- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -

giovedì 31 dicembre 2015

Pronti al 2016? Punto per punto cosa cambia su Fisco, Lavoro, Welfare, Casa, Imprese

Mancano meno di 24 ore alla fine dell’anno e già da giorni circolano sintesi e reportage di quello che il 2015 ci ha lasciato. Ma che cosa ci riserva il 2016?
Di seguito si riporta la guida completa su tutte le misure approvate per l’anno che sta per cominciare in materia fiscale, di lavoro, previdenziale, sul mondo delle imprese e della magistratura.
FISCO: TUTTE LE NOVITA’ DEL 2016
ABOLIZIONE TASI PRIMA CASA
La legge di Stabilità 2016 ha abolito la TASI sulla prima casa. Qualora, tuttavia, i componenti del medesimo nucleo familiare abbiano diverse residenze nello stesso Comune l’esenzione sarà applicata ad una sola abitazione. Niente limiti, invece, all’esenzione quando gli immobili si trovano in Comuni diversi. Sono esentate fino a un massimo di 3 pertinenze, una per categoria catastale: C/2 soffitta o cantina, C/6 box auto, C/7 tettoie.
ABOLIZIONE TASI PER INQUILINI I IMMOBILI IN COMODATO D’USO
Cancellata la TASI anche per gli inquilini, soltanto però se l’immobile affittato risulti essere l’abitazione principale. L’esenzione, con riferimento alle case concesse in comodato d’uso gratuito a parenti entro il 1° grado in linea retta (quindi figli o genitori), è valida solo quando il proprietario non possiede in Italia un altro immobile ad uso abitativo; in aggiunta, deve aver abitato, nel 2015, nella casa ceduta al figlio o al genitore.

mercoledì 30 dicembre 2015

PRESIDIO OSPEDALE GALLARATE; SALVATORE PETRENGA RSU DI ADL


OSPEDALE GALLARATE: PERCHE' IL PRESIDIO DI OGGI?

Azienda Ospedaliera San Antonio Abate GALLARATE
A TUTTI I LAVORATORI DEL COMPARTO

PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI AGITAZIONE

IN DATA 2 DICEMBRE 2015 LA RSU HA COMUNICATO ALL’AMMINISTRAZIONE E AL
PREFETTO LO STATO DI AGITAZIONE PER I SEGUENTI MOTIVI:

SU ESPLICITE RICHIESTE DEI LAVORATORI, E’ DA MOLTI MESI CHE LA RSU HA
SOLLECITATO L’AZIENDA OSPEDALIERA DI GALLARATE AD AFFRONTARE E RISOLVERE
LE SEGUENTI TEMATICHE:

• PROGRESSIONI ECONOMICHE ORIZZONTALI (FASCE) CON L’UTILIZZO DEI FONDI
ACCANTONATI EX ART. 40 CCNL 1999;

• RICORSO AL LAVORO STRAORDINARIO NON PIU’ COME STRUMENTO PER
AFFRONTARE LE EMERGENZE MA COME ELEMENTO STRUTTURALE
DELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO;

• BANCA DELLE ORE;

• RICORSO ALLA PRONTA DISPONIBILITA’ COME ELEMENTO DI ORGANIZZAZIONE
DEL LAVORO ORDINARIO, SPECIALMENTE IN ALCUNI AMBITI OPERATIVI E NON
PER GARANTIRE I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI;

• VIOLAZIONI AL DLGS 66/2003 E ALLE 11 ORE A SEGUITO DELL’ENTRATA IN VIGORE
DELLA LEGGE 161/2014;

• MANCATO RISPETTO DEL REGOLAMENTO SULLA MOBILITA’ INTERNA;

• TEMPI DI VESTIZIONE;

• CARICHI DI LAVORO;

• NUOVA DESIGNAZIONE DEGLI RLS;

• PART – TIME;

• REVISIONE DELL’ACCORDO SULL’ORARIO DEL LAVORO SCADUTO DAL 2009 (VEDI
PROGRAMMAZIONE DEI TURNI E ALTRO ANCORA);

• CARENZA DI INFORMAZIONE PREVENTIVA;

• REVISIONE DELLE INDENNITA’ CONTRATTUALI.

QUESTA AMMINISTRAZIONE DA TEMPO HA SCELTO DI “TIRARE A CAMPARE”
CONVOCANDO LA RSU E LE OO.SS. SOLO PER RIUNIONI FINI A SE STESSE, SENZA LA
REALE VOLONTA’ DI AFFRONTARE E RISOLVERE GLI ANNOSI PROBLEMI CHE
AFFLIGGONO I LAVORATORI DELL’AZIENDA.

COGLIAMO L’OCCASIONE PER INFORMARVI CHE A BREVE COMUNICHEREMO LE DATE
DELLE ASSEMBLEE DOVE SI SPIEGHERA’ NELLO SPECIFICO TUTTA LA VICENDA.
LA COLPA DI QUANTO STA ACCADENDO NON E’ CERTAMENTE IMPUTABILE ALLA RSU
MA ALL’AZIENDA E A CHI LA STA SOSTENENDO.

Gallarate, 2 dicembre 2015

LA RSU

martedì 29 dicembre 2015

MERCOLEDI 30 DICEMBRE 2015 PRESIDIO OSPEDALE GALLARATE

DOMANI 30 DICEMBRE 2015 
E' STATO ORGANIZZATO UN
PRESIDIO 
DAVANTI ALL'ENTRATA DELL'
OSPEDALE DI GALLARATE 
DALLE ORE 13.00 ALLE ORE 16.00
E' GRADITA LA MASSIMA PARTECIPAZIONE 
A SEGUITO DELL'INUTILE INCONTRO DAL PREFETTO RICHIESTO DALLE RSU 
PER DIPANARE LE PROBLEMATICHE EVIDENZIATE DALLE RSU DELL'OSPEDALE DI GALLARATE DOVE LA DIREZIONE DELL'AZIENDA OSPEDALIERA SI E' PRESENTATA SENZA PROPORRE NESSUNA SOLUZIONE O RISPONDERE A QUANTO ESPOSTO.

La Rsu del comparto sanitario all’ospedale di Gallarate ha proclamato lo stato di agitazione e ha chiesto l’attivazione della procedura diconciliazione davanti al Prefetto. In attesa dell’invito a presentarsi, i delegati sindacali Antonio Negro, Giusi Vito Gennaro e Giocondo Trottoannunciano che saranno garantite dai lavoratori le sole prestazioni ordinarie di lavoro nel rispetto delle ore previste dal contratto individuale di assunzione: « Questa amministrazione – si legge nelcomunicato – da tempo ha scelto di “tirare a campare” convocando la RSU e le organizzazioni sindacali. Solo per riunioni fini a se stesse, senza la reale volontà di affrontare e risolvere gli annosi problemi che affliggono i lavoratori dell’azienda. La colpa di quanto sta accadendo non è certamente imputabile alla RSU ma all’azienda e a chi la sta sostenendo».
Motivi del contendere sono problemi che vanno dalle progressioni al ricorso al lavoro straordinario come elemento strutturale dell’organizzazione del lavoro, dalla banca delle ore al ricorso alla pronta disponibilità, dal mancato rispetto del regolamento sulla mobilita’ interna ai tempi di vestizione, dal part – time alla revisione dell’accordo sull’orario del lavoro scaduto dal 2009 alla revisione delle indennità contrattuali.

INCREDIBILE: Il 18 novembre il presidente della CE Juncker ha annunciato ai cittadini europei che le spese per la sicurezza e l’acquisto di armi saranno considerate spese straordinarie da non far rientrare nel patto di stabilità

La deroga giusta: fuori la spesa sociale dal Patto di stabilità

In pochissime ore si è deciso di derogare in nome della lotta al terrorismo e della sicurezza alle regole di uno dei pilastri delle politiche di austerità portate avanti dall’inizio della crisi del 2007. Il rispetto del patto di stabilità è la motivazione con la quale negli ultimi anni sono stati imposti nel nostro paese ingenti tagli ai trasferimenti agli enti locali dell’ordine di 11 miliardi di euro e la drastica riduzione dei Fondo Nazionale per le politiche sociali: rispetto al 2008 il fondo ha subito un taglio complessivo di quasi l’80%, la quota del Fondo destinata a regioni ed enti locali ha subito una riduzione del 58%.
La drammatica riduzione dei fondi per il contrasto alla povertà e l’esclusione sociale e l’assenza di misure strutturali di sostegno al reddito hanno fatto esplodere gli effetti della crisi sulle fasce più deboli della popolazione producendo un aumento della povertà che non trova un completo riscontro nelle serie statistiche Istat del nostro paese.
sbilanciamoci.org
La povertà assoluta è triplicata arrivando a colpire oltre 4,5 milioni di italiani, così come la dispersione scolastica, la povertà minorile e la disoccupazione giovanile sono tra le più alte d’Europa. Gli ultimi dati Istat denunciano come il 28,3% della nostra popolazione sia a rischio povertà. Una situazione drammatica che favorisce mafie e corruzioni e che rischia di innescare guerre tra poveri e generare frammentazione sociale e rancore tra le fasce più deboli della popolazione, sempre più marginalizzate e considerate un problema invece che cittadini. Ma anche in tutta Europa le diseguaglianze sono aumentate a livelli insopportabili e rappresentano il problema principale che oggi mette seriamente a rischio coesione sociale e tenuta democratica. Sono 128 milioni i cittadini europei in povertà relativa e 43 milioni nell’indigenza.
Se in nome della lotta al terrorismo si è data la possibilità ai governi di derogare al patto di stabilità non inserendo nel conteggio del deficit le spese per la sicurezza, crediamo sia ancor più urgente ed utilederogare al patto di stabilità per le spese relative ai servizi sociali, fondamentali per il contrasto alle diseguaglianze ed all’esclusione sociale di cui il terrorismo si nutre per diffondere i suoi messaggi di odio.
Le politiche sociali rappresentano infatti un investimento sulla coesione sociale e sulla sicurezza ancor più necessario in questa fase dinanzi all’esplosione delle diseguaglianze ed alle contraddizioni e tensioni che questo comporta. Il terrorismo lo si sconfigge soprattutto combattendo le diseguaglianze ed investendo in diritti sociali, istruzione e cultura, le vere armi in grado di isolare socialmente e politicamente l’ideologia del terrore e della guerra.
Per queste ragioni nel gennaio 2016 la rete di Miseria Ladra, promossa da Libera e Gruppo Abele, e quella di Sbilanciamoci! lanceranno una campagna rivolta agli amministratori locali, al Parlamento e al Governo italiano e alle istituzioni europee per chiedere di porre fine alle politiche di austerità e, in ogni caso, di escludere la spesa sociale dal Patto di stabilità.
sbilanciamoci.org

lunedì 28 dicembre 2015

I dipendenti licenziati dalle Manifatture Cotoniere Settentrionali di Busto Arsizio aspettano da mesi arretrati e Tfr

“Ci siamo fidati, ora vogliamo i nostri soldi”

L’ultima promessa è che il 60% sarebbero arrivati prima di Natale e il rimanente 40 entro la fine dell’anno. Ma i 24 dipendenti licenziati a seguito della crisi delle Manifatture Cotoniere Settentrionali sotto l’albero non hanno trovato nulla di quei 400.000 euro tanto attesi. Non certo un regalo, ma la somma di stipendi non pagati, ferie non godute e anni di Tfr accumulati.
Era il 2013 quando l’azienda che ha la sua sede in via Ferrini a Busto Arsizio iniziò la crisi. Iniziarono così le procedure per ristrutturare l’azienda e il suo debito, la cassa integrazione per buona parte dei lavoratori e un piano industriale che prevedeva una forte sforbiciata dei lavoratori: da 31 a 7.
A quel punto -era lo scorso novembre- sindacato e azienda hanno continuato a confrontarsi «e i lavoratori hanno accettato tutte le promesse che i consulenti dell’azienda hanno fatto».Promesse che però sono state sempre disattese. Alcuni dei dipendenti sono stati lasciati a casa a tre mesi dalla pensione, altri a sei, e nessuno fino ad ora è riuscito a trovare un altro impiego: «quei soldi ci servono -spiegano- sono nostri e l’azienda ce li deve dare». Proprio per questo tutti sono pronti ad avviare a gennaio le procedure per i decreti ingiuntivi per i pagamenti. «Ci sentiamo presi in giro -commentano- perché dopo anni passati in azienda veniamo trattati in questo modo dalla proprietà; non ce lo meritiamo».

Quarantuno agenti della Polizia Municipale hanno deciso di rinunciare ad 82 giorni di ferie totali per donarli ad un collega con figli disabili.

Regalano le ferie al collega che ha figli disabili. "Il più bel dono ricevuto"

Una bella storia di di solidarietà: succede a San Giorgio a Cremano, città metropolitana di Napoli. Quarantuno agenti della Polizia Municipale hanno deciso di rinunciare ad 82 giorni di ferie totali per donarli ad un collega in difficoltà

28 dicembre 2015
I bimbi necessitano di terapie continue, oltre a cure costanti anche relativamente ai loro bisogni primari. "Il gesto di solidarieta' dei miei colleghi- fa sapere l'agente- e' il piu' bel regalo che abbia ricevuto. Gli agenti del Comando di Polizia di San Giorgio sono per me una vera comunita', quasi una famiglia, con la quale condivido le soddisfazioni lavorative ma anche i momenti complessi che vivo al di fuori del lavoro. Ringrazio anche il sindaco Giorgio Zinno, sempre sensibile a tematiche come queste e pronto a porgere una mano per alleviare situazioni di difficolta'".
La cessione di giorni di riposo e ferie a favore di altri colleghi e' prevista dalla legge n. 183 del 10 Dicembre 2014 e in questa specifica circostanza, ha rappresentato un'opportunita' per offrire un sostegno concreto a chi ne ha piu' bisogno. "Ho accolto con favore- afferma il sindaco Giorgio Zinno- la richiesta dei 41 agenti di Polizia di cedere le proprie ferie a favore del collega che conosco come gran lavoratore, poliziotto attento e persona sempre disponibile. Mostrare solidarieta' verso gli altri vuol dire partecipare ai problemi di chi fa parte della nostra comunita' e, in senso piu' ampio, significa sentire un legame affettivo altruistico che ci unisce ai nostri simili. Essere solidali significa, quindi, sacrificare anche il proprio tempo per aiutare chi ne ha piu' bisogno. Sono orgoglioso del Corpo di Polizia Municipale che ha sacrificato il proprio bene personale con un gesto tanto semplice quanto indispensabile".

I regali di fine anno del Governo Renzi

L'egemonia culturale dei padroni impoverisce la contrattazione nel pubblico impiego
L' egemonia culturale dei padroni sta coinvolgendo anche il pubblico impiego,  a colpi di pareri Aran, circolari della Funzione Pubblica e articoli su riviste specializzate, si ricorre ad una continua emergenza che si traduce nella negazione di diritti e nel drastico ridimensionamento della contrattazione collettiva.
Ricordiamoci tuttavia il punto di partenza di questa strategia ossia la continua emanazione di decreti legislativi che hanno annullato gran parte del potere di contrattazione nel pubblico impiego.

Gli strateghi confindustriali non vogliono correre il rischio, che partendo da conflitti locali si riaffermino istanze di riappropriazione salariale e iniziative atte a conquistare tutele individuali e collettive, per questo scaricano sul “lavoro pubblico”, con tutti i loro mezzi comunicativi, campagne disinformative volte a depotenziare qualsiasi rivendicazione di largo respiro.
Ne è l’ esempio quanto apparso recentemente su IL Sole 24 Ore, che con l’ accattivante titolo “Rischio di blocco per i “premi” al personale” a firma di A. Bianco e riferito al comparto Regioni AA.LL., si presta ad alimentare un clima di paura e di incertezza, anche se le problematiche che esistono sono solo di tipo "tecnico burocratico" legate al nuovo sistema di armonizzazione di bilanci degli Enti Locali che si applicherà nel 2016.

Fra l' altro di tutto questo , Aran, Funzione Pubblica e  Enti locali non hanno fornito informazione a sindacati e Rsu.

Di cosa stiamo parlando intanto?

Il D.Lgs. n. 126\2014 introduce nuove regole per gli equilibri di bilancio (ricordate il pareggio di Bilancio in Costituzione ?). Il legislatore si muove sulla linea tracciata dal fiscal compact, quindi è naturale, per i loro fini legati alla riduzione dei diritti sociali, che vogliano un controllo più severo sui bilanci, su crediti e debiti esigibili.

Sotto il profilo strettamente tecnico il pericolo paventato non sussiste, come anche la lettura attenta dell’ articolo lo conferma, in quanto la pressoché totalità delle risorse non corrisposte dei fondi della contrattazione nell’ anno di competenza è  riconducibile di fatto ai piani della performance ( produttività collettiva e individuale in parole povere ), che per buona norma comprende (di sicuro) le risorse variabili previste nel fondo. Ricordiamo che il presupposto per l’ erogazione di tale quota di salario è l’ intervenuta valutazione del dipendente che avviene per forza l' anno successivo.

Qualche problema potrebbe invece nascere con la parte variabile del fondo a partire dal 2016, in quanto l'incremento dei fondi ad opera della amministrazione ancor di più sarà legato alla programmazione, per cui al  Documento Unico di Programmazione ( DUP) e a seguire al Piano Esecutivo di Gestione ( Peg) quale strumento di maggior dettaglio del DUP, al Piano degli Obiettivi (Pdo) ed al Piano delle Perfomances individuale e organizzativa.
Preoccupano per le evidenti lacune in fatto di programmazione, riconducibili a politici e dirigenti, gli effetti salariali di tutto questo, perché quando si parla di piani di miglioramento legati agli obiettivi,  di interventi di razionalizzazione della spesa o di consolidamento di nuovi servizi,  gli enti locali non sono un buon esempio, soprattutto per l' incapacità di individuare a inizio anno e certificare, in ogni suo passaggio, questi percorsi.

L' apertura di conflitti e rivendicazioni complessive ad inizio d' anno, quale sfida conflittuale su queste tematiche anche in ordine ai tempi, deve divenire pertanto elemento percepito da tutto il personale, per evitare che il salario finisca per divenire una cosa "incerta", finendo ostaggio dei tempi di approvazione dei diversi atti di programmazione annuale.
Va letta in questo quadro e in prospettiva futura l’ incertezza  regnante in materia di armonizzazione dei bilanci, soprattutto per quanto attiene l'utilizzo dei residui dell’ anno precedente ( nel caso specifico il 2015)  del fondo del salario accessorio. Senza voler entrare in un esasperato tecnicismo circa  la classificazione di questi avanzi, a seguito del loro riaccertamento come residui nei fondi "a destinazione vincolata", gli effetti derivanti certi sono quelli che la loro effettiva disponibilità/erogabilità dipenderà dall' approvazione dei relativi atti contabili.

Ecco perché occorre mutare radicalmente l' approccio alla contrattazione collettiva, per evitare questo rischio e ridurre drasticamente il potere della controparte condizionare con i suoi interessi la  stessa contrattazione.
Va superata immediatamente  l' antica desuetudine, che va spesso oltre qualsiasi previsione cautelare anche per mancanza di adeguati controlli sindacali sui contenuti delle previsioni di utilizzo, che le somme destinate agli istituti contrattuali, soprattutto quelle legate alle varie indennità ma a volte anche quelle previste per forme di salario fisso e ricorrente come PEO o indennità di comparto, siano determinate per eccesso finendo in parte per non essere utilizzate.

In una situazione di incertezza, dettata non tanto nelle disposizioni dei CCNL quanto alla confusione determinata dalla armonizzazione del bilancio 2016 (che potrebbere valere anche negli anni successivi), si possono determinare alcuni rischi, per esempio "rifiuti o ostruzionismi"  degli Enti a destinare le economie del fondo 2015 alla parte variabile del 2016.
Per il grado di disordine che regna in materia di Bilanci degli Enti Locali, è oltremodo opportuno neutralizzare questi possibili rischi inserendo nei CCDI specifiche clausole volte a far confluire tutte le risorse non utilizzate nell’ anno, rispetto alla destinazione prevista, in aggiunta al  fondo della produttività comunque denominato, e preferibilmente a favore della performance organizzativa legata a valutazioni collettive.

Per queste ragioni  l' obiettivo di erogare il fondo annuale nella sua interezza diventa pertanto obbligatorio,  e quindi la parola d'ordine è quella di "spendere" sempre e comunque tutto il fondo.

Allo stesso modo andavano evitati "accantonamenti" di risorse proprio per l’ incertezza di esigibilità che determinano, in rapporto ai nuovi criteri di bilancio, e ai fini di una riproposizione nell’ anno successivo. Fra l' altro l'assurda abitudine riscontrata in certi enti di fare accantonamenti (senza destinazione), costituisce un illogico approccio di parte sindacale alla contrattazione collettiva che determina la rinuncia a distribuire salario nell’ anno. Da parte del datore di lavoro questi accantonamenti  erano spesso  utilizzati per  intervenire e "alterare" la distribuzione delle risorse degli anni successivi a vantaggio di pochi.

Comunque resta inaccettabile, dal messaggio mediatico,  associare velatamente tutto questo alla mancata definizione entro l’ anno di competenza della contrattazione decentrata integrativa, con l’ intento subdolo di colpevolizzare la parte sindacale per l'allungamento dei termini contrattuali.
Insomma il messaggio che si vuol far passare è chiaro: chiudi con i bilanci anche i contratti decentrati,  il sindacato non entri nel merito della proposta di parte pubblica ma  la accetti in toto rinunciando a conquistare salario maggiore.

Questa è la situazione registrata soprattutto negli enti più piccoli nei quali anche la composizione del fondo diventa spesso una impresa titanica, per tempi ed esatta conoscenza dei contenuti.

Su questi temi occorre sfidare la controparte “padronale”.

Oramai a tutti è noto che gli obiettivi dati agli enti locali dal nazionale sono finalizzati a scongiurare sul nascere la presentazione di piattaforme rivendicative “forti” da parte del personale, per cui si ritarda scientemente la costituzione del fondo, riconducendolo, per molti aspetti immotivamente, a dopo approvazione del bilancio di previsione e alla definizione del PEG e del conseguente Piano degli Obiettivi.

Se si riprendono i riferimenti  della “road map” della contrattazione decentrata integrativa, che lo stesso autore dell’ articolo, ha indicato più volte da anni come corretto approccio alla stessa ( ovviamente dimenticata dalla parte pubblica e dagli organi di stampa confindustriali), si rileva infatti che i presupposti del CCDI sono:
-prima dell’ inizio della Contrattazione – Da parte della Giunta Comunale - Direttiva in merito agli obiettivi della contrattazione decentrata e/o alla costituzione del fondo (risorse variabili) ed utilizzo dello stesso (criteri generali per l’impiego delle risorse);
- la determinazione del dirigente/funzionario responsabile per la costituzione del fondo (stabili e variabili). La determinazione viene inviata alle OO.SS. ed alle RSU come informazione successiva (art. 7 CCNL 01.04.99).

Con quali tempi, contenuti e metodi sono emanati questi atti?

E con quali tempistiche? La volontà è quella di porre in grado e consentire alla rappresentanza sindacale di poter disporre di elementi certi per presentare piattaforme rivendicative in base a quanto previsto dai CCNL di comparto?
Nella stragrande maggioranza dei casi questo non avviene, anzi strumentalmente questi atti unilaterali obbligatori degli Enti vengono ritardati, spostati verso la parte finale dell’ anno per mitigare o rendere ininfluenti le richieste delle rappresentanze sindacali .
E poi, la partita di incremento delle risorse variabili, ( art. 15 commi 2 e 5 del CCNL 01/04/1999 Regioni AA.LL.) quale correlazione ha con gli obiettivi sui quali si misura la performance del personale legata alla valutazione individuale o a quella organizzativa di gruppo o di Ente?
In che modo poi  la performance è conosciuta dal personale?
Pensiamo che gli obiettivi spesso e volentieri vengono dati con grande ritardo. Insomma, in qualunque modo la si metta, la performance è un inganno i cui meccanismi sono oscuri alla stragrande maggioranza del personale, che la subisce con riduzioni salariali e una organizzazione del lavoro sempre meno sostenibile.

Chi continua a parlare di partecipazione del personale alla performance mente sapendo di mentire.

Allora chiariamoci bene le idee prima che qualcuno, con burocratico e nebuloso tecnicismo, ci venga a raccontare che potrebbe essere rimessa in discussione l’ erogazione di tutte le risorse del salario accessorio per costringere ad accettare senza discutere le proposte aziendali, ritardate ad arte per tempi e conoscenza degli obiettivi.

Bisogna sfidarli allora i “padroni” sui loro temi, costringerli  ad assumersi i rischi di provvisori atti unilaterali se la composizione e destinazione del fondo non tutela gli interessi generali di lavoratrici e lavoratori, anzi alimenta strumentalmente divisioni fa gli stessi. Gli atti unilaterali non sono una sconfitta sindacale ma il rifiuto del sindacato a sottoscrivere accordi a perdere, voluti da chi per legge vuole abbassare solo i salari, e devono diventare il punto di partenza per i conflitti.

Questo bisogna sempre ricordarlo ai concertatori confederali, per i quali il ruolo delle RSU è sottoscrivere di tutto e di più, prendendo per oro colato i pareri delle segreterie generali, del collegio dei revisori, e degli organi di controllo interno.

domenica 27 dicembre 2015

ADL AgustaWestland di C. Costa, mantiene a oltranza la dichiarazione di, BLOCCO TOTALE DEGLI STRAORDINARI E DI OGNI FORMA DI ABBINAMENTO

A seguito dalle assemblee UNITARIE tenutesi in data 18 NOVEMBRE 2015 e 11 DICEMBRE 2015, non essendo cambiate le motivazioni che hanno spinto i lavoratori a richiedere le iniziative di lotta, ADL AgustaWestland di C. Costa, mantiene a oltranza la dichiarazione di,

BLOCCO TOTALE DEGLI STRAORDINARI
E DI OGNI FORMA DI ABBINAMENTO

  • Per la tutela dell’occupazione, per dire un forte NO agli esuberi.
  • per evitare il trasferimento dei lavoratori da sito a sito.
  • Per dire NO alla disdetta unilaterale degli accordi aziendali esistenti.
  • Per un welfare aziendale che non sia ridotto ad una manciata di ore.
  • Perché riprenda la trattativa sul PDR, evitando che questo diventi una “corsa ad ostacoli”.
  • Per dire NO alle pretese FINMECCANICA di chiudere la trattativa ad ogni costo entro dicembre. Devono essere i contenuti a fare un buon accordo, non i tempi.

Al rientro del periodo di chiusura collettiva, valuteremo, insieme ai lavoratori, le ulteriori forme di lotta da intraprendere anche a fronte di una eventuale chiusura del contratto di secondo livello. Noi dobbiamo rendere conto solo ai lavoratori.


22 Dicembre 2015

Speciale Progressioni orizzontali

ENTI LOCALI: l'illusione delle progressioni orizzontali per dividere i lavoratori e applicare la Brunetta

Chi non vorrebbe tornare a 6\7 anni fa quando le progressioni orizzontali (PEO) rappresentavano una concreta possibilità per tutti\e di accrescere il proprio salario con ripercussioni positive anche per la futura pensione? La risposta  è ovviamente scontata: tutti senza nessuna eccezione

Ma oggi?:    La situazione è cambiata, infatti
·      le peo erano possibili in virtu' dei rinnovi contrattuali che consentivano al fondo, nella parte stabile, di ricevere risorse aggiuntive che non andavano a intaccare la produttività, anzi l'utilizzo delle risorse aggiuntive era finalizzato a consolidare il salario del personale ormai prossimo alla pensione (il calcolo  previdenziale era retributivo...) 
·      le peo erano teoricamente legate alla performance ma era sufficiente non avere una valutazione negativa, quindi non c'erano troppi vincoli, anzi quei pochi esistenti erano facilmente superabili 
·      le peo venivano costruite all'interno della contrattazione decentrata in modo da farle avere a tutti\e, magari a rotazione, privilegiando soprattutto le fasce b e c per le quali i costi a carico del fondo erano\sono piu' contenuti 
·      allora, oltre alle Peo , erano possibili anche le progressioni verticali che liberavano risorse per il fondo ed erano accessibili al personale interno con corsi concorsi con una prova finale abbordabilissima, Oggi per le progr. verticali non c'è possibilità alcuna, al massimo puoi avere una quota riservata al personale interno per qualche concorso ma di questi tempi si privilegia la mobilità e l'assorbimento del personale delle province 
·      Il personale di un Ente era certo di arrivare, dopo 20 anni , al tetto massimo della propria categoria, il problema restava per chi aveva ancora molti anni prima di andare in pensione e doveva restare fermo senza progressione alcuna (eccetto quelle verticali ovviamente oggi impossibili per effetto della Brunetta) 
·      Chi oggi parla di progressioni orizzontali lo fa per privilegiare pochi a discapito della stragrande maggioranza, anzi si riduce il fondo della produttività senza avere certezza alcuna di risorse aggiuntive al fondo.Le Peo possono servire da apripista alla applicazione della Brunetta che per ufficio escluderà il 25% del personale da ogni forma di produttività
Nei prossimi anni il fondo  2015  farà da riferimento (occorre leggere comunque il testo finale della Legge stabilità 2016), quindi dare le peo significherebbe ridurre la produttività generale e individuale
Se vogliamo le Peo bisogna eliminare la Brunetta e mettere in campo iniziative e forze a tale scopo. Brunetta e Patti di stabilità sono la causa di tutti i problemi per gli enti locali, quindi occorre mobilitarci per la loro soppressione se no si fanno solo chiacchere. Ricordiamo infine che le cifre stanziate per il prossimo rinnovo saranno addirittura inferiori alla miseria della indennità di vacanza contrattuale
Quindi non puo' esistere alcuna separazione tra contrattazione di primo e di secondo livello, se non contrasti il deterioramento della prima poco potrai fare in ambito decentrato cullando la illusione che le rsu aziendali recuperino potere di acquisto e di contrattazione
Peo: riflessioni e interazioni con la “produttività”

Le considerazioni suesposte partono dal presupposto che corriamo un rischio, che a seguito della “ legge Brunetta” (art. 23 D.Lgs. 27/10/2009 n. 150), la fine dei blocchi imposti agli sviluppi economici tramite progressioni orizzontali ( art. 9 D.L.. 31/05/2010 n. 78 convertito Legge 30/07/2010 n. 122), dalla parte “padronale” ai fini del contenimento dei costi del pubblico impiego, non si trasformino di fatto nel raggiungimento degli obiettivi di quella cultura e pratica governativa sostenitrice di rivisitate "gabbie salariali", sulla scia degli incostituzionali blocchi dei CCNL dei comparti pubblici.
cobaspisa.it

Non autosufficienza, cresce il peso sulle famiglie. E l’assistenza in nero

L’analisi di Franco Pesaresi e Carlos Chiatti, autori del V Rapporto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, sulla contrazione dei servizi. Pesa la riduzione dei finanziamenti per regioni e comuni. E le famiglie hanno mantenuto l’indennità di accompagno in casa, impegnandosi di più nell'assistenza

21 dicembre 2015
ROMA - In Italia sono 2,5 milioni gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, ma per le istituzioni e la politica non rappresentano ancora una priorità ed è così che nel totale silenzio diminuiscono i servizi a titolarità pubblica, mentre cresce e si aggrava il peso dell’assistenza sulle spalle delle famiglie. Il quinto rapporto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia messo a punto dal Network non autosufficienza e presentato da poco a due anni di di­stanza dal precedente non è solo un quadro esaustivo sullo stato dei servizi, ma è un memorandum visto che “l’Italia appare ancora in ritardo nel riformare il proprio sistema di servi­zi pubblici rivolti agli anziani non autosufficienti – spiega il rapporto -. Altri Paesi, europei e non, sono stati più lungimiranti e già da alcuni anni hanno compiuto vere riforme per definire una visione del problema e garantirgli una sostenibilità”. Secondo il rapporto, infatti, l’Italia è l’unico tra i grandi paesi europei a “non aver riorganiz­zato in maniera organica e con una vision unica e condivisa il suo sistema di continuità assistenziale negli ultimi trent’anni”.

giovedì 24 dicembre 2015

"Quanto costa un bambino?": il triste racconto di Natale di padre Kizito

La riflessione del missionario comboniano in Kenya: "Si è presentato in comunità un uomo ben vestito. Ha indicato uno dei ragazzi più grandi" e ha chiesto: "How much?". L'educatore ha chiamato la polizia e l'ha fatto arrestare". "Questo è il mondo in cui Gesù si è fatto uomo"

23 dicembre 2015
MILANO - "Questo è uno strano racconto di Natale", scrive sul suo blog padre Kizito Sesana, missionario comboniano in Kenya. Ed è anche drammatico, perché ci porta a conoscere l'anima più buia dell'essere umano, capace di distruggere per soldi, per potere o anche per superstizione la vita di un adolescente. "La scorsa settimana, il 16 dicembre, a Nairobi, un uomo sui quarant’anni ben vestito si è presentato a Ndugu Mdogo, la casa di Koinonia per ex-bambini di strada situata nello slum di Kibera, ed ha chiesto di parlare con il responsabile. Quando Jack lo ha fatto sedere nell’unica stanza che potrebbe essere definita soggiorno, il visitatore gli ha raccontato di essere stato mandato da un donna che gestisce un grande negozio di vestiti nel centro di Nairobi, e che questa signora è amica della moglie di un ministro del Sud Sudan.

FONDI PENSIONE: il sindacato non si trasformi in “piazzista della previdenza integrativa”

Sostenere che i fondi pensione sono poco chiari e trasparenti,  non  rappresenta solo una linea sindacale tanto che anche la Covip -  autorità amministrativa il cui  compito è quello di vigilare sul funzionamento dei fondi pensione complementari – lo  scrive in una sua circolare  (n. 2603/2012).

La lista dei fondi è sterminata, si è partiti con il settore  privato per sbarcare o “sbancare” - scegliete voi -   nel pubblico impiego.

I fondi pensione vengono venduti facendo leva sulla preoccupazione e paura dei lavoratori che timorosi – e a ragione – di una futura pensione la cui entità si aggirerà su 60 – 70% del netto dello stipendio nei casi più rosei, fino a toccare punte – sarebbe più giusto parlare di abissi - del 44%  del netto dello stipendio, sperano di ottenere un'integrazione che possa recuperare il potere di acquisto della propria pensione. In poche parole, la speranza dei lavoratori (forse sarebbe meglio parlare di necessità)  è di ottenere al termine della vita lavorativa una pensione dignitosa.

            Il Sindacato, dal canto suo, invece di mobilitare lavoratori e lavoratrici per abbassare l'età pensionabile e accrescere il potere di acquisto delle future pensioni si trasforma in piazzista della previdenza integrativa

            A scanso di equivoci, non si tratta solo di una questione economica ma anche di un problema etico, se pensiamo che dietro la previdenza integrativa si cela la speculazione finanziaria che sottrae sempre più risorse agli investimenti nella ricerca, nell'industria. E' ormai pacifico come la speculazione finanziaria abbia mandato in fumo non solo i risparmi di tanti cittadini ma sia alla base della crisi del sistema capitalistico, una crisi che sta distruggendo il settore pubblico. Si pensi alle migliaia di posti di lavoro perduti in Italia per effetto del mancato turn-over, ai precari cacciati dalla Pubblica amministrazione e agli effetti della spending review sui servizi socio sanitari.

In questo scenario, i sindacati confederali perorano la causa della previdenza integrativa  soprattutto in presenza del fatto che il datore di lavoro darà un contributo aggiuntivo dell’1% della retribuzione utile al calcolo del tfr, dimenticandosi che proprio con le ultime manovre  la tassazione sugli stessi è aumentata.  Non trascuriamo però che gli stessi  sindacati  sono coloro che siedono nei comitati di gestione dei fondi e dagli stessi traggono un potere notevole, il tutto a discapito di un ruolo conflittuale che dovrebbe rimettere al primo posto  la difesa del potere di acquisto di salari e pensioni.

Queste criticità appena accennate potrebbero essere sufficienti a mettere in discussione il sistema dei fondi pensione, rifiutato per altro dall'80% della forza lavoro, senza dimenticare che la maggiore redditività sbandierata dai sostenitori della previdenza integrativa dipende dall'andamento dei mercati, insomma dalla speculazione finanziaria, ricordando che il rendimento netto garantito dal tfr è stato fino ad oggi piu' alto (chi poi aderisce ai fondi non puo' fare marcia indietro).


11 dicembre 2015

Migranti, la vita dei braccianti non cambia mai: senza contratto e servizi igienici

Nella Piana di Gioia Tauro la clinica mobile di “Medici per i diritti umani” visita oltre 100 lavoratori. Nove su 10 non hanno contratto, pagati 25 euro al giorno senza contributi né assicurazione. La metà dorme a terra senza acqua, luce e servizi igienici. Ancora chiuso il Villaggio della solidarietà costato oltre 2 milioni di euro

17 dicembre 2015
ROSARNO – Il governo punta a sconfiggere il caporalato e a rilanciare il settore agricolo, ma intanto nella Piana di Gioia Tauro la situazione pare peggiorare di anno in anno, con i braccianti stranieri costretti in condizioni di vita e di lavoro disastrose. La denuncia arriva da Medici per i Diritti Umani (Medu) che da un mese ha mandato sul luogo la propria clinica mobile per prestare assistenza sanitaria ai lavoratori stranieri stagionali. Il quadro che emerge dai primi dati raccolti infatti è simile alla stagione precedente.

Sulla fame nel mondo siamo ignoranti ed Expo non ci ha chiarito le idee

Un italiano su due ammette di saperne poco: è quanto emerge dall'indagine promossa dalla ong Mani Tese. Quanto ad Expo, il 33,7% ritiene che sia stata soprattutto una grande fiera per promuovere prodotti, marche e aziende

15 dicembre 2015
MILANO - Sulla fame nel mondo siamo ignoranti ed Expo non ci ha aiutato a chiarirci le idee. Un italiano su due ammette infatti di saperne poco. È quanto emerge dall'indagine promossa dalla ong Mani Tese e realizzata insieme ad AstraRicerche sulla percezione degli italiani della fame nel Pianeta, delle sue cause e delle possibili soluzioni. Mentre i dati ufficiali stimano in circa 800 milioni il numero di persone che soffrono la fame e di più di 2 miliardi quelle in sovrappeso, il 41.5% degli italiani è convinto del contrario e il 13.1% li considera diffusi in misura sostanzialmente equivalente. Solo il 20% ha la percezione esatta di come stanno le cose. Nonostante il tema fosse "Nutrire il Pianeta", Expo non è stato percepito come un evento che potesse aiutare a capire cause e soluzioni alla fame nel mondo. Il 33,7% ritiene che sia stata soprattutto una grande fiera per promuovere prodotti, marche e aziende. Il 29,6% che sia stato un momento di informazione sulle produzioni alimentari nei diversi Paesi. “Mancava un sondaggio che valutasse Expo2015 come grande evento di educazione dei cittadini sul diritto al cibo e di confronto sulle soluzioni da mettere in campo -commenta Valerio Bini, presidente di Mani Tese-. Ci siamo permessi di farlo noi, ponendo delle domande che finora non erano state poste e offrendo così un’altra lettura del grande evento”.

martedì 22 dicembre 2015

L’azienda fa pagare il tesserino aeroportuale, il sindacato protesta

Il tesserino aeroportuale è obbligatorio per lavorare in alcune aree a Malpensa, ma gli addetti alle pulizie devono pagarselo di tasca loro. O meglio: con una decurtazione della busta paga. Il caso riguarda una società di pulizie che ha l’appalto in aeroporto e viene sollevato dal sindacato autonomo AdL.
«I lavoratori che sono stati assunti recentemente dalla Romeo Gestioni spa, che ha in appalto da SEA le pulizie dell’aeroporto di Malpensa, nella busta paga del mese di novembre si sono visti trattenere 40 euro per il rilascio del tesserino di riconoscimento aeroportuale». Il sindacato indica anche motivi formali: « l’offerta economica avanzata da Romeo Gestioni spa, in sede di gara d’appalto, comprendeva “costi di gestione” e “altri costi del personale”, tra i quali erano menzionati sia icosti per il rilascio del tesserino aeroportuale che i corsi di formazione aeroportuale oltre ai costi del parcheggio; quindi è assurdo che ora si voglia scaricare sui lavoratori i costi dell’appalto.

IN AEROPORTO I DIPENDENTI DI ROMEO GESTIONI DEVONO PAGARSI PURE IL TESSERINO AEROPORTUALE e altro ancora…

COMUNICATO STAMPA

APPALTI AGGIUDICATI AL MASSIMO RIBASSO
SEA E COMUNE AUMENTANO GLI INTROITI
TANTO PAGANO SEMPRE I LAVORATORI!...
IN AEROPORTO I DIPENDENTI DI ROMEO GESTIONI DEVONO PAGARSI PURE IL TESSERINO AEROPORTUALE e altro ancora…

I lavoratori che sono stati assunti recentemente dalla Romeo Gestioni spa, che ha in appalto da SEA le pulizie dell’aeroporto di Malpensa, nella busta paga del mese di novembre si sono visti trattenere 40 euro per il rilascio del tesserino di riconoscimento aeroportuale!

Assurdo per diversi motivi:
                        1- L’offerta economica avanzata da Romeo Gestioni spa, in sede di gara d’appalto, comprendeva “costi di gestione” e “altri costi del personale”, tra i quali erano menzionati sia i costi per il rilascio del tesserino aeroportuale che i corsi di formazione aeroportuale oltre ai costi del parcheggio; quindi è assurdo che ora si voglia scaricare sui lavoratori i costi dell’appalto!
                        2- Vi è un ribasso nell’offerta economica di circa 14 milioni di euro che mai e poi mai poteva essere sostenibile!

Abbiamo già contestato a Romeo Gestioni spa l’illegittimità per il loro mancato pagamento dei parcheggi per i dipendenti; oltretutto, sempre ai neo assunti, sono stati fatti pagare 85 euro facendoli versare direttamente da loro alla società che ha tenuto il corso di sicurezza aeroportuale.
Appare chiaro che Romeo Gestione voglia recuperare i costi di gestione sulla pelle dei lavoratori e che l’ammontare del costo dell’appalto con un tale “sconto” (pari all’incirca a 14 milioni di euro) sia irragionevole e troppo azzardato.

Chiediamo:
                        A Romeo Gestioni spa la restituzione nella prossima busta paga dei 40 euro trattenuti per il rilascio del tesserino e il rimborso degli 85 euro versati dal lavoratore per il corso di sicurezza aeroportuale.
                        A SEA Spa, che ha affidato l’appalto al massimo ribasso, certificandone la sostenibilità, di intervenire immediatamente nei confronti dell’appaltatore, affinché rispetti gli impegni presi in fase di aggiudicazione di appalto.
                        Al Comune di Milano, come azionista maggioritario di SEA Spa, di intervenire sulla problematica esposta, in quanto non è pensabile far “cassa” sui sacrifici e sulle illegittimità calate sui lavoratori: ciò è inaccettabile sia sul piano politico che morale.

Se tali nostre richieste fossero disattese Ci riserveremo di avviare azioni sindacali e legali a tutela dei lavoratori.

BASTA CON GLI APPALTI AGGIUDICATI AL MASSIMO RIBASSO, BASTA CON IL VOLER FAR CASSA A TUTTI I COSTI, SENZA PORSI IL PROBLEMA DELLE CONSEGUENZE SOCIALI CHE RICADONO SUI LAVORATORI, BASTA CON I CODICI ETICI SANCITI SULLA CARTA E MAI MESSI IN PRATICA.

Malpensa, 22 dicembre 2015


ospedale Gallarate, incontro dal prefetto: La Prealpina


lunedì 21 dicembre 2015

Sciopero in Agusta come i vecchi tempi

PRESIDIO, SALAMELLE, MUSICA E..
produzione ferma, reparti deserti, anche gli impiegati al cancello

Una bella giornata di “lotta” come non se ne vedevano da anni, anzi, nemmeno vent’anni fa si era riusciti ad organizzare una giornata intera di presidio ai cancelli con i reparti completamente deserti, e con un’alta adesione anche da parte degli impiegati.

Lo sciopero organizzato solo da ADL e dalla FIOM, ha ottenuto un grande risultato anche da lavoratori iscritti ai sindacati che non hanno aderito all’iniziativa, unico neo: il tentativo da parte dei delegati delle altre sigle sindacali, di convincere i propri iscritti presenti al presidio, di entrare in azienda; tentativo fallito che dovrebbe far riflettere i lavoratori ….

Una precisazione: il giorno di venerdì 11 dicembre 2015, su richiesta dei lavoratori, è stata indetta un’assemblea retribuita, in quell’occasione tutte le organizzazioni presenti (FIM-FIOM-UILM e ADL) hanno dichiarato lo sciopero di 8 ore con presidio ai cancelli. L’unica variazione era stato per il girono, da prima indetto per il 15 dicembre  ma poi spostato al 17 dicembre per tentare di coinvolgere altre aziende nell’iniziativa. Ora leggiamo vari comunicati contro lo sciopero, ci domandiamo il perché, dato che tutte le O.S. erano d’accordo sullo sciopero UNITARIO.

Seconda precisazione: la decisione di fare lo sciopero dello straordinario e dell’abbinamento è stata presa da tutte le RSU presenti in azienda, ora solo le RSU possono togliere lo sciopero dello straordinario e dell’abbinamento.

Ci teniamo a ricordare quali erano le motivazioni (alcune) dello sciopero: rispetto dell’Art. 47 L. 428/90 con l’indicazione di eventuali esuberi, dove possano essere e come verranno tutelati; evitare il trasferimento dei lavoratori da sito a sito; mantenere il PDR su livelli precedenti Agusta; non chiudere l’accordo obbligatoriamente entro fine anno;
                     Ci aspettiamo il rispetto delle motivazioni dello sciopero.

Per fare il punto e decidere insieme le iniziative future, abbiamo organizzato una

ASSEMBLEA NON RETRIBUITA -IN SCIOPERO-
(in saletta sindacale)
per tutti i dipendenti Agusta
Martedì 22 dicembre 2015

dalle ore 13.00 alle ore 14.00 – 1° turno

dalle 14.00 alle 15.00 – 2° turno e giornata


C. Costa  21 dicembre 2015

Fascicolo Previdenziale Cittadino INTERNET – Rilascio nuova funzionalità area Invalidità Civile.

Nell’ambito del processo di estensione dei servizi a disposizione dell’utente Cittadino munito 
di PIN,  si comunica che nel Fascicolo Previdenziale del Cittadino è stata prevista una nuova
 funzionalità di consultazione nella macro area riservata all’Invalidità Civile.

Entrando  nel sito Istituzionale www.inps.it  e selezionando Accedi ai servizi e successivamente
 Servizi per il cittadino – Fascicolo Previdenziale del Cittadino à Invalidità Civile à Iter Sanitario 
Concluso, il cittadino potrà, infatti, visualizzare l’elenco di tutte le domande che ha presentato
 nell’ambito dell’invalidità civile e per le quali si è concluso l’iter sanitario con comunicazione 
dell’esito finale.

In particolare, per ogni domanda sarà possibile visualizzare la tipologia con l’eventuale 
indicazione della legge n.80/2006, l’identificativo (numero domus) e la data di 
presentazione oltre all’indicazione del tipo di accertamento e del soggetto che l’ha 
presentata; per ciascuna domanda sarà, come già rappresentato, specificata anche la
 conclusione dell’ iter sanitario  nonchè la modalità con la quale è stato comunicato al
 cittadino l’esito finale.

Precisazioni messaggio n. 9305 del 2 dicembre 2014 “Operazioni di Salvaguardia Pensionistica”.

Come precisato con messaggio n. 9305 del 2014, nella lettera di certificazione del diritto alla 
salvaguardia, l’Istituto  indica la data della prima decorrenza teorica utile della pensione, 
fermo restando la possibilità di  presentare la relativa domanda in qualsiasi momento 
successivo alla predetta data. 

Ciò posto, allo stato attuale delle operazioni di monitoraggio, con riferimento a coloro che 
presentino domanda di pensione in salvaguardia anche successivamente alla data
 indicata nella predetta certificazione, non sussistono problemi di esclusione dalla 
salvaguardia a causa della raggiunta copertura finanziaria.

Infine, le Sedi avranno cura di tenere in evidenza le domande di pensione in salvaguardia 
relative al personale del comparto scuola, in attesa delle indicazioni che saranno 
successivamente fornite dalla Direzione Centrale Pensioni all’esito della 
consultazione con i Ministeri competenti.

disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro.

Il decreto legislativo n. 148 del 14.9.2015 contiene la nuova disciplina delle integrazioni salariali e dei fondi di solidarietà. Sono abrogate, in tutto o in parte, le leggi n. 164/1975, n. 427/1975, n. 223/1991 e n. 92/2012.
- Le disposizioni generali (titolo I, capo I), valide per la CIGO e la CIGS, prevedono tra le novità più importanti: l’estensione della tutela per l’apprendistato professionalizzante, la revisione dei requisiti soggettivi e dei limiti massimi di durata; l’aumento del contributo addizionale in ragione di un crescente utilizzo dei trattamenti di integrazione ed anche in caso di utilizzo dei contratti di solidarietà, il termine di decadenza di 6 mesi entro il quale è ammesso il conguaglio.
- Per le integrazioni salariali ordinarie (titolo I, capo II), la nuova disciplina integra anche le norme speciali relative ai settori dell’industria e dell’edilizia e lapidei ma non le norme per il settore agricolo che rimangono in vigore in quanto compatibili con il decreto legislativo.
- Il decreto legislativo in oggetto è in vigore dal 24 settembre 2015. Ai soli fini della presentazione delle domande di CIGO, il periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto e la data di pubblicazione della presente circolare è neutralizzato.