-2019, presentato alle Commissioni difesa di Camera e Senato nell’agosto 2017, costruisce l’evoluzione del quadro strategico nella dimensione militare sulla base dell’analisi geopolitica internazionale delineata nel Libro Bianco 2015 e si presenta suddiviso in tre parti: impegni nazionali della Difesa, sviluppo dello strumento nazionale e bilancio della difesa.
Come sottolineato nel Libro Bianco della difesa, tra le priorità geo-strategiche del Paese vi sono la sicurezza della regione euro-atlantica, l'area euro-mediterranea e quella mediorientale. L’area euro-mediterranea è la regione “su cui si incentra il focus strategico nazionale” in quanto è uno spazio geopolitico estremamente interconnesso che negli ultimi anni ha visto aumentare drammaticamente l’instabilità, la conflittualità e l’insicurezza al suo interno. L'affermazione di gruppi terroristici hanno alimentato i flussi migratori e messo a rischio la libertà dei traffici commerciali e la sicurezza energetica. Tale minaccia, secondo la politica estera e di difesa italiana, permette di legittimare il superamento dei tradizionali concetti di "sicurezza" e "difesa". In definitiva l’Italia deve divenire un attore della sicurezza globale capace di esercitare un ruolo di responsabilità a livello internazionale, operare non solo per la salvaguardia degli interessi nazionali, ma anche per la protezione e la tutela delle popolazioni nelle aree di crisi, e sviluppare la promozione di livelli crescenti di sicurezza e stabilità globale. Insomma economia, energia, migrazioni e sicurezza riguardano l’interesse nazionale e la politica di difesa, e avvallano l’uso dello strumento militare.
Rossana De Simone
Il Documento programmatico pluriennale (DPP) per la Difesa per il triennio 2017-2019, presentato alle Commissioni difesa di Camera e Senato nell’agosto 2017, costruisce l’evoluzione del quadro strategico nella dimensione militare sulla base dell’analisi geopolitica internazionale delineata nel Libro Bianco 2015 e si presenta suddiviso in tre parti: impegni nazionali della Difesa, sviluppo dello strumento nazionale e bilancio della difesa.
Come sottolineato nel Libro Bianco della difesa, tra le priorità geo-strategiche del Paese vi sono la sicurezza della regione euro-atlantica, l'area euro-mediterranea e quella mediorientale. L’area euro-mediterranea è la regione “su cui si incentra il focus strategico nazionale” in quanto è uno spazio geopolitico estremamente interconnesso che negli ultimi anni ha visto aumentare drammaticamente l’instabilità, la conflittualità e l’insicurezza al suo interno. L'affermazione di gruppi terroristici hanno alimentato i flussi migratori e messo a rischio la libertà dei traffici commerciali e la sicurezza energetica. Tale minaccia, secondo la politica estera e di difesa italiana, permette di legittimare il superamento dei tradizionali concetti di "sicurezza" e "difesa". In definitiva l’Italia deve divenire un attore della sicurezza globale capace di esercitare un ruolo di responsabilità a livello internazionale, operare non solo per la salvaguardia degli interessi nazionali, ma anche per la protezione e la tutela delle popolazioni nelle aree di crisi, e sviluppare la promozione di livelli crescenti di sicurezza e stabilità globale. Insomma economia, energia, migrazioni e sicurezza riguardano l’interesse nazionale e la politica di difesa, e avvallano l’uso dello strumento militare.
In questa cornice si inserisce l’approvazione della missione in Niger “Cresce impegno nell’area mediterranea, si dimezza presenza in Iraq. I militari italiani in Africa sono fondamentali per l’interesse nazionale” https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/cresce-impegno-area-mediterranea-dimezza-presenza-in-iraq.aspx Questa affermazione del ministro Pinotti deve essere letta sotto vari aspetti:
1 - Il Niger è un paese ricco di risorse minerarie: carbone, ferro, fosfati, oro, petrolio e soprattutto uranio (quinto paese al mondo per estrazione dell’uranio al opera della multinazionale francese Areva). L’Africa è molto importante per l’ENI (presente in Tunisia, Algeria, Angola, Costa d’Avorio, Ghana, Libia) che assume il ruolo di “motore degli interessi strategici dell’Italia nel mondo (Gentiloni)”.
2 – Collocazione internazionale dell’Italia: necessità di inserirsi nello storico asse Francia-Germania nel campo della difesa europea (Pesco). La Germania contribuisce insieme alla Francia alla “stabilizzazione” (o meglio colonizzazione) della zona sahariana con forze sul terreno, a cui si sono aggiunte quelle statunitensi.
3 – Integrazione fra lotta al terrorismo, stabilità delle frontiere, contrasto all’emigrazione clandestina.
In questa prima parte del documento sono riportate tabelle che indicano il livello di pace globale, la rotta dei migranti nel Mediterraneo centrale, l’evoluzione degli impegni operativi internazionali e nazionali compresa l’emergenza sismica. Alla base dell’analisi sulla complessità del contesto globale vi è la tendenza a teorizzare un mondo estremamente instabile e conflittuale in cui i cambiamenti climatici, il disagio sociale, la competizione per l’approvvigionamento delle risorse naturali, i mutamenti climatici, la pervasività delle nuove tecnologie e il rischio di conflitti tradizionali/ibridi giocano un ruolo fondamentale. L’interconnessione fra gli attori e fattori che si affacciano a livello mondiale ha determinato due movimenti apparentemente contraddittori: globalizzazione (anche finanziaria) e frammentazione tenuti insieme dalla centralità delle reti informatiche che ha esteso la conflittualità nello spazio cibernetico.
mercoledì 24 gennaio 2018
giovedì 18 gennaio 2018
giovedì 11 gennaio 2018
martedì 28 novembre 2017
VIDEO interventi CONVEGNO Rovato contro la guerra e le armi nucleari 14 OTTOBRE 2017
DINUCCI
CREMASCHI
DE SIMONE
BERETTA
MAZZEO
ZANOTELLI/CORAZZINA
BARACCA
INTERVENTI E CHIUSURA
mercoledì 18 ottobre 2017
martedì 10 ottobre 2017
mercoledì 5 luglio 2017
La Svezia blocca l'export di armi verso le dittature
STOCCOLMA -
Primo paese al mondo, la Svezia appronta una legge che limita severamente la
vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i
diritti umani. Un accordo tra il governo di sinistra (socialdemocratici del
premier Stefan Lofvén e Verdi) e i quattro partiti di centrodestra
dell´opposizione storica - i quali di solito offrono appoggio esterno
all´esecutivo - è stato raggiunto per scrivere insieme una legge che contenga la
"clausola della democrazia" nelle norme relative all´export di armamenti, che è
una delle voci piú importanti del successo industriale e di eccellenza del
sistema-paese. L'accordo è stato posto al Consiglio sulla legislazione, e presto
quindi la legge sarà pronta.
"Sono fiera che la Svezia sia il primo paese al mondo a introdurre una simile legge", dice Isabella Lövin, portavoce dei Verdi, junior partner nel governo. Sofie Damm, esperta di politica estera del partito democristiano, obietta che in realtà sarebbe stato ancora meglio introdurre non già severi limiti bensí il bando totale della fornitura di armamenti a dittature. Ma nel compromesso che comunque introduce una prima volta mondiale si è voluto tenere conto anche dell´esigenza di non causare danni eccessivi all´avanzatissima e importante industria militare nazionale, il cui valore nel 2016 era stimato a 1,21 miliardi di dollari. "E´un compromesso per non indebolire in modo eccessivo l´industria della Difesa", ha affermato Hans Wallmark del partito dei Nuovi moderati (centrodestra). "Adesso", egli ha continuato, "abbiamo un quadro legale che si tradurrà in legge e sarà un chiaro segnale alle aziende del comparto, che entro certi limiti e principi precisi l´export è ancora possibile, devono sapere a quali norme attenersi in futuro".
repubblica.it>>>
"Sono fiera che la Svezia sia il primo paese al mondo a introdurre una simile legge", dice Isabella Lövin, portavoce dei Verdi, junior partner nel governo. Sofie Damm, esperta di politica estera del partito democristiano, obietta che in realtà sarebbe stato ancora meglio introdurre non già severi limiti bensí il bando totale della fornitura di armamenti a dittature. Ma nel compromesso che comunque introduce una prima volta mondiale si è voluto tenere conto anche dell´esigenza di non causare danni eccessivi all´avanzatissima e importante industria militare nazionale, il cui valore nel 2016 era stimato a 1,21 miliardi di dollari. "E´un compromesso per non indebolire in modo eccessivo l´industria della Difesa", ha affermato Hans Wallmark del partito dei Nuovi moderati (centrodestra). "Adesso", egli ha continuato, "abbiamo un quadro legale che si tradurrà in legge e sarà un chiaro segnale alle aziende del comparto, che entro certi limiti e principi precisi l´export è ancora possibile, devono sapere a quali norme attenersi in futuro".
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