- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -

lunedì 10 aprile 2017

No all’ospedale unico: “Rischio di speculazione e servizi meno accessibili”

Cartelli e striscioni contro l’ospedale unico. Il comitato per ildiritto alla salute nel Varesotto ha organizzato un presidio davanti all’ingresso dell’ospedale in via Arnaldo Da Brescia.
Sabato mattina si sono riuniti  quanti contestano la costruzione della nuova grande struttura a Beata Giuliana e invitano a mantenere operativi i presidi già esistenti a Gallarate e Busto Arsizio  per difendere i servizi territoriali. Presenti esponenti di Legambiente, Cobas, Pci, sindacato Adl, Rifondazione comunista e 5 Stelle. “Siamo qui per avere garanzie e fare propaganda informativa ai cittadini. Perché finora c’è stato troppo silenzio da parte delle istituzioni ed è mancata la comunicazione con i cittadini”, affermaFiorenzo Campagnolo, del sindacato Adl.
“Ieri era la giornata  in difesa della sanità contro la commercializzazione del diritto alla salute ed eravamo a Milano al presidio organizzato dalla rete lombarda – spiega Federico Pagan – oggi siamo qui a manifestare contro la costruzione dell’ospedale unico che va a ledere il diritto alla sanità per varie ragioni: innanzitutto si crea un accentramento e, di conseguenza, una riduzione dei servizi sanitari che diventano meno accessibili per gli abitanti del territorio. Inoltre, la costruzione del nuovo ospedale tra le due città avverrà col sistema del project financing. Il privato tenderà probabilmente a fare speculazione. Nel contempo si ridurranno drasticamente i posti letto, aumentando i tempi di attesa. I primi passi già sono stati fatti con l’accorpamento dei reparti di Urologia e Otorino a Busto Arsizio e di Neurologia a Gallarate, togliendo quasi 100 posti letto. Nei banchetti di raccolta firme fatti in queste settimane tanti pazienti di questi reparti hanno manifestato le maggiori difficoltà che ora incontrano, i tempi più lunghi, la perdita di un medico di riferimento. Il prossimo a chiudere – aggiunge Pagan – sarà il Centro Dialisi ad assistenza limitata di Castellanza (C.A.L.), che verrà trasferito all’interno dell’ospedale di Busto Arsizio: 6 posti utilizzati su 2-3 turni giornalieri non saranno dunque più disponibili. E il Piano Organizzativo Aziendale Sanitario preannuncia altri tagli e accorpamenti”.

mercoledì 5 aprile 2017

Il Comitato Diritto alla Salute del Varesotto organizza due manifestazioni in occasione della giornata della salute.

Il Comitato Diritto alla Salute del Varesotto(https://www.facebook.com/Comitato-per-il-diritto-alla-Salute-del-varesotto) aderisce alla giornata internazionale per il diritto alla salute del 7 aprile e invita a partecipare al presidio che si terrà a Milano davanti alla Regione Lombardia dalle ore 11 alle ore 14 e al presidio che si terrà sabato 8 aprile 2017 dalle ore 10.00 alle ore 12.00 davanti l’ingresso dell’ Ospedale di Busto Arsizio Via A. da Brescia.
La forma di protesta è finalizzata al mantenimento degli ospedali di Busto Arsizio e Gallarate e contro la costruzione di un ospedale unico Busto Arsizio/Gallarate, contro la riduzione dei servizi territoriali, contro il tentativo di de-mansionare i piccoli ospedali come Angera, Cittiglio, Tradate.

venerdì 31 marzo 2017

Dalla grande Finmeccanica all'improbabile genio di Leonardo fino al Banco dei Medici

Leonardo vede Industry 4.0 da una posizione privilegiata, essendo al contempo azienda manifatturiera leader nel settore dell’Aerospazio e Difesa e della Sicurezza e fornitore di soluzioni e servizi per l’Industria
28 marzo 2017 - Rossana De Simone
VIVIAMO IN UN MONDO DI MATTI: dalla riduzione del debito e del perimetro aziendale alla crescita e sviluppo
“I risultati ottenuti negli ultimi tre esercizi – dal 2014 al 2016 - confermano l’efficacia delle scelte poste alla base del Piano Industriale. Su queste solide basi, in continuità e coerenza con quanto già avviato nella prima fase di “turnaround”, il Piano Industriale dei prossimi cinque anni – 2017-2021 - si focalizzerà sullo sviluppo e sulle opportunità di crescita della ‘One Company’”. Questa dichiarazione entusiasta di Moretti, avvenuta durante la riunione del Consiglio di Amministrazione che ha approvato il nuovo piano industriale, letta insieme ai risultati presentati nella Relazione finanziaria annuale 2016, induce a pensare che l'operazione durata tre anni si sia conclusa positivamente: “Un Gruppo ‘nuovo’, con un nuovo brand, concentrato sulle proprie attività core, con una governance più efficace e efficiente, caratterizzato da una crescente capacità di generare cassa e, conseguentemente, da un livello di indebitamento più adeguato alle proprie dimensioni, nonché da risultati economici finalmente di assoluto rilievo, in linea con i principali competitor, grazie ai primi significativi benefici derivanti dalle iniziative di riduzione dei costi e dei miglioramenti dei processi industriali”. 

Sabato Popolare Milano 1 Aprile ore 16.30


Coca Cola, usate pistole elettriche contro i lavoratori di Adl Cobas

Prima le spinte d’ordinanza. Poi i pugni senza complimenti, anche alle donne. Infine hanno spianato i taser, gli storditori elettrici. Ieri intorno alle 10.30, nello stabilimento più grande d’Europa della Coca Cola (450 dipendenti), la vertenza sindacale è stata “risolta” così dagli addetti alla sicurezza privata.
È l’ultima manifestazione di una protesta che da settimane fa pessima pubblicità al logo della bevanda planetaria. Si tratta della lotta avviata da Adl Cobas con i lavoratori della logistica interna, per lo più migranti. Sciopero l’8 marzo e presidi davanti ai cancelli di via Molino di Sopra; occupazione del tetto della fabbrica con i carabinieri in assetto anti-sommossa; un corteo l’11 marzo dalla chiesa al municipio (per la prima volta in 42 anni di presenza della Coca Cola a Nogara). Adl Cobas difende 14 “esuberi” fra cui 12 iscritti al sindacato, compresi due delegati della Rsu. Ieri di nuovo tutti all’ingresso dello stabilimento, fino ai tafferugli con la security culminati nell’inedito episodio delle “pistole elettriche” usate nei confronti dei manifestanti. Due hanno avuto bisogno di cure mediche all’ospedale di Legnago.
Una vicenda sintomatica quanto inquietante che oggi approda in parlamento con l’interrogazione urgente dei deputati Nicola Fratoianni, Giulio Marcon e Giovanni Paglia (Sinistra Italiana) al ministro dell’interno Minniti e a quello del lavoro Poletti.
A Nogara, la Coca Cola da sempre “disseta” l’occupazione con una sorta di pace sociale mai scalfita, tanto più in tempi di crisi. Ma come in tutto il Nord Est è la logistica a far esplodere la facciata di cartapesta nella gestione del lavoro, che per molti versi ha anticipato di lustri le “riforme” del governo Renzi. Sono un centinaio gli addetti al magazzino che da poco meno di tre anni è affidato alla multinazionale svizzera Kuhene Nagel, che appalta la logistica al Consorzio Soluzioni Globali. Non basta, perché la catena si allunga fino al Consorzio Vega. Attraverso Zetajob (una delle sigle consorziate) Vega dal 1 marzo subentra alla coop Smart e s’innesca la miccia. Nel cambio d’appalto, all’interno dell’intricata filiera che contraddistingue gli “imprenditori” del settore, si azzerano i diritti di chi lavora. La nuova organizzazione comporta 14 contratti a tempo indeterminato in meno, anche se si sollecita l’aumento di lavoratori stagionali. E per di più l’elenco di chi deve lasciare Nogara combacia quasi del tutto con gli iscritti di Adl Cobas. Così da tre settimane la vertenza è salita di tono, fino alla clamorosa “sparatoria elettrica” di ieri mattina.
«Coca Cola e le cooperative usano i licenziamenti contro i lavoratori: ciò è gravissimo, mentre ripropone la questione dello sfruttamento da parte dei committenti. Proprio quando norme europee e un referendum impongono invece l’ampliamento delle tutele, a partire dal mantenimento dei diritti acquisti nei cambi di appalto che si configurano come cessione di ramo d’azienda» evidenzia Roberto Malesani di Adl Cobas Verona.
Infine, la vicenda porta alla luce due aspetti poco noti. Come già raccontato nell’inchiesta di “Altraeconomia” del 2013, la multinazionale ha ottenuto dalla Regione Veneto una concessione per sfruttare tre pozzi d’acqua a Nogara pagando 13.406 euro all’anno invece dei quasi 600 mila della normale tariffa.
L’uso del taser, invece, riporta alla circolare numero 559/C-50.652-E-97 del 10 dicembre 1997 con cui il Viminale inseriva il Thomas A. Swift’s Electronic Rifle – inventato negli Usa alla fine degli anni ’60 – come “arma propria” alla stregua del tirapugni. Si legge: «Questi strumenti possono essere acquistati solo da chi ha una licenza di porto d’armi o il nulla osta all’acquisto, debbono essere denunziati e ne è vietato il porto in modo assoluto (arresto da 18 mesi a tre anni per i contravventori)».
Ernesto Milanesi  Il Manifesto NOGARA (VERONA)

giovedì 30 marzo 2017

BUSTO ARSIZIO Educatrici verso lo sciopero di un’ora

DECISIONE PRESA IN ASSEMBLEA
Le dipendenti dovrebbero fermarsi il 19 aprile. Il giorno successivo presidio in municipio. Sartorato: “Chiediamo la solidarietà dei genitori”
Un’ora di sciopero, mercoledì 19 aprile, e presidi davanti al municipio. Questa la decisione presa dall’assemblea del settore educativo per protestare contro la cancellazione delle indennità di turno e la gestione del calendario scolastico.
Alla riunione con le Rsu di mercoledì erano presenti i delegati sindacali di Adl e Cgil, non quelli del Csa, su posizioni diverse rispetto ai colleghi.
“Un’ora di sciopero è il massimo consentito dalla legge – spiegaFausto Sartorato (Adl) – In quel breve lasso di tempo saremo con le educatrici di asili nido e scuole materne davanti a Palazzo Gilardoni. E faremo lo stesso il giorno dopo, il 20 aprile, durante l’assemblea”.
Non solo: “Intendiamo adire le vie legali e, se sarà possibile, arrivare a un decreto ingiuntivo per riavere le somme non erogateda quando sono state eliminate le indennità. In realtà, vorremmo evitare di arrivare a questo punto, confidando nel buon senso di tutti”.
Al momento non sono in programma nuovi incontri con l’amministrazione, dopo quelli “infruttuosi” dei giorni scorsi, compreso il tentativo di conciliazione in prefettura andato a vuoto. “Chiediamo la solidarietà dei genitori, perché stiamo parlando di diritti spazzati via”, conclude Sartorato.

ASST Valle Olona (Ospedali di Busto e Gallarate) SIAMO IN UN OSPEDALE O IN UN OFFICINA MECCANICA?

L'Azienda Sanitaria Valle Olona ha deciso che i tecnici di radiologia, i tecnici della riabilitazione e i tecnici di neurofisiopatologia degli ospedali dell'ex A.O di Gallarate dovranno indossare una casacca e i pantaloni.

Queste figure professionali in tutti gli ospedali d'Italia, compreso quelli di Busto e Saronno, indossano anche il camice.

Il camice in questi tre nosocomi è stato sostituito da un giubbino blu.

Adl si chiede se l'ASST Valle Olona voglia far somigliare gli ospedali di Gallarate, Somma e Angera ad una officina meccanica?

Cosa potrebbero pensare i pazienti che si vedranno accogliere da un professionista in giubbino blu?

Va bene che l'abito non fa il monaco, ma ci viene il sospetto che questo sia un altro modo per screditare questi ospedali e giustificarne la chiusura.

La lettera che è stata inviata a tali figure professionali non risponde alla loro richiesta di ripristino del camice.

Adl chiede più rispetto per questi dipendenti.


Cogliamo l'occasione per dire a tutti i dipendenti che indossano la divisa e che vogliono vedersi riconosciuti i 12gg di riposo compensativo relativi al pregresso degli ultimi 5 anni di firmare l'apposito modulo.