- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -
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lunedì 19 settembre 2016

Morire sul lavoro o mentre si lotta sul posto di lavoro non è mai una tragica fatalità.

COMUNICATO NAZIONALE

Morire sul lavoro o mentre si lotta sul posto di lavoro non è mai  una tragica fatalità.

La morte di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, lavoratore egiziano di 53  anni padre di 5 figli, in servizio presso il centro di smistamento  della GLS di Piacenza, ci riempie di tristezza e di rabbia.

Quando si muore in questo modo, schiacciato da un TIR in movimento, le fatalità non esistono.  La carenza e l’insufficienza di misure di sicurezza e prevenzione adeguate attengono a delle responsabilità ben precise, che sarebbero aggravate se venissero confermate ipotesi di volontarietà di qualche responsabile o del conducente del mezzo per contrastare l’agitazione sindacale che era in corso da parte della USB.

Ci uniamo al dolore dei suoi cari, dei suoi amici e dei suoi compagni di lavoro e faremo tutto quello che è necessario per render giustizia ad una morte tanto assurda e per dare sostegno alla sua famiglia.

Rendiamo e renderemo omaggio ad Abd Elsalam mettendo in campo tutte le possibili iniziative di lotta e di denuncia riguardo l’accaduto, ai diversi scenari che si potrebbero aprire e alla libertà di sciopero.

Per stanotte, intanto, abbiamo deciso di non lavorare negli HUB della GLS in segno di lutto.

Per i prossimi giorni proseguiremo la mobilitazione condividendo, se ci sono le condizioni, momenti di lotta e denuncia unitarie con le altre realtà politiche, sindacali e sociali sul piano locale e nazionale.

 Lì 15/09/2016

Sindacato Intercategoriale COBAS

Associazione Diritti dei  Lavoratori COBAS

mercoledì 27 gennaio 2016

GRANDE DISTRIBUZIONE: PADRONI, ISTITUZIONI, CGIL, CISL, UIL, TUTTI UNITI CONTRO I LAVORATORI IN LOTTA

NASCE LA SANTA ALLEANZA CONTRO CHI LOTTA
PER PORTARE DIRITTI E LEGALITA' ALL'INTERNO DEI MAGAZZINI.

Il 19 gennaio si è riunito, convocato dalla  dalla Regione Veneto, un tavolo che ha visto la partecipazione, oltre che della Regione Veneto, nella figura dell'Assessore Reg. al Lavoro Donazzan, della provincia di Padova, di  Cgil, Cisl e Uil, Legacoop,  le società Prix, Despar-Aspiag, Trasporti Romagna-Mg Service, Alì, Unicomm, avente come titolo: “contro mobilitazioni selvagge” e per chiedere ai Prefetti di tutte le provincie il “ripristino della legalita”.

Questo tavolo è stato convocato dopo che nelle scorse settimane in alcuni dei magazzini di proprietà dei soggetti convocati si sono tenute iniziative di lotta che hanno posto come rivendicazioni il riconoscimento di alcuni obiettivi già ottenuti in moltissimi altri  magazzini del settore: avere garanzie in caso di  cambio di appalto, avere delucidazioni in merito alla chiusura del magazzino MaxiD di Montegalda dove operano 120 lavoratori, ottenere malattia e infortunio integrati al 100%, istituti contrattuali al 100%, un buono pasto, il riconoscimento dell'anzianità pregressa e  la mezz'ora di pausa retribuita. 

Per avere un'idea della gravità di quanto accaduto il 19 gennaio, basti pensare che, da una parte si sono messe assieme catene di supermercati da sempre concorrenti, dall'altra, Regione, Provincia di Padova, Legacoop, Cgil, Cisl, Uil, hanno trovato il modo di condividere una comune crociata contro chi ha osato mettere in discussione una situazione divenuta oramai insostenibile dal punto di vista dei lavoratori. In particolare, dobbiamo ancora assistere  a licenziamenti di massa in occasione di cambi di appalto, legittimati in qualche modo dalla legge. E, da parte delle Istituzioni e dei sindacati collusi, non una parola viene spesa contro questa “libertà” garantita  dalla legge nel lasciare a casa le persone, o nel togliere diritti acquisiti, grazie al cambio di appalto. Così è successo nel magazzino Prix di Grisignano di Zocco, dove il giorno 15 di gennaio Prix dava disdetta alla cooperativa Leone, lasciando a casa tutti e 70 i lavoratori e ingaggiando una nuova cooperativa che immetteva nel magazzino nuovi lavoratori.

Così succede in moltissime altre situazioni dove grazie al cambio di appalto si perdono per la strada diritti acquisiti o addirittura il posto di lavoro. Si tratta di una norma contrattuale infame, quella che non garantisce il passaggio di tutti i lavoratori in caso di cambio di appalto alle medesime condizioni,  che deve essere essere assolutamente cambiata. Questo obiettivo, già conquistato con alcuni dei corrieri principali, deve diventare un obiettivo centrale da raggiungere per impedire le infamie che abbiamo sotto gli occhi.

La mancanza di una normativa in questo senso ha portato anche alla situazione gravissima verificatasi alla Bormioli di Fidenza, dove, sempre grazie al cambio di appalto la CGIL si è accordata con i padroni per cancellare diritti acquisiti, quali l'anzianità di magazzino, i livelli e messo in discussione l'organico. A fronte della sacrosanta risposta messa in campo dai facchini abbiamo assistito ad un uso spropositato della polizia e siamo arrivati al fatto che CGIL ha organizzato un corteo dei lavoratori dipendenti da Bormioli contro i facchini in lotta. Tutto ciò, a conferma che il connubio sindacati-padroni è diventato oramai un vero e proprio matrimonio indissolubile.

A fronte di questa situazione che costringe i lavoratori a lottare, a volte anche in forme  dure, ma  adeguate al livello delle ingiustizie subite, si produce quindi un blocco di potere economico e politico che ha come unico scopo quello di bloccare lo sviluppo di un movimento di lotta che rivendica diritti e che, paradossalmente, ha portato legalità in un comparto, da sempre attraversato dalle forme più odiose di sfruttamento che rasenta la schiavitù, e che risente anche di pesanti infiltrazioni mafiose.
Se, fino a qualche tempo fa poteva ancora esserci qualche dubbio circa il fatto che Cgil, Cisl e Uil potessero ancora rappresentare in parte interessi dei lavoratori, oggi, entrando a far parte di questa “santa alleanza” contro le lotte dei facchini, cancellano ogni dubbio sulla metamorfosi che hanno subito e che li rende oggi parte determinante del sistema di sfruttamento. La cosa è ancora più grave  se pensiamo che questo appello alle Prefetture ad intervenire con la forza per ripristinare la “legalità” si rivolge ad un comparto con una forza lavoro supersfruttata e dove i diritti si sono conquistati solo ed esclusivamente con quelle lotte che oggi diventano oggetto di campagna militare  da parte del neocostituitosi “blocco d'ordine”.

Ci rivolgiamo quindi a tutti quei lavoratori che ancora oggi pensano di avere a che fare con dei sindacati che tutelano i diritti dei lavoratori, per far capire che ogni velo di ipocrisia è caduto e che la riunione di Venezia, e quanto sta avvenendo a Fidenza alla Bormioli, sono la dimostrazione lampante di una scelta di campo, da parte di CGIL CISL e UIL, totalmente schierata con i poteri forti contro i lavoratori. 

SI COBAS _ ADL COBAS

mercoledì 24 settembre 2014

Nuove cariche ed arresti alla Dielle

Dopo la debacle aziendale di ieri (il picchetto ha bloccato crumiri e camion per tutta la giornata) l'azienda e i suoi caporali si sono rivolti alla prefettura per chiedere un intervento risolutivo a loro favore
Questa mattina, in assenza di polizia, due blindati dei carabinieri guidati dal palestrato ( padrone dei crumiri che vogliono sostituire i lavoratori licenziati)hanno aggredito il presidio al grido di 'arrestiamone tre" e due operatori televisivi tedeschi che riprendevano la scena.
Le scene di 10 giorni fa quindi si ripetono e definiscono l'unico scenario possibile alternativo alla resa degli operai e alla totale delega alle istituzioni
Seguiranno news per completare il "bollettino di guerra" tra feriti .
Da oggi assemblee in tutti i posti di lavoro per organizzare una risposta diffusa capace di preparare al meglio lo sciopero nazionale del 16 ottobre.


Si COBAS provinciale di Milano

giovedì 18 settembre 2014

21 SETTEMBRE 2014 ORE 15.00 ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA LOGISTICA

N COLLEGAMENTO DA OGNI CITTA’
IN VIDEOCONFERENZA
CITTA’ COINVOLTE PER LA VIDEOCONFERENZA:
Milano, Torino, Brescia, Piacenza, Parma, 
Bologna, Ancona, Roma, Napoli, Padova,
Verona, Treviso, Vicenza.
A Milano Presso: C.S.A. Vittoria, Via Muratori 43
PUNTI DA SOTTOPORRE ALLE ASSEMBLEE DEL 21 SETTEMBRE PER RILANCIARE UN MOVIMENTO DI LOTTA A LIVELLO NAZIONALE PER PORTARE A COMPIMENTO LA BATTAGLIA AVVIATA A MARZO DELLO SCORSO ANNO PER LO SMANTELLAMENTO DEL SISTEMA DI SFRUTTAMENTO FONDATO SULLE COOPERATIVE E SULLA FIGURA DEL SOCIO LAVORATORE.
PREMESSA:
In questi ultimi mesi, in risposta al movimento di lotta che ha sconquassato il sistema di sfruttamento di tipo quasi schiavistico presente nel comparto della logistica, fondato su una perfetta simbiosi tra sindacati confederali, cooperative e committenti, la parte padronale più “avanzata” dei committenti ha cercato di correre ai ripari, per far recuperare terreno ai sindacati confederali, firmando accordi che si prefiggono lo scopo di annullare le conquiste ottenute (importanti accordi di secondo livello da noi sottoscritti a livello delle più importanti filiere della logistica) in cambio dell’assunzione diretta dei facchini da parte del committente.
In data 16 febbraio 2014 è stato firmato il primo accordo tra FEDIT (L’Associazione padronale che raggruppa TNT, BRT, GLS, ecc.) e Cgil, Cisl e Uil nel quale si dice esplicitamente che è interesse comune porre un freno a quello che definiscono “ un crescendo di conflittualità fuori controllo, con fenomeni di illegalità diffusa, suscettibili di strumentalizzazioni di varia natura”. Vale a dire che per loro le lotte, che hanno prodotto molti risultati positivi per i lavoratori, sono riconducibili semplicemente a “fenomeni di illegalità diffusa”.
Non il contrario, cioè, che queste lotte hanno eliminato buona parte della illegalità anche mafiosa presente all’interno delle cooperative. In sostanza i punti di queste prime “linee guida” di questo accordo spaziano 1)dal subordinare l’erogazione degli istituti, di Rol e permessi, alla produttività, 2) dalla riorganizzazione dei nastri operativi da un minimo di 4 ore ad un massimo di 10 ore, con pause anche di 3 ore e con una media di orario di lavoro contrattuale per un full time calcolata nell’arco di 6 mesi e relativi eventuali straordinari pagati al termine dei sei mesi; 3) chi verrà assunto dal committente verrà inquadrato al 6° J con passaggio al livello superiore dopo 24 mesi; 4) il lavoratore assunto con queste modalità dovrà essere reperibile anche fuori del suo orario di lavoro almeno per 7 giorni al mese, in cambio di 20 €; 5) la malattia sarà integrata solo a certe condizioni.
Insomma un netto regresso rispetto alle conquiste ottenute in cambio di una presunta stabilità del posto di lavoro.
In data 16 luglio veniva siglato invece un vero e proprio accordo tra TNT e CGIL, CISL e UIL, nel quale venivano riportati i contenuti delle linee guida, con un piano che prevede l’applicazione di questo accordo in una parte delle filiali (cinquantadue?) a partire dai prossimi mesi e fino a tutto il 2016.
Abbiamo già avuto modo di informare le organizzazioni padronali che la firma di queste “linee guida” e dell’accordo con TNT impone da parte nostra un diverso approccio rispetto alla piattaforma che a suo tempo avevamo presentato e alle relazioni sindacali che avevamo sviluppato con alcuni settori importanti della committenza e sulla quale avevamo in certe sue parti raggiunto degli accordi con essi.
In particolare crediamo che diventi sempre più urgente segnare un passaggio concreto per la cancellazione della figura del socio lavoratore. Consapevoli del fatto che la stragrande parte dei rapporti di lavoro nei principali magazzini della logistica, che fanno riferimento a Fedit, si basa ancora sulle cooperative e sulla figura del socio lavoratore, non ci interessa oggi stare a discutere sulla forma societaria o sul fatto se dobbiamo accettare o meno di diventare dipendenti di TNT, BRT o GLS, ecc, alle condizioni imposte da loro, ci interessa continuare la battaglia sui contenuti per arrivare a cancellare ogni differenza tra chi lavora nella logistica e chi lavora in altri comparti.
Alla luce di queste considerazioni l’assemblea generale dei lavoratori della logistica che si svolgerà il 21 settembre 2014 in diverse città, in base alle indicazioni uscite dall’assemblea dei delegati del 27 luglio 2014, sarà chiamata a discutere e a pronunciarsi sull’ipotesi di una nuova piattaforma e a decidere iniziative di lotta tra le quali una mobilitazione in occasione dello sciopero del 16 ottobre promosso dai movimenti e sindacati di base, affinchè la lotta dei lavoratori della logistica si intrecci con quella degli altri settori lavorativi e movimenti sociali. Tutto ciò, perché i facchini sono ormai consapevoli che la loro lotta per la difesa economica sia da porre in una prospettiva anticapitalistica e in risposta agli attacchi governativi che ogni giorno vengono portati avanti contro gli sfruttati.
I PUNTI SUI QUALI COSTRUIRE LA PIATTAFORMA PER LO SMANTELLAMENTO DELLE COOPERATIVE E DELLA FIGURA DEL SOCIO LAVORATORE.
• POSSIBILITA’ DI SCELTA: fermo restando il fatto che oggi la forma societaria non è l’elemento centrale su cui fissare la nostra richiesta e che l’obiettivo in prospettiva, con tempi, modalità da definire e senza alcun arretramento rispetto alle posizioni conquistate, deve essere comunque quello di diventare come soggetti dipendenti dall’effettivo datore di lavoro che è il committente, riteniamo che in primis l’obiettivo da raggiungere sia quello della cancellazione della figura del socio lavoratore e per tale motivo avere la possibilità di scegliere se essere socio o dipendente, laddove la forma societaria presente sia la cooperativa.

• CAMBI DI APPALTO: anche dove ci sono forme societarie diverse dalle cooperative che gestiscono gli impianti, permane il problema dei cambi di appalto. E’ necessario che a livello dei singoli corrieri vengano firmati dei protocolli di intesa nei quali ci sia l’obbligo per le società subentranti di assumere tutti i lavoratori in organico in quel cantiere, così come già avviene secondo contratto multiservizi/pulizie, alle stesse condizioni retributive e contrattuali preesistenti, senza nessun periodo di prova con mantenimento dell’anzianità di servizio nel magazzino.
• MALATTIA E INFORTUNIO: Direttamente collegato al rapporto di lavoro, nel momento in cui la forza lavoro che opera nei magazzini non sarà più inquadrata come soci di cooperativa, ma dipendenti, dovrà diventare automatico garantire la corresponsione dell’integrazione piena al 100 % per malattia ed infortunio compresi i primi tre giorni di carenza, con possibilità di concordare a livello di singolo magazzino in via sperimentale il numero degli eventi per la malattia nell’arco dell’anno.
E’ nostra intenzione aprire in tutti i posti di lavoro un serio lavoro di inchiesta sull’incidenza delle malattie professionali per i facchini. Considerato che mancano dati su questo importantissimo aspetto per questa tipologia di lavoro, inizieremo a raccogliere dati ed informazioni direttamente sul campo, da un lato per garantire l’applicazione delle norme in vigore in materia di sicurezza e, dall’altro per sviluppare un ragionamento che punti a regolamentare produttività del lavoro, ritmi, orari e quant’altro in relazione alle possibili conseguenze in termini di danni permanenti per chi svolge il lavoro di facchino da un certo numero di anni. Troppi sono ormai i casi riscontrati di lavoratori che diventano inabili al lavoro o, con forti limitazioni dopo un certo numero di anni. E’ quindi necessario aprire un tavolo di confronto con committenti e appaltatori per effettuare indagini serie con l’ausilio di medici di “medicina del lavoro” per arrivare a redigere protocolli che definiscano modalità operative sul medio e lungo periodo atte a salvaguardare la salute dei lavoratori.
• ISTITUTI CONTRATTUALI: Gli istituti contrattuali devono essere retribuiti sempre nel loro pieno valore, al 100 % calcolato sulle 168 ore.
• INQUADRAMENTO DEL PERSONALE: Con l’ultimo rinnovo del CCNL sono stati introdotti due nuovi livelli di inquadramento del personale: il 6° J e il 4° J, con lo scopo di eliminare l’automatismo esistente in precedenza del passaggio dal 6° al 5° dopo 18 mesi (con l’attuale contratto l’automatismo è previsto solo dal 6° J al 6° S dopo 30 mesi e nessun automatismo è previsto dal 5° al 4° J. Per la tipologia di lavoro della logistica, si può tranquillamente pensare che in un magazzino, in un tempo ragionevole di un anno, se debitamente formati, i lavoratori possono essere messi nelle condizioni di poter svolgere ogni tipologia di mansione. In virtù di questa considerazione, va posto l’obiettivo per i neo assunti, dell’eliminazione del 6° J e del 4° J, con assunzione diretta al 6° S e reintrodotto l’automatismo di passaggio dal 6° al 5° dopo 18 mesi, e dal 5° al 4° dopo ulteriori 24 mesi, bypassando direttamente il 4°J. Per i lavoratori attualmente in forza, chi si trova al 6 J dovrà passare immediatamente al 6° S e se opera nel magazzino da più di 18 mesi dovrà passare automaticamente al 5°. Chi si trova attualmente inquadrato al 5° livello e ha una anzianità di magazzino di almeno 5 anni dovrà essere inquadrato al 4 S, bypassando il 4° J.
• LAVORO STRAORDINARIO: Va considerato lavoro straordinario il lavoro svolto oltre le otto ore giornaliere su cinque giorni o 6,30 su sei giorni, a prescindere dalle ore di effettivo lavoro svolto nell’arco della settimana.
• LAVORO NOTTURNO: Il lavoro notturno, considerato tale così come previsto dalle norme di legge (dalle 22.00 alle 06.00), proprio in virtù del fatto che stravolge la vita degli individui, deve essere retribuito sempre con la maggiorazione del 25 %, anche quando viene svolto in turni avvicendati.
• AMMORTIZZATORI SOCIALI: il settore della logistica e dei trasporti non usufruisce degli ammortizzatori ordinari, in primis della CIG ordinaria, straordinaria, mobilità ordinaria ed in questa fase di transizione al nuovo sistema di ammortizzatori (ASPI e Mini Aspi) i soci lavoratori, in assenza del finanziamento della mobilità in deroga e della CIG in deroga, per il 2014 non hanno percepito la CIG in deroga e per l’ ASPI o Mini Aspi percepiscono solo il 20 % dell’importo dovuto. Per questi motivi, tutto il settore della logistica deve essere ammesso come gli altri settori al regime degli ammortizzatori ordinari.
SU QUESTI PUNTI E’ CONVOCATA L’ASSEMBLEA GENERALE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA CHE SI TERRA’ IN CONTEMPORANEA NELLE VARIE CITTA’ PER DECIDERE SULLE PROSSIME SCADENZE DI LOTTA IN RELAZIONE ANCHE ALLE INIZIATIVE DECISE DAI MOVIMENTI CONTRO LE POLITICHE GOVERNATIVE A LIVELLO NAZIONALE SU REDDITO, SALARIO GARANTITO, LAVORO, CASA, GRANDI OPERE.


Questo documento verrà presentato con uno o due interventi introduttivi che verranno ascoltati in tutte le sedi dove si terranno le assemblee. Seguirà un dibattito a livello di ogni singola assemblea della durata di circa 1 ora e al termine delle assemblee verrà ripristinato il collegamento che vedrà un brevissimo intervento da ogni città ed un intervento conclusivo.
Movimenti di lotta che si occupano anche di problematiche inerenti a reddito o casa, possono chiedere ci collegarsi alla video conferenza, inviando una mail a dinozer@globalproject.info

martedì 16 settembre 2014

Piacenza: in 1000 con i facchini Ikea e per il rilancio della lotta!

In un sabato pomeriggio caldo e soleggiato oltre mille manifestanti hanno percorso le principali vie del centro di Piacenza. Un corteo forte e determinato, quello organizzato dai Si.Cobas, ha ribadito la solidarietà e il sostegno ai facchini in lotta, ora licenziati, che lavoravano presso l'Hub piacentino dell'Ikea sotto la cooperativa San Martino. Proprio Ikea e San Martino sono stati al centro della maggiorparte degli interventi che si sono alternati agli slogan scanditi a gran voce e con rabbia da facchini, movimenti antagonisti, sindacalisti di base e pure occupanti di case, accorsi da Bologna, Modena, Cremona, Milano, Torino, Firenze, Brescia e altre città.

"Ikea Razzista" e "San Martino Mafia" si sono sentiti spesso nelle vie di un centro storico dove da tempo non si vedeva una manifestazione di questa portata, a tal punto che molti passanti si sono soffermati ad ascoltare gli interventi, che marcavano tra le altre cose la necessità di ricomporre le istanze di chi sta pagando la crisi, dagli ultimi fino alla classe media impoverita, attraverso le lotte. Lotte che solidarizzano tra loro come nel caso della logistica, capace di creare un movimento che vede davanti ai cancelli non solo gli operai interessati alle vertenze, ma pure quelli di altre aziende, nonché precari e studenti che pure ieri sono intervenuti ribadendo la loro solidarietà.


sabato 13 settembre 2014

Pesante attacco agli operai Dielle DI CASSINA DE PECCHI. Diversi feriti tra gli operai e due arrestati

I carabinieri attaccano il presidio degli operai Dielle che da 115 giorni tiene in piedi una vertenza tra le più lunghe che ricordiamo 
L'attacco fisico contro il picchetto è orchestrato dai dirigenti dell'azienda e dai caporali della cooperativa che partecipano addirittura attivamente al pestaggio.
Il tutto sotto l'occhio vigile, inerme e complice della Digos sempre pronta a sostenere tanto la strada della trattativa (inutile per gli operai) oppure delle botte (contro gli operai)
Non contenti, dopo le botte, i colleghi dell'assassino di Davide Bifolco (il sedicenne stroncato da un colpo al cuore nella periferia napoletana) arrestano due operai.
Uno di essi, delegato conosciuto col nome di 'marco' con una mossa da cestista fa giusto in tempo a lanciare il cellulare con cui ha girato le scene qui descritte e che, a breve, verrà divulgato in rete

Nonostante la difficoltà a riorganizzare le fila dopo la pesante carica, gli operai della Dielle organizzano immediatamente un'assemblea per definire un calendario di azione che qui riportiamo in sintesi
- Domattina  sabato13 ore 9 tutti in aula (ingresso di via S.Barnaba del tribunale) per il processo in direttissima contro i due arrestati
- Sempre domani,ore 14, tutti alla manifestazione di Piacenza, dove gli operai Dielle saranno a fianco dei loro compagni dell'Ikea, ormai gemellati idealmente e politicamente, nella lotta senza fine contro i licenziamenti politici e la repressione statale (Avanti verso la manifestazione del 13 settembre a Piacenza: Tre pullman da Bologna, tre pullman da Milano, uno da Brescia, uno da Seveso, uno da Parma, uno da Roma, uno da Ancona, auto da Torino ( trenta persone) , auto da Genova ( ventina di compagni) auto piene di vari compagni solidali. Questa sera assemblea alla tnt di Piacenza: grande partecipazione)
- DOMENICA 21 settembre: assemblee in tutta Italia in video conferenza (a Milano si svolgerà presso il Csa Vittoria) per rilanciare una mobilitazione generale, verso lo sciopero nazionale del 16 OTTOBRE
- DOMENICA 28 settembre, mobilitazione a Pioltello (con la proposta che diventi nazionale) a sostegno della vertenza Dielle contro la nuova schiavitù e rafforzare una battaglia destinata a....continuare fino alla vittoria
Altre iniziative non verranno qui rese pubbliche in quanto parte di quella "organizzazione operaia informale" che matura nelle lotte quotidiane contro i padroni e che impara i "giusti movimenti da eseguire" tanto dai propri errori, quanto dalle mosse dell'avversario
Quel che è certo é che la tenacia e la determinazione che, in questo momento, si sta esprimendo a livello nazionale, non intende cedere nemmeno un millimetro di terreno all'avversario di classe
alla Dielle come all'ikea, alla Granarolo, in DHL, BRT, TNT,GLS,SDA, Carrefour e altre decine di aziende, cresce una generazione operaia che impara a lottare oltre i confini della propria azienda.
Questo, e non l'esito specifico delle vertenze (i cosiddetti risultati concreti) conta davvero per questi operai

Non isoliamoci, stiamo con la loro battaglia!

ESECUTIVO NAZIONALE SI.COBAS settembre 2014

sabato 2 agosto 2014

comunicato congiunto - Adl Cobas – Si Cobas – Conf. Cobas Privato

ACCORDO FEDIT-CGIL, CISL, UIL E TNT-CGIL, CISL, UIL. DIVENTARE DIPENDENTI A QUALI CONDIZIONI ? NON CERTO A QUELLE CHE VORREBBERO LORO CON GLI ACCORDI FIRMATI. SARANNO I LAVORATORI DECIDERE COME E QUANDO DIVENTARE DIPENDENTI
In data 16 febbraio 2014 è stato firmato un primo accordo tra FEDIT (L’Associazione padronale che raggruppa TNT, BRT, GLS, ecc.)  e cgil, cisl e uil nel quale vengono messe le basi per azzerare  le conquiste fin qui ottenute dai Cobas, frutto delle lotte che negli ultimi anni hanno visto protagonisti migliaia di facchini e  che hanno cominciato a sgretolare il sistema di sfruttamento basato sulle cooperative. 

PERCHE’ SONO ARRIVATI A FIRMARE UNA PORCHERIA DEL GENERE?“
I MOTIVI SONO MOLTO SEMPLICI:
  1. La lotta  dei Cobas ha già creato in moltissime situazioni delle condizioni che non rendono più conveniente tenere in piedi le cooperative, che, a questo punto, rischiano solo di essere un costo aggiuntivo;
  2. Tutti i più grandi corrieri e le loro Associazioni di categoria sanno benissimo che a partire da settembre, come Cobas, avevamo intenzione di aprire la seconda fase della battaglia per arrivare a smantellare questo sistema di sfruttamento basato sulle cooperative;
  3. E’ risaputo che in questa grande battaglia, avviata da noi in questi ultimi anni, CGIL CISL e UIL si sono sempre  schierati dalla parte dei padroni ed è per questo che hanno perso credibilità tra i lavoratori, i quali li hanno abbandonati in massa;
  4.  Questi accordi rispondono, perciò,  a tre necessità: la prima è quella di cercare di neutralizzare la nostra iniziativa indirizzata ad una stabilizzazione piena del rapporto di lavoro cercando, così, di contenere i danni,  ; la seconda, è quella di tentare di far tornare ad essere credibili i sindacati confederali, rendendoli protagonisti di una truffa camuffata a danno dei lavoratori; la terza,  è che in cambio delle assunzioni come dipendenti si chiede ai lavoratori l’accettazione di un peggioramento delle condizioni di lavoro conquistate con la lotta.;
 
ALLA LUCE DI QUESTA SITUAZIONE E’ EVIDENTE CHE NON BISOGNA LASCIARSI INGANNARE DA QUESTO GIOCHETTO MESSO IN CAMPO DALLE PARTI CHE E’ FIN TROPPO SCOPERTO.
LA NOSTRA BATTAGLIA, COSI’ COME ABBIAMO  DECISO NELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI DEL 27 LUGLIO,  ALLA LUCE DI QUESTI ACCORDI, VERRA’  ACCELERATA  PER L’OTTENIMENTO DI UNA STABILIZZAZIONE VERA DEI RAPPORTI DI LAVORO, CONTINUANDO SULLA STRADA DEL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI LAVORATIVE, PRIME TRA TUTTE, QUELLA  DELL’ABOLIZIONE DEL 6° LIV. J , IL PASSAGGIO AUTOMATICO DAL 6° AL 5° E DAL 5° AL 4°, LA GARANZIA DELL’ASSUNZIONE COMUNQUE DEI LAVORATORI NEL CASO DEI CAMBI DI APPALTO. L’ESTENSIONE DI TUTTI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI ANCHE AL SETTORE  TERZIARIO. SU QUESTI PUNTI CI, L’ APPUNTAMENTO  PREFISSATO E’ QUELLO DI UNA GRANDE INIZIATIVA ASSEMBLEARE  SUDDIVISA  IN VARIE  CITTA’ COLLEGATE IN VIDEO CONFERENZA DA SVOLGERSI  DOMENICA 21 SETTEMBRE 2014, DALLE QUALI LANCEREMO LA NOSTRA PIATTAFORMA DI LOTTA PER L’AUTUNNO. 
adlcobas.it 
comunicato congiunto 

Report Assemblea nazionale dei delegati Adl e Si Cobas

Domenica 27 Luglio si è riunita l’assemblea nazionale dei delegati SI Cobas e ADL Cobas (con l’adesione della Confederazione Cobas settore Privato) che nella stragrande maggioranza lavorano nel settore della logistica. Essendo passato più di tre mesi da quella precedente, era forte l’esigenza di un momento di confronto sui risultati delle lotte dell’ultimo periodo, tanto che il primo punto all’ordine del giorno recitava proprio: “valutazione complessiva dei risultati ottenuti in relazione alla vertenza nazionale della logistica”. Vertenza nazionale per il rinnovo del CCNL trasporto merci e logistica portata avanti congiuntamente dai due sindacati di base sin dai primi mesi del 2013 e che ha ottenuto risultati molto significativi nelle più importanti filiere della logistica, che si aggiungono alle numerose vittorie nei singoli magazzini ed aziende. L’insieme d’interessi padronali, politici e sindacali intaccati dalle mobilitazioni dei facchini e dei solidali ha scatenato però una reazione molto dura ed organizzata da parte della controparte, che di certo non resta a guardare. Anche questa quindi era una delle questioni centrali dell’assemblea, espressa dal secondo punto dell’ODG, “valutazioni sulla controffensiva padronale sia in termini di repressione […] sia in termini di iniziativa politica dei padroni in combutta con i sindacati confederali”. 
Per quanto la discussione su cosa mettere concretamente in campo sia stata fondamentalmente rimandata al 21 Settembre, data in cui è stata convocata un’altra assemblea nazionale (da tenere questa volta in diverse città collegate in videoconferenza), non sono mancate una serie di proposte operative: stante la necessità di gestire in maniera maggiormente centralizzata i diversi attacchi che si stanno subendo, si è parlato di costruire un coordinamento tra i diversi licenziati di modo che possano rafforzarsi vicendevolmente e costituire un’unica voce, insieme a coordinamenti territoriali nelle città in cui si è forti e in cui si può contare sul sostegno di altre organizzazioni. Particolarmente importante sarebbe inoltre un rafforzamento dei coordinamenti tra i lavoratori di diverse città ma della stessa azienda (come TNT) di modo da rafforzare le situazioni più deboli e di far sì che “quando il padrone si muove, si muove tutto il territorio nazionale”, come detto da Guglielmo del SI Cobas di Roma. 
L’intenzione è però di non rimanere isolati nel settore della logistica, ma di generalizzare (parola ricorrente negli interventi) il fronte di lotta, rivolgendosi ai lavoratori degli altri settori, a chi si batte per avere un tetto sopra la testa, a chi si muove contro le nocività ambientali, a tutti quelli che stanno pagando il conto di questa crisi economica, nell’ottica di partire da questo settore di classe per affrontare gli obbiettivi della classe tutta. Con questo spirito è stata citata la causa palestinese, suscitando un’esplosione di applausi, ed è anche stato detto che un eventuale sciopero nazionale della logistica debba intrecciarsi con ciò che il movimento chiama sciopero “metropolitano” di Ottobre.  D’altronde se il fronte padronale agisce su diversi livelli, noi dobbiamo “fare nostro il suo metodo” e rispondere in maniera altrettanto complessiva, come ha detto lo stesso lavoratore DHL.
D’altra parte solo il giorno prima, Sabato 26 Luglio, si era tenuta la giornata internazionale di supporto ai facchini licenziati dall’Ikea di Piacenza, con 13 città mobilitate in Italia ed altre 4 nel resto Europa (Amburgo, Berlino, Cordoba, Vienna), che tra picchetti, volantinaggi e cortei, hanno provato a scalfire il blocco granitico di interessi coagulato attorno al “Partito Ikea”. Un risultato importante che ha però visto ancora una volta una controparte compatta nel criminalizzare le iniziative e nel chiudere ogni margine di trattativa. 
Ma come più volte ripetuto dai numerosi facchini presenti, su questo come sugli altri fronti non si tratta che dell’inizio di un movimento che alimenterà l’allargamento del fronte proletario. 
adlcobas.it 

mercoledì 23 luglio 2014

Comunicato SI COBAS: Solidarietà incondizionata alla lotta del popolo palestinese!

Dalla resistenza eroica di Gaza rinasca una nuova Intifada per liberare tutta la Palestina e avviare il riscatto degli oppressi nel Medio Oriente e nel mondo!
Le masse di Gaza sono da giorni sotto l'attacco dell'esercito sionista, un'aggressione vile e criminale che assume ogni ora che passa i contorni di un massacro deliberato e sistematico.
A cadere sotto le bombe dell'aviazione, della marina e dell'esercito di Tel Aviv sono in gran numero semplici proletari, contadini, donne e bambini di un popolo rinchiuso in una prigione a cielo aperto dall'azione congiunta di Israele, degli USA, delle “grandi potenze” occidentali (con la miserabile Italia a fare anch'essa la sua parte) e, last but not least, degli stessi governi arabi, in primis l'Egitto che, chiudendo il valico di Rafah, assicura da sempre il successo dello strangolamento economico, fisico e militare dei Palestinesi della Striscia.
Ma al di la delle lacrime di coccodrillo che televisioni e giornali versano per la dimensione di uno sterminio che non si può nascondere, la realtà è che tutti gli schieramenti politici e i mezzi di informazione sono attivamente impegnati in una campagna di mistificazione che fa perno sulladifesa di Israele, della sua politica, dei suoi interessi. Una campagna incentrata sulla tesi che l'azione di Tel Aviv sarebbe tutt'al più sproporzionata nell'utilizzo della forza, ma giustificata nei suoi obiettivi di fondo e che la soluzione del problema starebbe in una rinuncia a qualunque opposizione da parte palestinese, nella speranza – per altro dimostratasi vana in tutti questi anni – che Israele si decida a “concedere”, a Gaza e in Cisgiordania, un simulacro di Stato, un vero e proprio “bantustan” dove rinchiudere i Palestinesi in un reticolo di brandelli di territori separati dagli insediamenti dei coloni sionisti, attraversati da strade che i Palestinesi non possono percorrere,  sotto la minaccia costante delle forze armate israeliane e, “per delega” di quelle “nazionali”, privi di accessi alle risorse idriche, saccheggiate da tempo dai sionisti e così via. E' la prospettiva dei “due popoli, due Stati” - base degli accordi di Oslo - caldeggiata dall'imperialismo internazionale e che, pur rappresentando la liquidazione di ogni speranza di liberazione della Palestina, non si è finora realizzata per l'oltranzismo reazionario di Israele.
Mentre i mass-media fanno a gara nel dipingere l'aggressione sionista come la reazione ai lanci di razzi da pare di Hamas, ci si “dimentica” di ricordare che la fondazione di Israele gronda sangue da tutte le parti. Sul banco degli accusati non sta solo l'occupazione della West Bank e, fino a poco tempo fa, della Striscia a seguito della “guerra dei sei giorni” del '67, ma la stessa costituzione nel '48 dello Stato sionista sul territorio storico della Palestina, una fondazione resa possibile dal massacro della popolazione araba, dalla distruzione di interi villaggi, dalla “pulizia etnica” contro i loro abitanti, dalla confisca delle terre, con la creazione di una massa enorme di rifugiati e la loro diaspora nei campi profughi dei paesi circostanti. La “guerra di indipendenza” cara alla mitologia sionista è stata in realtà un'azione di spietato colonialismo,realizzato in combutta con le potenze imperialiste, dei cui interessi – quelli USA in testa – Tel Aviv continua a rappresentare un indispensabile cane da guardia.
Mettere sullo stesso piano i razzi di Hamas e l'ecatombe perpetrata da Israele, oltre ad essere risibile sul piano dei numeri, è disgustosa perché mette sullo stesso piano vittime e carnefici, oppressori e oppressi, significa equiparare chi pratica il razzismo sistematico, come Israele, e chi di questo razzismo è vittima, chi ha costruito il vergognoso muro dell'apartheid e chi ne subisce tutti i giorni la violenza, chi organizza la vessazione quotidiana, ad es. con  gli infiniti controlli ai check-point, e chi è costretto a sottoporvisi per vendere la propria forza-lavoro sul mercato israeliano, chi demolisce per rappresaglia le case dei Palestinesi e ne devasta le terre coltivate e chi da tali atti è privato della sua stessa possibilità di sopravvivenza, chi insedia ogni giorno nuove colonie e chi da queste è allontanato per sempre dalla propria terra.
Ma la lotta eroica di Gaza dimostra che il popolo palestinese non intende piegarsi all'aggressore sionista, che è disposto, nonostante le immani sofferenze a cui è sottoposto, a lottare e a rilanciare con ogni mezzo la prospettiva della propria liberazione. Per questa lotta i Palestinesi non hanno amici fra gli Stati, sia quelli imperialisti che appoggiano apertamente Israele, sia quelli arabi che, a diverso livello, ne sono complici. Gli unici alleati della lotta palestinese possono essere solo gli sfruttati di tutti i paesi, la loro mobilitazione in sostegno della resistenza di Gaza e contro i propri governi, il rilancio di una prospettiva di liberazione della Palestina che sia ottenuta nell'unico modo in cui è possibile farlo: con una rivoluzione d'area che investa i regimi e divisioni statali in tutto il Medio Oriente, rimettendo in discussione l'attuale ordine imperialista imposto con la violenza, la guerra, il razzismo.
Viva la resistenza dei Palestinesi a Gaza!
Si estenda la loro mobilitazione negli altri territori palestinesi contro l'aggressione sionista!
Sviluppiamo la denuncia e la mobilitazione più ampia contro l'aggressione israeliana!
Tutti i militanti del S.I. COBAS appoggino e partecipino alle iniziative contro l'aggressione israeliana sotto la tutela in primis degli Usa e degli imperialismi europei.
Lottiamo a fondo contro la politica del “nostro” governo che, insieme a quelli europei, è corresponsabile dei massacri e dell'oppressione delle masse palestinesi!
 
Il coordinatore nazionale del S.I.Cobas

27 Luglio – Convocata assemblea delegati Adl e Si Cobas

E’ CONVOCATA PER IL GIORNO 27 LUGLIO A  BOLOGNA ALLE  ORE 14
PRESSO sede Crash via delle cooperazione 10. 
L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI  SINDACALI DEL “SI COBAS”  E  DI ADL COBAS, APERTA  AD ALTRI DELEGATI ANCHE DI ALTRE SIGLE SINDACALI,  PER DISCUTERE DEI SEGUENTI PUNTI: 
  1. VALUTAZIONE COMPLESSIVA SUI RISULTATI OTTENUTI IN RELAZIONE ALLA VERTENZA NAZIONALE DELLA LOGISTICA ; 
  1. VALUTAZIONE SULLA CONTROFFENSIVA PADRONALE SIA IN TERMINI DI REPRESSIONE DA PARTE DEGLI APPARATI ISTITUZIONALI E DI POLIZIA, SIA IN TERMINI DI INIZIATIVA POLITICA DEI PADRONI IN COMBUTTA  CON I SINDACATI CONFEDERALI; 
  1. COME RISPONDERE ALLA REPRESSIONE, AI LICENZIAMENTI POLITICI E COME RILANCIARE LE LOTTE DELLA LOGISTICA A SETTEMBRE,  PER IL MANTENIMENTO DEL POSTO DI LAVORO COL CAMBIO DELLE COOPERATIVE E PER IL SUPERAMENTO DELLE STESSE. PER INIZIATIVE IN RELAZIONE ANCHE ALLE SCADENZE DI LOTTA NAZIONALI, CONTRO LE POLITICHE GOVERNATIVE,  INDICATE  DALL’ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI IN VAL DI SUSA DEL 13 LUGLIO. 
  1. IPOTESI DI COSTRUZIONE DI UNA SECONDA ASSEMBLEA , IN VIDEO CONFERENZA , DA TUTTE LE CITTA’ NELLE QUALI VI E’ UNA SIGNIFICATIVA PRESENZA DI REALTA’ DI LOTTA  INTERNE AL MONDO DELLA LOGISTICA, MA ANCHE DI MOVIMENTI DI LOTTA PER LA CASA, DA CONVOCARSI IN DATA  21 SETTEMBRE,  PER METTERE A PUNTO UN PIANO CONDIVISO DI INIZIATIVE  DI LOTTA PER L’AUTUNNO. 
E’ CONVOCATA SEMPRE IN MATTINATA, ALLE ORE 11 UNA RIUNIONE DEI DELEGATI SINDACALI DELLA TNT PER FARE IL PUNTO SPECIFICO ALL’INTERNO DELLA SITUAZIONE DEI MAGAZZINI TNT ALLA LUCE ANCHE DEL RECENTE ACCORDO TRA TNT – FEDIT – CGIL – CISL – UIL

venerdì 18 luglio 2014

SI COBAS: Comunicato: sulla sentenza del processo di Origgio

Il re è nudo, come avevamo sostenuto in varie udienze, questo processo è nato dalle esigenze da parte delle istituzioni di mettere alla berlina le tante lotte nella logistica che hanno caratterizzato questi ultimi cinque anni.
Il teorema accusatorio mirava a mettere in discussione gli scioperi che i lavoratori del settore stanno portando avanti ed i loro successi che si basano sull'allargamento ed unità del fronte contro un padronato che utilizza le cooperative per avere una forza lavoro a basso prezzo e ricattata e "schiavizzata".

La testimonianza della Digos, carabinieri, le ore di riprese delle telecamere aziendali le testimonianze nelle varie udienze hanno smontato il piano accusatorio contro i compagni del nostro sindacato e i tanti accorsi a sostenere questi scioperi che hanno costretto la cooperativa coadiuvata dalla Bennet a concedere sostanziosi aumenti salariali, creare condizioni lavorative meno gravose nel magazzino e far rientrare il delegato Dixon del S.I. Cobas licenziato perché sosteneva in prima persona questa lotta.
Niente che poteva aver riferimento a questioni di ordine pubblico, nessuna coalizione di militanti atti a creare episodi di violenza gratuita, ma forza militante atta a creare una condizione favorevole affinchè i diritti contrattuali dei lavoratori fossero affermati co la lotta.

Non trovando niente su cui far leva per dar seguito all'atto accusatorio non gli è restato che al giudice dare, oggi 7 luglio, una sentenza assolutoria verso l'insieme dei compagni messi alla gogna in questo processo e per dimostrare che le tante udienze fatte non avevano invanamente sperperato migliaia di euro dei contribuenti si è cercato di trovare quattro capri espiatori su cui addossare una colpa mai commessa dando loro due mesi di condanna.

Una giustizia borghese che nell'insieme ha fatto in questo processo cilecca e che nelle intenzioni iniziali tendeva a contrastare sul piano giudiziaro un movimento che non può essere arrestato con atti repressivi e che in questi anni ha messo alla berlina il sistema delle cooperative e dei committenti della logistica che si avvale di partiti, sindacati governativi, mafiosi, poliziotti al proprio servizio.
 S.I.Cobas Nazionale
Milano 07-07-2014

Processo Bennet: (quasi) tutti assolti

17 assoluzioni e 4 condanne per reati minori: si conclude così la vicenda giudiziaria degli scioperi del 2008 nei magazzini Bennet di Origgio. “E’ stato un processo per intimidirci -spiegano i sindacati- e
questa sentenza dimostra l’infondatezza delle accuse"
Si è concluso con un vasto ridimensionamento delle accuse il cosiddetto "Processo Bennet": 17 assoluzioni e 4 condanne a due mesi (con sospensione della pena) e tutte per reati minori come le minacce e le ingiurie, ma non per i picchetti privi di autorizzazione. Si è dunque chiuso così il primo grado di una vicenda che risale al 2008 quando, davanti ai magazzini della catena commerciale,  centinaia di lavoratori avevano incrociato le braccia organizzando 7 diversi scioperi.
«Queste sentenze dimostrano quello che abbiamo sempre sostenuto: era un processo basato sul nulla», commenta a caldo Aldo Milani, coordinatore nazionale Cobas. L'organizzazione sindacale è convinta da sempre «che questo processo sia stato fatto per dissuadere altre proteste del genere nel settore della logistica» ma la sentenza di lunedì 7 luglio dimostra che «non c'è stata alcuna violazione significativa e che le centinaia di migliaia di euro che ci chiedevano come risarcimento erano assolutamente ingiustificate».
Nel commentare la sentenza Aldo Milani spiega anche che da quei concitati giorni del 2008 molto è cambiato.  «Oggi assistiamo 242 cooperative del settore della logistica e abbiamo firmato accordi con le più grandi società di corrieri e trasporti, segno che la nostra battaglia andava nella giusta direzione». Ma nonostante questa che potrebbe essere considerata una vittoria i sindacati annunciano che ricorreranno comunque in appello.
varesenews.it

martedì 27 maggio 2014

Cooperative e pallottole, il Far West della logistica

Lavoratori sfruttati, coop che muoiono e risorgono, tasse evase e sindacalisti picchiati a sangue.
Lidia Baratta e Luca Rinaldi
Trasporti, cooperative fantasma, botte e pallottole. Dovendo riassumere il settore in quattro parole, quello della logistica potrebbe trovare una quadratura fra queste. Un comparto che ingloba autotrasporto, facchinaggio e anche e-commerce. Che mette insieme i mobili dell'Ikea e la verdura dei mercati, i prodotti di Amazon e gli immigrati in nero, le tecnologie all'avanguardia e i tir che viaggiano come facevano 60 anni fa. Il settore vale il 10% del pil europeo e impiega milioni di addetti. Solo in Italia occupa circa 400mila persone, eppure potrebbe contare quasi 2milioni di addetti, se il tutto non soffrisse di una cronica inefficienza dovuta alla scarsità di connessioni tra i vari nodi del trasporto e a una carenza infrastrutturale irrisolta da anni. Il 34% degli addetti è composto da facchini, il 16% da autisti, il 7% da autisti di mezzi pesanti, il 5% da fattorini.

Un Paese come il nostro, capace di esportare circa 400miliardi di euro all'anno, nella logistica dovrebbe essere tra i primi in Europa. Eppure nelle graduatorie della banca mondiale si piazza solo al quindicesimo posto dei Paesi Ue, bloccato anche da fattori legati al non rispetto delle regole sia del mercato del lavoro, sia della concorrenza e dell'impresa. E per accorgersne basta fare un giro tra i principali snodi della logistica italiana del Nord Italia, tra Milano, Piacenza, Bologna e la direttrice Alessandria-Genova.

«Un settore dall'alto tasso di penetrazione criminale», racconta più di un addetto ai lavori. Voci, dicerie, potrebbe controbattere qualcuno, ma le indagini della magistratura e le proteste dei lavoratori negli ultimi anni hanno restituito una fotografia nitida di quel che succede nelle società che si occupano di logistica sui territori. Non è un caso che la presidente nazionale di Cna-Fita (Unione nazionale delle imprese di trasporto), Cinzia Franchini, abbia improntato il suo mandato al rispetto della legalità nel settore. Un intento che l'ha già portata a subire minacce e intimidazioni nemmeno troppo velate anche da parte dei cosiddetti "forconi", il movimento che qualche mese fa imperversava nelle piazze di tutta Italia e che nel settore della logistica affonda le sue radici.
Logistica, criminalità e false cooperative
Un rapporto che non nasce certamente oggi, quello tra il settore della logistica e la criminalità organizzata, e che anche nell'asse logistico del Nord Italia ha trovato terreno fertile. Un binomio strettamente legato a quello delle cooperative che gravitano nell'universo del trasporto merci e che in Europa costituiscono, spiegano gli esperti, «un unicum che ha costretto colossi come TNT e Dhl ad appoggiarsi proprio a queste cooperative e ai cosiddetti "padroncini"».


Cooperative e padroncini fanno dunque nel settore il brutto e il cattivo tempo sulla pelle di autotrasportatori, facchini e impiegati della logistica in genere. Negli anni gli esempi non sono pochi: basti pensare ad alcune filiali italiane dello stesso colosso TNT. Tra le pieghe dell'inchiesta Redux-Caposaldo della Procura di Milano, entra anche la TNT, azienda leader nel trasporto merci con sede nei Paesi Bassi, ma operante in Italia tramite piccole società, padroncini e cooperative, spesso fuori controllo dalla filiale centrale con sede in Piemonte.

lunedì 26 maggio 2014

Solidarietà ai facchini Ikea – Toccano uno, Toccano tutti!!

Adl Cobas esprime la massima solidarietà e vicinanza ai facchini del magazzino Ikea di Piacenza, impegnati in una dura lotta e contro l’ arroganza della multinazionale e del sistema delle cooperative, che ha messo in atto un tentativo di reprimere l’ attività sindacale, licenziando alcuni lavoratori.Ma come abbiamo già avuto modo di dimostrare altre volte, l’ unione dei facchini e dei sindacati conflittuali, può vincere queste battaglie e portare avanti diritti e dignità per tutti!!

adlcobas.it

venerdì 9 maggio 2014

COMUNICATO SINDACALE sulla lotta al Deposito IKEA di Piacenza

La lotta degli operai resiste al manganello e alle menzogne
 
A protestare davanti ai cancelli del deposito dell’IKEA di Piacenza contro la politica ed i provvedimenti antisindacali della San Martino/Confcooperative oggi non c’era un “numero limitato di soci lavoratori”, come recitava ieri il comunicato della cooperativa, ma la maggioranza di quelli operanti presso l’appalto.
La tesi della minoranza facinorosa, esposta dai “signori delle cooperative” cade miseramente dopo 24 ore. Si rafforza, invece, la nostra convinzione che ci fa ritenere che questa iniziativa repressiva sia deliberata ed orchestrata scientificamente per arrivare ad un licenziamento di massa per far fuori il Sindacato SI.COBAS.
Da qualche mese la San Martino, per mano del suo Direttore Alessandro Maffi, che nel frattempo ha assunto anche la carica di Direttore Generale della CONSICOPRA, ha intensificato le azioni disciplinari ai suoi soci più poveri ed ha contrattualizzato a tempo determinato decine di nuovi lavoratori, molti con contratto part-time nonostante lavorino 8 e più ore al giorno, addestrandoli alle varie mansione in previsione di rimpiazzare i potenziali scioperanti.
Il massiccio intervento di oggi delle forze di polizia in tenuta antisommossa e le botte elargite stamattina (con un lavoratore portato via in ambulanza) per salvaguardare “il diritto e la libertà di lavorare” di una minoranza, di cui fanno parte anche lavoratori della cooperativa operanti in altri appalti e spostati per sostituire quelli in sciopero, ce lo rafforza.
Domani si prosegue, stesso copione, e così sarà nei prossimi giorni, perché siamo pronti ad una lunga battaglia. La notizia intanto ha fatto il giro del paese e la solidarietà ci è giunta da molte città e situazioni che chiedono come poterci sostenere.
Domani, l’assemblea operaia prenderà le sue decisioni e lancerà un appello ed una campagna di mobilitazione e lotta per rilanciare ed estendere la solidarietà attiva alla nostra lotta. Una lotta che è parte integrante della battaglia di dignità e giustizia che il movimento degli operai della logistica ha saputo costruire in questi anni e patrimonio di tutto il movimento dei lavoratori stanchi di ricatti e soprusi. 
 
Oggi ci hanno chiesto di fare un incontro con personale che non poteva decidere nulla, ci ha chiesto cosa volevamo e per dovere di cronaca lo riportiamo per farlo conoscere a chi legge:
 
1.       Ritiro di tutti i provvedimenti disciplinari.
 
2.      Riconoscimento formale del SI.COBAS, delle RSA – Rappresentanze Sindacali Aziendali -  ed un accordo sindacale sui seguenti punti:
·         Applicazione delle tariffe del CCNL del 1 agosto 2013. Le cooperative stanno applicando le tariffe del 26.01.2011. Nelle nostre buste paga compare una voce “anticipo futuri aumenti/AFA” erogato in base al raggiungimento di un indice di produttività. Quei soldi non devono essere legati ad indici di produttività, al pari dei lavoratori IKEA che hanno il nostro stesso CCNL (contratto nazionale). Si deve porre fine al dumping contrattuale nel Deposito Ikea. A titolo esemplificativo la paga base di un 5° livello è attualmente di 1385.91 mensile e di 8,2494 oraria, mentre le cooperative continuano ad applicare 1355.15 mensile e 8,06637 oraria.
·         Istituti contrattuali di 13^, 14^ , TFR, FERIE, PERMESSI, ROL/EX-FESTIVITA’   non devono essere calcolati sulla base delle ore lavorate ma sulla base delle 168 ore mensili previste dal Contratto nazionale che specifica che per i mesi in cui il lavoratore lavora frazioni di mese superiori a 15 giorni gli istituti devono essere conferiti al 100%
·         La copertura integrale di malattia ed infortunio, senza nessuna deroga a pretestuosi cavilli, al pari dei nostri colleghi assunti da IKEA. Le cooperative non possono parlare di mutualità quando lasciano il socio-lavoratore ammalato od infortunato senza adeguata copertura economica. Questa, per noi, è una questione di civiltà, inderogabile!
 
Domani è un nuovo giorno … la lotta continua!
 

Sindacato Intercategoriale  Cobas

domenica 2 giugno 2013

Facchini in piazza: "Sfruttati dai padroni". Slogan contro il prefetto e la Cgil

BOLOGNA - E' partito poco dopo le 16 da piazza Maggiore il corteo dei facchini che protestano a Bologna per la vertenza della logistica. In corteo la presenza degli stranieri è altissima e sono scanditi anche slogan in lingua araba. Si è accodata al corteo anche la comunità turca, scesa in piazza sotto le Due Torri dopo gli scontri di questi giorni a Istanbul. 
"Qui a Bologna Granarolo e Aster Coop hanno licenziato 50 facchini della logistica perché avevano osato alzare la testa", scandisce al megafono uno dei portavoce dei facchini. "Fino a oggi nessuno sapeva che gli addetti della logistica lavorano come schiavi per 700 euro al mese per arricchire le tasche dei padroni. Sono stati licenziati perché hanno alzato la testa. Non solo: la commissione di garanzia ha anche deciso che lo sciopero 
nella logistica deve essere regolamentato e che il profitto dei padroni deve essere comunque salvaguardato, quindi di fatto i licenziamenti sono giusti", prosegue il portavoce. "Bisogna reagire, perché altrimenti non c'è futuro", aggiunge annunciando: "noi non ci stiamo. Se voi limitate i diritti di sciopero, noi moltiplichiamo gli scioperi".

giovedì 30 maggio 2013

SABATO 1 GIUGNO ORE 16.00 BOLOGNA-MANIFESTAZIONE

CONTRO I LICENZIAMENTI DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA A BOLOGNA VOLUTI DALLA GRANAROLO E DALLA LEGA COOP

CONTRO IL DECRETO DITTATORIALE  DELLA "COMMISSIONE DI GARANZIA SCIOPERO" CHE LIMITA IL DIRITTO DI SCIOPERO PER GLI OPERAI DELLA LOGISTICA CON UN SEMPLICE "PARERE" E CONSULTANDO UNICAMENTE PADRONI E POLIZIA

PER IL SOSTEGNO ALLA LOTTE DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA. 

PER LA DIFESA DELLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO PROLETARIE.

PER I DIRITTI AI LAVORATORI.

PARTECIPA! ADERISCI! DIFFONDI!
UN LICENZIAMENTO OGGI DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA CREA CONDIZIONI PIU' FAVOREVOLI AL LICENZIAMENTO DI ALTRI LAVORATORI IN LOTTA DOMANI.

LA LIMITAZIONE OGGI DEL DIRITTO DI SCIOPERO NELLA LOGISTICA CREA CONDIZIONI PIU' FAVOREVOLI PER LIM ITARLO ANCHE NEGLI ALTRI SETTORI, ANCHE DOVE NON VIENE APPLICATA LA LEGGE 146.