- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -
Visualizzazione post con etichetta JOBS ACT. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta JOBS ACT. Mostra tutti i post

giovedì 20 ottobre 2016

JOBS ACT: art. 18 e aiuti di stato in cambio del posto fisso e assunzioni - finiti gli aiuti di stato - finite le assunzioni - rimangono solo i licenziamenti

I dati diffusi da Inps dimostrano eloquentemente il bluff del jobs act. Se prendiamo il periodo compreso tra il 1 Gennaio e il 30 agosto 2016 e confrontiamo i dati con quelli dell'anno precedente son solo dolori per il Governo della precarietà.

Nel periodo appena menzionato si registrano ben 395 mila contratti a tempo indeterminato in meno che in percentuale corrispondono a -32,9% E quando parliamo di contratti a tempo determinato si includono anche le assunzioni stagionali, anch'esse in calo rispetto al 2015.

Perchè crollano le assunzioni a tempo determinato?
Perchè ci sono meno incentivi a fondo perduto per le imprese che nel 2015 avevano anche il totale abbattimento dei contributi previdenziali per ben 36 mesi Ma un altro dato incontrovertibile è quello della trasformazione dei contratti a tempo indeterminato, il calo supera il 35%, insomma pochi dati che da soli smentiscono le bugie del Governo sulla creazione di nuovi posti di lavoro e sulla ripresa dei consumi e dell'economia.

Aumentano invece lavoro nero, lavoro gratuito e voucher.
Da cosa lo deduciamo?
Dall'aumento degli stage e dal fatto che la perdita dei contratti a tempo determinato viene compensata dalla crescita dei voucher che in un anno aumentano del 36% e pensare che nel 2015 erano cresciuti, rispetto al 2014, del 71,3%.

Aumentano i licenziamenti.
del resto la cancellazione delle tutele collettive ed individuali è servita a tale scopo, nel 2016 i licenziamenti "per giusta causa" sono cresciuti del 31%sempre nei primi 8 mesi dell'anno 2016 rispetto ai dati del 2015 che già avevano registrato circa 900 licenziamenti in piu' rispetto al 2014.


19 ottobre 2016

venerdì 2 settembre 2016

Occupazione, il sordo tonfo del Jobs act.

Alla fine anche Renzi è costretto ad ammettere la sconfitta. "Se la riforma del mercato del lavoro, il Jobs act, l'avessimo fatto dieci anni fa, avrebbe prodotto un risultato senz'altro migliore per il nostro Paese", ha detto il presidente del Consiglio, in conferenza stampa insieme ad Angela Merkel, a Maranello (Modena). "Se fossimo partiti 10 anni fa, 15 anni fa, come ha fatto la Germania anticipando il futuro, sarebbe stata un'altra storia", ha aggiunto.
Secondo Stefano Fassina, di Sinistra italiana, si conferma il fallimento del cosiddetto Jobs Act e del pacchetto di decontribuzione previdenziale di circa 15 miliardi nel triennio voluto dal governo Renzi: da gennaio 2015al luglio scorso gli occupati a tempo indeterminato sono aumentati di circa 376.000 unita'. L'aumento pero' riguarda soltanto la fascia di eta' superiore ai 50 anni ed e' dovuto al brutale innalzamento dei requisiti per il pensionamento determinato dalla Legge Fornero. Piu' in generale, aggiunge Fassina,  "si conferma il fallimento della politica economica dell'eurozona alla quale il governo e' allineato, al netto di qualche decimale di deficit conquistato per finanziare bonus elettorali".

Lavoro, il governo ha deciso: addio al bonus assunzioni

Le aziende ora sono alla finestra, in attesa di capire dove tira il vento dell'economia. Preferendo nel frattempo contratti a breve o a brevissimo (vedi il boom inarrestabile dei voucher). Ecco perché il governo è ormai pronto a fermare gli incentivi. Un cambio di strategia. "Che senso ha dare altro metadone di fronte agli ultimi dati sull'occupazione?", è la domanda ricorrente tra Palazzo Chigi e ministero dell'Economia. Si pensava di proseguire nel décalage (sconti di anno in anno ridotti), ma la realtà si sta imponendo. E chiama un ripensamento. Così il governo punta su un'altra carta: quella della produttività, ferma da oltre un ventennio, la grande malattia del nostro sistema. Strategia in due tempi. Prima, nella prossima legge di bilancio, agendo sulla leva fiscale, ampliando la detassazione sui premi aziendali di risultato. Poi forzando sulla riforma della contrattazione, se sindacati e Confindustria non chiudono la trattativa. Un intervento previsto al massimo per gennaio, terminata in Parlamento la sessione di bilancio. Senza però toccare né il contratto nazionale né quello territoriale. Ma operando solo a livello aziendale, laddove le risorse pubbliche sarebbero quasi un miliardo l'anno .
repubblica.it

giovedì 14 luglio 2016

Jobs act, Sono state aumentate le sanzioni, per cui lo Stato guadagna di più, ma l'operaio perde il lavoro

Prima era reato. Dopo il Jobs act, non più. Fino a un anno fa, gliispettori del lavoro potevano obbligare le imprese colte in flagrante ad assumere i dipendenti sfruttati. Ora i lavoratori perdono semplicemente il posto. E le imprese rispettose delle regole hanno costi più alti e vanno fuori mercato. E’ il quadro dipinto dagli addetti ai lavori a 13 mesi dalla cancellazione del reato disomministrazione fraudolenta. Quello che si verifica quando le imprese creano società fasulle, in particolare cooperative, per affidare loro alcune attività e ridurre così gli esborsi sulla pelle dei lavoratori, con contratti capestro, stipendi ridotti, abusi negli orari. Un fenomeno che va a braccetto con il caporalato e che, non a caso, è evidente in modo particolare nel settoreagroalimentare.
ilfattoquotidiano.it

domenica 19 giugno 2016

Parigi: Un milione di persone contro il jobs act

ADL Ha accolto l’appello lanciato dalla “Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta” ed ha partecipato all’imponente manifestazione unitaria organizzata dai lavoratori francesi per il 14 giugno dopo tre mesi di proteste contro la legge sul lavoro in discussione in parlamento, legge che intende introdurre, al pari del jobs-act Italiano, delle limitazioni ai diritti dei lavoratori in prims favorendo i licenziamenti e limitando il diritto di sciopero, oltre ad altri gravi e rigide prese di posizione del governo francese contro tutta la classe lavoratrice francese. Oltre un milione di persone ha manifestato nelle strade della capitale francese ma i media hanno mostrato solo i pochi e sporadici scontri pensiamo per paura del contagio e della contaminazione che queste proteste possano scatenare. In contemporanea con la manifestazione di Parigi, i sindacati di Base Italiani hanno organizzato presidi di proteste, sit-in, e iniziative per esprimere piena solidarietà con le motivazioni che hanno spinto milioni di lavoratori e cittadini francesi a protestare per mesi contro questa legge, iniziative che sono avvenute un po’ in tutta Italia. Il governo francese ha preso come spunto di riferimento la legge sul lavoro emanata dal governo italiano e che è stata approvata dal parlamento italiano senza eccessive proteste da parte dei rappresentati dei lavoratori se non tra i sindacati di base che però non ha impensierito minimamente il premier italiano ne il relativo governo, consentendogli l’emanazione della legge praticamente quasi nel silenzio della classe lavoratrice.
Nell’illusione di limitare la precarietà lavorativa, la disoccupazione e il dilagare delle cooperative poco etiche, il Jobs-act italiano ha già mostrato i sui limiti, una legge fatta su richiesta dei padroni che chiedevano le mani libere contro i lavoratori e in cambio avrebbero rilanciato le assunzioni nel paese, invece la legge ha semplicemente favorito i licenziamenti mentre per agevolare le assunzioni hanno dovuto “regalare” ai padroni migliaia di euro per ogni lavoratore assunto: appena i contributi si sono ridotti c’è stato il crollo delle assunzioni, come dimostrano i dati occupazionali del 2016. Mentre i regali economici che il governo continua a elargire alle banche e alla classe padronale stanno mettendo in ginocchio il sistema sociale italiano con pesanti ripercussioni sulla sanita e sul sistema pensionistico, migliaia di lavoratori si sono visti licenziare per essere riassunti con il jobs-act, così facendo molte aziende hanno avuto accesso al contributo statale promesso. Anche sul fronte della contrattazione collettiva nazionale in Italia si stanno assimilando le indicazioni del governo spostando tutti i riconoscimenti economici previsti dai contratti nazionali, che garantivano a milioni di lavoratori un minimo di recupero inflattivo, sui pochi contratti aziendali a fronte dell’incremento produttivo, mentre la parte normativa recepisce i vincoli sul diritto di sciopero e di rappresentanza sindacale, riducendo sensibilmente gli spazi per le rivendicazioni e per le proteste oltre che il rischio di ridurre ulteriormente la presenza dei sindacati di Base all’interno dei posti di lavoro, cosa oltremodo apprezzata sia dai padroni sia dai sindacati “concertativi” che se ne sono guardati bene dal sollevare obbiezioni, anzi….
In Francia, al contrario, l’illusione di far passare la legge nel silenzio come in Italia, è durata proprio poco, le proteste hanno scatenato l’inferno per le strade francesi, fin da subito ci sono state manifestazioni e scioperi, quasi a cadenza settimanale, di tutte le classi lavoratrici con la solidarietà della cittadinanza francese che stanno facendo riflettere il governo francese che sembra mantenere una rigidità quasi surreale e inspiegabile: l’unico motivo di questa rigidità è per la paura di una estensione delle proteste in tutta Europa se si dovessero accogliere le motivazioni dei manifestanti. Per lo stesso motivo era importante, da parte di tutti i sindacati di Base europei, essere presenti anche solo simbolicamente, vista l’enorme partecipazione di oltre un milione di persone, ma che voleva dire essere vicini ai lavoratori Francesi e noi di ADL non potevamo mancare all’appello. Presenza che è stata ricambiata da parte di Solidaire che ci ha dato l’onore di aprire il corteo di Solidaire, sostenendo lo striscione della “Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta” cosa che abbiamo fatto con molto piacere dall’inizio alla fine dalla manifestazione.
Se la manifestazione nazionale dei lavoratori Francesi del 14 giugno 2016 doveva dare un chiaro segnale al governo sulla prospettiva di proseguire con le proteste in tutto il paese, il segnalale arrivato dalla piazza di Parigi è stato forte e chiaro.
La nostra speranza è che il governo francese si pieghi alle richieste dei lavoratori perché solo così si potranno riaccendere focolai di proteste anche in altri paesi europei, noi comunque eravamo a fianco dei lavoratori e, vista la loro determinazione, siamo sicuri che loro non si arrenderanno, noi nemmeno.
ADL Varese – 16 giugno 2016







giovedì 16 giugno 2016