giovedì 31 agosto 2017
Osp Gallarate: RSU denuncia: “Gli infermieri non possono utilizzare apparecchiature radiologiche”
VARESE, 29 agosto 2017– La maggioranza del tavolo tecnico sulla radiologia produce delle soluzioni contrarie alla legge 187/2000 e non uniforma la procedure radiologiche complementari (sala operatoria, ecc.) che rimangono diverse nei vari presidi. Fallisce entrambi gli obiettivi per cui era stato creato.
Pensare che inizialmente aveva proposto una soluzione che centrava entrambi gli obiettivi.
Ora invece contrariamente a quanto dice la legge si vuole far utilizzare le apparecchiature radiologiche a chi non le può utilizzare: gli infermieri.
Tali macchinari possono essere utilizzati solo dal tecnico di radiologia (TSRM) o dal medico chirurgo, ma con poche ore di corso si vuole formare 180 infermieri.
Delegare gli aspetti pratici all’infermiere non significa fargli fare compiti che sono propri delle funzioni del tecnico di radiologia, ma quelli propri dell’infermiere.
Con questa decisione inoltre si mantiene la disparità tra ospedali: in alcuni sale operatorie sarà ancora il tecnico di radiologia a utilizzare tali apparecchiature, mentre in altre sarà l’infermiere, che se lo farà potrebbe essere denunciato per abuso di professione.
Ci chiediamo se chi si sottoporrà a interventi chirurgici sa che l’infermiere non può conoscere gli aspetti radioprotezionisti, dosimetrici e di qualità dell’immagine. Il paziente inoltre potrebbe essere sottoposto a dosi di radiazioni notevolmente superiori al normale visto che in alcuni ospedali non ci sarà il tecnico di radiologia a controllare tali aspetti.
Osp. GALLARATE - Il sindacato ADL contesta l’accordo sui tecnici di radiologia
Infermieri utilizzati come tecnici di radiologia. La denuncia è delsindacato di base ADL che denuncia l’accordo raggiunto al tavolo tecnico indetto dall’Asst Valle Olona per uniformare i diversi presidi: « Si è virati verso una soluzione peggiore rispetto allo stato attuale e che è completamente contraria alla legge 187/2000 -denunciaSalvatore Petrenga – Al tavolo tecnico ho votato contro il verbale e ho scritto più mail a tutti i componenti del tavolo, al Direttore Generale, a quello Amministrativo e Sanitario. I macchinari possono essere utilizzati solo dal tecnico di radiologia (TSRM) o dal medico chirurgo, ma con poche ore di corso si vuole formare 180 infermieri. Delegare gli aspetti pratici all’infermiere non significa fargli fare compiti che sono propri delle funzioni del tecnico di radiologia, ma quelli propri dell’infermiere. Con questa decisione inoltre si mantiene la disparità tra ospedali: in alcuni sale operatorie sarà ancora il tecnico di radiologia a utilizzare tali apparecchiature, mentre in altre sarà l’infermiere, che se lo farà potrebbe essere denunciato per abuso di professione. Ci chiediamo se chi si sottoporrà a interventi chirurgici sa che l’infermiere non può conoscere gli aspetti radioprotezionisti, dosimetrici e di qualità dell’immagine. Il paziente inoltre potrebbe essere sottoposto a dosi di radiazioni notevolmente superiori al normale visto che in alcuni ospedali non ci sarà il tecnico di radiologia a controllare tali aspetti. Per tutta risposta oggi arriva una nota del direttore Generale che conferma che gli infermieri dovranno fare i tecnici di radiologia: non erogheranno radiazioni X, ma da quanto scritto e detto al tavolo potranno movimentare la macchina, fare le proiezioni, impostare i parametri ecc. Tutto questo dopo aver seguito un corso di formazione di poche ore».
varesenews.it>>>
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Pubblico Impiego in Movimento: SOLIDARIETÀ AI DELEGATI DELLO SPALLANZANI
No alla repressione del diritto di parola!
Noi stiamo con Alessia e Lorenzo
Vietato criticare l'azienda. E se lo fai?
Sospensioni, licenziamenti e querele con richieste di risarcimento di migliaia
di euro.
Codici etici, regolamenti disciplinari,
obblighi di riservatezza, sono trappole infernali che mirano direttamente a
tappare la bocca ai lavoratori e alle lavoratrici, a criminalizzare e a
reprimere sul nascere ogni forma di critica,
dissenso.
Anche semplici esternazioni su Facebook determinano
licenziamenti per il venir meno dei principi di correttezza e buona fede.
Se poi la critica arriva da delegati
sindacali, la risposta repressiva è assicurata.
Non si tratta solo della cancellazione del
diritto di critica ma si determinano le nuove relazioni sindacali dettate dai
rapporti di forza, da una legislazione in materia di lavoro che permette ormai
il libero arbitrio.
Nei giorni scorsi è arrivato il
provvedimento disciplinare per i due delegati Cobas dell’Irccs Spallanzani di
Roma, 4 mesi di sospensione senza stipendio e una querela a loro carico,
"colpevoli" di avere
denunciato carenze di personale, lo sfruttamento dei lavoratori e la privatizzazione
della sanità pubblica, tutto ciò in una intervista radiofonica.
Ma anche la solidarietà a favore dei
lavoratori colpiti da iniqui procedimenti disciplinari può essere utilizzata
contro di loro, non a caso la manifestazione di solidarietà tenutasi davanti all'ospedale
romano sarebbe menzionata nel provvedimento disciplinare, una motivazione per inasprire
la sanzione.
Quanto accade ai due delegati del cobas
allo Spallanzani, sta verificandosi in molti altri casi, una semplice critica
viene considerata lesiva della dignità di dirigenti e amministratori e subito
si intraprendono procedimenti disciplinari fino al licenziamenti.
E tutto ciò accade mentre la sanità
pubblica subisce tagli draconiani di cui fanno le spese la cittadinanza e
soprattutto le classi sociali meno abbienti che non possono permettersi costose
visite private o intramoenia.
Pubblico Impiego in Movimento si schiera
dalla parte dei due delegati, per la libertà di parola e di espressione, per
denunciare con forza i tagli alla sanità, tagli agli organici e ai nostri
salari.
Ospedale unico: il Comitato si prepara a dare battaglia
Il Comitato per il Diritto alla Salute del Varesotto contesta il“protocollo d’intesa” (qui l’articolo di presentazione) firmato dai comuni di Busto Arsizio e Gallarate insieme ad Ats Insubria e Asst valle Olona per la realizzazione del futuro ospedale che dovrebbe sorgere nel quartiere di Beata Giuliana.
I rappresentanti del comitato contestano dati e cifre di un progetto che tralascia alcuni passaggi chiave: « A una lettura attenta si rileva che i dati comunicati non sono così certi : gli enti si riservano di definire il dimensionamento come pure la riorganizzazione dei servizi territoriali della ASST e anche della ATS nel proseguo del procedimento.Non vengono inoltre definiti (indicati) l’entità e le fonti dei finanziamenti; si rimanda ad una DGR che però stanzia “contributi indistinti” (finalizzati prioritariamente “alla messa a norma e sicurezza delle strutture e degli impianti”) alla ASST per 852 mila euro per il 2017 e contributi specifici per interventi sull’esistente richiesti dall’ente per oltre 12 milioni di euro.
Le Réseau présent à l’université d’été des mouvements sociaux - Toulouse 23-27 août
Les mesures de financiarisation et de commercialisation du secteur sanitaire
et social sévissent dans tous les pays d’Europe, et sont pilotées par les
mêmes mécanismes, à des rythmes différents selon les États. La riposte pour
la défense et la promotion de système solidaire non marchand doit se faire à
l’échelle Européenne.
Le réseau européen contre la commercialisation et la privatisation de la santé et de la protection sociale
porte l’ambition de coordonner ces luttes. Au-delà, c’est l’ensemble des déterminants sociaux de la santé
qui doivent être pris en compte (éducation, logement, eau, travail...).
Samedi 26 août à partir de 9h, Université du Mirail, Amphi A
Le séminaire propose d’éclairer :
- Atelier 1 : Les mécanismes de privatisation et de marchandisation des secteurs
sanitaires et sociaux à l’oeuvre en Europe et leurs conséquences sur les populatio ns.
- Atelier 2 : État des lieux des réseaux de lutte existants aux échelles nationales,
européennes et nationales. Comment et pourquoi ils existent ? Comment sont-ils
composés, comment ils fonctionnent, quelles limites, quelles améliorations possib les,
comment les faire s’imbriquer de manière cohérente et percutante, ….
Atelier 3 : Les mobilisations réussies, luttes actuelles et à venir, coordination,
perspectives
L’originalité de ce séminaire est de faire intervenir différentes organisations ellesmêmes
parties prenantes de réseau de lutte à travers l’Europe et le Monde :
Intervenants :
Julie NOIR, AT TAC, France
Jean Michel TOULOUSE, A TTAC, France
Jean VIGNES et Hakim BAYA, SUD Santé Sociaux, France,
Carlo PARASCANDOLO , Réseau de Milan et Lombardie, Ita lie
Yves HELLENDORF et Marie Agnès GILOT CNE, Belgique
Anne-Marie FARMAKIDES, Collectif Solidarité France Grèce pour la Santé Grèce
Vladimir NIEDDU, PHM et Altersummit, France
et social sévissent dans tous les pays d’Europe, et sont pilotées par les
mêmes mécanismes, à des rythmes différents selon les États. La riposte pour
la défense et la promotion de système solidaire non marchand doit se faire à
l’échelle Européenne.
Le réseau européen contre la commercialisation et la privatisation de la santé et de la protection sociale
porte l’ambition de coordonner ces luttes. Au-delà, c’est l’ensemble des déterminants sociaux de la santé
qui doivent être pris en compte (éducation, logement, eau, travail...).
Samedi 26 août à partir de 9h, Université du Mirail, Amphi A
Le séminaire propose d’éclairer :
- Atelier 1 : Les mécanismes de privatisation et de marchandisation des secteurs
sanitaires et sociaux à l’oeuvre en Europe et leurs conséquences sur les populatio ns.
- Atelier 2 : État des lieux des réseaux de lutte existants aux échelles nationales,
européennes et nationales. Comment et pourquoi ils existent ? Comment sont-ils
composés, comment ils fonctionnent, quelles limites, quelles améliorations possib les,
comment les faire s’imbriquer de manière cohérente et percutante, ….
Atelier 3 : Les mobilisations réussies, luttes actuelles et à venir, coordination,
perspectives
L’originalité de ce séminaire est de faire intervenir différentes organisations ellesmêmes
parties prenantes de réseau de lutte à travers l’Europe et le Monde :
Intervenants :
Julie NOIR, AT TAC, France
Jean Michel TOULOUSE, A TTAC, France
Jean VIGNES et Hakim BAYA, SUD Santé Sociaux, France,
Carlo PARASCANDOLO , Réseau de Milan et Lombardie, Ita lie
Yves HELLENDORF et Marie Agnès GILOT CNE, Belgique
Anne-Marie FARMAKIDES, Collectif Solidarité France Grèce pour la Santé Grèce
Vladimir NIEDDU, PHM et Altersummit, France
Comitato-per-il-diritto-alla-Salute-del-varesotto: ESTATE, TEMPO DI DECISIONI (RISTRETTE) SULL’OSPEDALE UNICO
ESTATE, TEMPO DI
DECISIONI (RISTRETTE) SULL’OSPEDALE UNICO
16.08.2017
Il periodo estivo aiuta spesso gli
enti a prendere decisioni, in questo caso le giunte dei comuni di Gallarate e
Busto Arsizio hanno aderito al “PROTOCOLLO DI INTESA FINALIZZATO ALLA PROMOZIONE
DI UN ACCORDO DI PROGRAMMA PER LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO OSPEDALE DI BUSTO
ARSIZIO E GALLARATE” sotto
il cappello della Regione Lombardia e con la partecipazione di ATS e
ASST.
E’ un primo passo per la
realizzazione dell’Ospedale Unico nel sito di Busto Arsizio (Beata Giuliana) e
la stampa ha dato risalto ai contenuti del documento allegato redatto dalla
ASST Valle Olona in cui, tra l’altro, si prefigura un numero di posti letto
(867) pari alla somma di quelli dei due ospedali esistenti, ed una previsione
di risparmio gestionale pari a 9,7
milioni di euro/anno.
A una lettura un po’ più attenta si
rileva che questi dati non sono così certi :
gli enti si riservano di definire il dimensionamento come pure la
riorganizzazione dei servizi territoriali della ASST e anche della ATS nel
proseguo del procedimento.
Non vengono inoltre definiti
(indicati) l’entità e le fonti dei finanziamenti; si rimanda ad una DGR che
però stanzia “contributi indistinti”
(finalizzati prioritariamente “alla messa
a norma e sicurezza delle strutture e degli impianti”) alla ASST per 852 mila euro per il 2017 e contributi
specifici per interventi sull’esistente richiesti dall’ente per oltre 12
milioni di euro.
Non si parla esplicitamente di
Project Financing o, comunque, di modalità di attuazione della nuova
costruzione.
Senza chiari dati in tal senso la
stima del risparmio annuo conseguibile con il nuovo ospedale (per lo più
costituito da minori spese di pulizia dei pavimenti e maggior utilizzo delle
apparecchiature diagnostiche) non ha significato concreto in termini di
ricaduta complessiva sui costi pubblici (e quindi sulle tasse) e sulla salute
(certo non quantificabile con un maggiore sfruttamento della diagnostica).
In cambio di tale
indeterminatezza di prospettiva le amministrazioni locali si impegnano a far di
tutto per togliere ogni ostacolo – a partire dalle previsioni urbanistiche
attuali – affinchè l’ospedale si possa insediare nel luogo prescelto.
Un “effetto collaterale” riguarda, come già evidenziato dal Comitato
per il diritto alla salute, i concreti rischi di speculazione edilizia sugli
attuali siti ospedalieri, aspetto che ha già prodotto i primi screzi tra i due
Comuni.
Per le lavoratrici e lavoratori da un lato si scrive che
verranno salvaguardati sia i posti di lavoro sia la sicurezza, mentre il
documento della ASST prevede “ una riduzione dei costi di
personale oggi impiegato in una serie di servizi tipicamente di natura
“stand-by” (guardie mediche e infermieristiche)” … anche i lavoratori non
sono sufficiente “sfruttati” come le
macchine …
Infine, è quello che non viene
scritto che più preoccupa :
-nessun accenno alla distruzione
dell’area verde tra i due comuni, nessun accenno alla salvaguardia della
Cascina dei poveri, patrimonio territoriale archeologico;
-nessuna considerazione sul
traffico generato sui diversi assi viabilistici di accesso, ad incremento
rispetto a quello esistente e confluenti tutti sul congestionato asse del
Sempione o a quelli per l’accesso alle scuole superiori esistenti;
-nessun accenno all’area
adiacente HUPAC, con il transito e il deposito di sostanze chimiche anche
pericolose, responsabile, in diverse occasioni, di rilasci incontrollati (due
anni fa anche con l’evacuazione delle scuole).
Nonostante l’importanza di questo
passo iniziale per la concreta realizzazione dell’Ospedale unico (e connessi
interventi di riorganizzazione complessiva dei servizi territoriali) il
silenzio della politica, dei sindacati, degli altri enti pubblici, delle
associazioni che lavorano con l’ASST, è assordante. Contiamo sull’autunno per
un risveglio dei soggetti interessati e una estensione della discussione ai
diretti interessati : la popolazione.
https://www.facebook.com/Comitato-per-il-diritto-alla-Salute-del-varesotto
lunedì 24 luglio 2017
ASST VALLE OLONA (OSPEDALI BUSTO A. E GALLARATE) - 180 INFERMIERI FORMATI PER FARE IL TECNICO DI RADIOLOGIA - La maggioranza dei componenti del tavolo tecnico produce soluzioni contrarie alla legge e pericolose per il paziente
La maggioranza del tavolo
tecnico sulla radiologia produce delle soluzioni contrarie alla legge 187/2000
e non uniforma la procedure radiologiche complementari (sala operatoria, ecc.)
che rimangono diverse nei vari presidi. Fallisce entrambi gli obiettivi per cui
era stato creato. Pensare che inizialmente aveva proposto una soluzione che
centrava entrambi gli obiettivi.
Ora invece contrariamente a quanto dice la legge
si vuole far
utilizzare le apparecchiature radiologiche a chi non le può utilizzare: gli infermieri.
Tali macchinari possono essere utilizzati solo
dal tecnico di radiologia (TSRM) o dal medico chirurgo, ma con poche ore di
corso si vuole formare 180 infermieri.
Delegare gli aspetti pratici all'infermiere non
significa fargli fare compiti che
sono propri delle funzioni del tecnico di radiologia, ma quelli propri dell'infermiere.
Con questa decisione inoltre si mantiene la
disparità tra ospedali: in alcuni sale operatorie sarà ancora il tecnico di
radiologia a utilizzare tali apparecchiature, mentre in altre sarà
l'infermiere, che se lo farà potrebbe essere denunciato per abuso di
professione.
Ci chiediamo se chi si sottoporrà a interventi chirurgici sa che
l'infermiere
non può conoscere gli aspetti radioprotezionisti, dosimetrici e di qualità dell'immagine.
Il paziente inoltre potrebbe essere sottoposto a dosi di radiazioni notevolmente superiori
al normale visto che in alcuni ospedali non ci sarà il tecnico di radiologia a
controllare tali aspetti.
"Vietato usare i badge per controllare i lavoratori": la sentenza della Cassazione
Vietato
controllare il lavoratore con il badge, ma solo al verificarsi di determinate
condizioni: l'ultima sentenza della Cassazione in merito farà sicuramente
discutere.
Se il badge non si limita a rilevare l'orario di ingresso e di uscita del lavoratore, ma raccoglie una serie di altri dati inerenti alla prestazione lavorativa, può infatti diventare uno strumento di controllo, sottoposto alle cautele di cui all'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. A stabilirlo è la sentenza 17531/2017 della Corte di Cassazione.
"I giudici - si legge sul sito di informazione giuridica studiocataldi.it - hanno avuto modo di precisare che la rilevazione delle entrate e delle uscite mediante un'apparecchiatura predisposta dal datore di lavoro e utilizzabile anche quale strumento di controllo del rispetto del dovere di diligenza gravante sul lavoratore, che non è né concordata con le rappresentanze sindacali né autorizzata dall'ispettorato del lavoro rientra nella fattispecie di cui al secondo comma dell'articolo 4, risolvendosi in un controllo sull'orario di lavoro e in un accertamento sul quantum della prestazione".
Se il badge non si limita a rilevare l'orario di ingresso e di uscita del lavoratore, ma raccoglie una serie di altri dati inerenti alla prestazione lavorativa, può infatti diventare uno strumento di controllo, sottoposto alle cautele di cui all'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. A stabilirlo è la sentenza 17531/2017 della Corte di Cassazione.
"I giudici - si legge sul sito di informazione giuridica studiocataldi.it - hanno avuto modo di precisare che la rilevazione delle entrate e delle uscite mediante un'apparecchiatura predisposta dal datore di lavoro e utilizzabile anche quale strumento di controllo del rispetto del dovere di diligenza gravante sul lavoratore, che non è né concordata con le rappresentanze sindacali né autorizzata dall'ispettorato del lavoro rientra nella fattispecie di cui al secondo comma dell'articolo 4, risolvendosi in un controllo sull'orario di lavoro e in un accertamento sul quantum della prestazione".
MEDICINA DEMOCRATICA CONTRO LA DGR LOMBARDIA SUI “MALATI CRONICI”
COMUNICATO STAMPA: MEDICINA DEMOCRATICA RICORRE AL TAR DELLA LOMBARDIA CONTRO LA DELIBERA 6551 DEL 4/5/2017 “DEL GESTORE”
L’associazione Medicina Democratica-onlus (MD) ha presentato ricorso contro la DGR di cui al titolo con gli avvocati Francesco Trebeschi e Federico Randazzo del foro di Brescia. La delibera sostanzialmente modifica la figura del medico di medicina generale (MMG) facendo assumere i compiti di seguire i malati cronici ad un cd gestore pubblico o privato.
MD ritiene che il ruolo del MMG con questa delibera sia stato snaturato, che ancora di più i cittadini utenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) possano subire nefaste conseguenze. Il SSN è nato come sistema pubblico, universale, partecipato nel quale fondamentale risulta essere la figura del MMG, scelto liberamente da ogni cittadino e a cui rivolgersi in prima istanza, salvo gravi traumi o patologie urgenti, per ogni problema di salute. Il MMG segue il paziente in ogni fase del suo percorso di salute.
Viene invece proposto un gestore quale entità giuridica presumibilmente privato nella gran parte dei casi. Un gestore potrà seguire fino a 200.000 pazienti; dovrà quindi nominare diversi altri medici in relazioni ai compiti che gli sono assegnati: il MMG verrà se non deposto, messo da parte, pur potendo essere cogestore
Ci chiediamo CUI PRODEST? A che serve tutto questo ampio, complicato e burocratico sistema? La risposta che possiamo dare è la seguente: a favorire il sistema privato e a smantellare il sistema pubblico attaccandone la parte di base più consistente.
Ad ogni buon conto nel ricorso si contesta fondamentalmente l’incostituzionalità della delibera: da quando una delibera modifica la legge? Nello specifico si spiega come vengano disattese alcune norme costituzionali e leggi importanti: Articolo 32 e 117 della Costituzione, Articoli 25 e 48 della legge 833/1978 (istitutiva del SSN), articoli 8 e 19 decreto legislativo 502/92, articoli 9 e 10 della legge regionale n. 33 del 2009 e pure articoli 12,13 bis e 45 dell’Accordo Collettivo Nazionale dei MMG (2009).
Infine si sottolinea che non vi è stata ne partecipazione, ne condivisione con le istanze politiche e associative della regione. Non si può confondere la partecipazione con gli incontri informativi promossi dall’Assessore alla Sanità anche se in questi non sono mancate contestazioni.
Milano 11 luglio 2017
Medicina Democratica Lombardia
giovedì 20 luglio 2017
Bonus Nido, Contributo nazionale, a chi spetta e come presentare domanda
Da
oggi alle 10 sarà attivo il servizio online sul sito Inps per richiedere
il bonus nido, un contributo dell’importo di 1.000 euro annui per
supportare le famiglie nel pagamento delle rette in asili nido pubblici o
privati convenzionati. Per presentare domanda non ci sono requisiti di
reddito, ma i soldi messi a disposizione per il 2017 sono solo 144 milioni
di euro totali, quindi affrettatevi a fare domanda.
Negli anni successivi il plafond è destinato ad aumentare: nel 2018 arriverà a 250 milioni, a 300 nel 2019 e a 330 nel 2020.
Negli anni successivi il plafond è destinato ad aumentare: nel 2018 arriverà a 250 milioni, a 300 nel 2019 e a 330 nel 2020.
Ricordiamo
innanzitutto che il contributo serve per due finalità:
·
per
contribuire al pagamento delle rette relative alla frequenza in asili nido
pubblici e privati autorizzati (cosiddetto bonus asilo nido) a beneficio di
bambini nati o adottati/affidati dal 1° gennaio 2016;
·
in
favore dei bambini al di sotto dei tre anni, impossibilitati a frequentare gli
asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche, per i quali le
famiglie si avvalgono di servizi assistenziali domiciliari (contributo
per introduzione di forme di supporto presso la propria
abitazione).
Nidi Gratis, contributo regionale Lombardia
Regione
Lombardia ha confermato per il 2017/2018 la misura Nidi Gratis destinata ad
azzerare la retta per la frequenza al nido e micro-nido pubblico o privato
convenzionato di bambini i cui genitori rientrano nei requisiti previsti dalla
Deliberazione nr. 6716 del 14/06/2017. La
Misura Nidi Gratis è parte del più ampio programma d’azione “Reddito di
Autonomia” che ha l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità economica e sociale
della persona e della famiglia a rischio di scivolamento
nella povertà.
regione.lombardia.it>>>
regione.lombardia.it>>>
Reddito di Autonomia 2017: Bonus Famiglia
Regione
Lombardia ha confermato per il 2017 il Bonus Famiglia introdotto in via
sperimentale nel 2016. Il Bonus Famiglia è un contributo economico per famiglie
in attesa di un figlio o che adottano un figlio e che rientrano nei requisiti
”di vulnerabilità” previsti dalla DGR n. 6711/2017. Con
la deliberazione nr 6711 del 14.06.2017 viene confermata la misura Bonus
Famiglia.
Il
Bonus Famiglia è un contributo di € 1.800 per figlio sia in caso di gravidanza
sia in caso di adozione.
sabato 15 luglio 2017
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